Il pentimento di Francesco Schiavone scuote gli equilibri dei Casalesi: la nuova inchiesta della DDA racconta il tentativo della fazione Zagaria di riorganizzarsi tra affari, intimidazioni e nuove leve criminali
La notizia della collaborazione con la giustizia di Francesco Schiavone, conosciuto come “Sandokan”, avrebbe rappresentato un momento di forte impatto all’interno degli ambienti criminali legati ai Casalesi. Secondo quanto emerge dalle indagini della Direzione Distrettuale Antimafia, Costantino Garofalo, ritenuto dagli investigatori una figura emergente della fazione Zagaria, avrebbe reagito con grande sorpresa davanti alla scelta dello storico capoclan, arrivando a commentare: “È finito il mondo”.
L’indagine della DDA e il tentativo di riorganizzazione
La frase, secondo gli inquirenti, sarebbe il segnale dello smarrimento provocato dalla decisione di una delle figure simbolo della criminalità organizzata di Caserta. Un passaggio che avrebbe segnato una fase delicata per un’organizzazione che, pur colpita da numerosi arresti e condanne, avrebbe cercato nuovi equilibri per continuare a operare.
L’operazione condotta dai carabinieri del Nucleo Investigativo di Caserta ha portato a otto provvedimenti di fermo nei confronti di persone ritenute vicine alla fazione guidata storicamente da Michele Zagaria. Le accuse riguardano un presunto tentativo di ricostruire una rete criminale attraverso rapporti familiari, imprenditoriali e finanziari.
Secondo la ricostruzione degli investigatori, il gruppo avrebbe mantenuto una capacità di influenza sul territorio, nonostante la perdita della forza militare che aveva caratterizzato gli anni di maggiore espansione del clan. Le attività contestate comprenderebbero interessi economici, pressioni nel settore imprenditoriale e rapporti con ambienti locali.
Affari, imprese e controllo del territorio
Tra i settori al centro dell’inchiesta ci sarebbe anche quello delle onoranze funebri. Gli investigatori ipotizzano che il clan avrebbe cercato di acquisire una posizione dominante attraverso una società del settore, esercitando pressioni nei confronti di aziende concorrenti. L’indagine descrive inoltre un sistema nel quale alcuni esponenti avrebbero svolto un ruolo di mediazione violenta nelle controversie private. In particolare, Garofalo sarebbe intervenuto in una vicenda legata a una somma di denaro contestata, recuperando 15mila euro per conto di conoscenti.
Tra gli indagati figurano anche giovani ritenuti appartenenti alla nuova generazione del gruppo criminale. Alcuni di loro sarebbero coinvolti, secondo l’accusa, in episodi intimidatori avvenuti nei mesi scorsi, tra cui attentati con esplosivi e azioni armate. Gli investigatori collegano questi episodi alla necessità del clan di mantenere il controllo e affermare la propria presenza sul territorio. Le contestazioni riguardano anche attentati contro attività commerciali e intimidazioni rivolte a privati cittadini.
Una criminalità che cambia volto, ma non scompare
L’inchiesta sulla fazione Zagaria mostra una trasformazione delle organizzazioni criminali. Sembra che siano meno basate sulla presenza militare evidente del passato e più orientate verso affari, relazioni economiche e capacità di infiltrazione. La vicenda legata a Sandokan rappresenta un momento simbolico nella storia dei Casalesi. Le indagini, però, dimostrano come, secondo gli investigatori, alcuni gruppi abbiano tentato di adattarsi e trovare nuovi strumenti per continuare a esercitare influenza.
La storia dei Casalesi pone una domanda importante: quanto è difficile sradicare un’organizzazione criminale quando questa riesce a trasformarsi e a inserirsi nei meccanismi economici e sociali di un territorio? La lotta alla camorra non riguarda soltanto gli arresti e i processi, ma anche la capacità della comunità di difendere legalità, trasparenza e al contempo alternative alla cultura del potere criminale.


