IPM di Nisida a Napoli
IPM di Nisida a Napoli

8 Luglio 2026

Cristina Siciliano

Nisida, l’allarme del Garante Campania: “Il carcere minorile rischia di diventare sempre più simile a quello degli adulti”

Ciambriello dopo la visita all’Ipm: “Il disagio dei ragazzi non si affronta abbassando l’età imputabile, ma rafforzando scuola, sanità e percorsi educativi”

Il carcere minorile di Nisida rischia di avvicinarsi sempre più al modello penitenziario degli adulti. È quanto denuncia Samuele Ciambriello, Garante campano delle persone private della libertà, dopo la visita effettuata nell’Istituto penale per i minorenni insieme agli avvocati Elena Cimmino e Alessandro Gargiulo, in rappresentanza dell’Osservatorio regionale sulla vita detentiva. Nel corso dell’ispezione sono emerse criticità legate soprattutto all’assistenza sanitaria, alla gestione del disagio psichico e al trattamento delle dipendenze. Per il Garante, la risposta alle fragilità dei giovani detenuti non può essere affidata a un modello esclusivamente repressivo, né può passare attraverso un abbassamento dell’età dell’imputabilità penale.

La situazione dell’IPM di Nisida: 67 detenuti e carenze nell’assistenza sanitaria

All’interno dell’Istituto penale per i minorenni di Nisida risultano attualmente presenti 67 detenuti. Tra questi, secondo i dati forniti dal Garante campano, 10 sono cittadini non italiani, 44 sono minorenni e 3 si trovano in regime previsto dall’articolo 21 dell’ordinamento penitenziario, che consente lo svolgimento di attività lavorative all’esterno.Uno dei principali problemi evidenziati riguarda il settore sanitario, in particolare quello psichiatrico. Nella nota diffusa dopo la visita, il Garante segnala che, nonostante la presenza di tre detenuti con problematiche psichiatriche, lo specialista presterebbe servizio soltanto una volta al mese per circa tre ore. La raccolta di informazioni dettagliate sulle patologie e sulle terapie farmacologiche in corso non è stata possibile durante la visita. Sul tema, il Garante ha indicato la necessità di un confronto con le autorità sanitarie competenti.

Anche il supporto psicologico presenta numeri considerati insufficienti: gli psicologi in servizio sarebbero tre, per un totale di circa 14 ore settimanali. Secondo Ciambriello, questo rende difficile garantire un adeguato percorso di presa in carico per ragazzi che spesso arrivano in carcere con storie di disagio, fragilità personali e difficoltà familiari.

un carcere
Carcere – Immagine di repertorio

Dipendenze e disagio psichico: la richiesta di maggiori interventi

Durante la visita è stata evidenziata anche la mancanza, secondo il Garante, di un intervento strutturato sulle dipendenze. Il Servizio per le dipendenze (SerD), viene spiegato nella nota, non sarebbe presente a Nisida da alcuni anni. La questione riguarda non soltanto il consumo di sostanze, ma anche altre forme di fragilità, comprese le problematiche legate alla ludopatia. A complicare il quadro ci sarebbe inoltre la difficoltà nel trovare comunità esterne disponibili ad accogliere minori con problematiche psichiatriche.

Diversa la situazione sul fronte educativo: nell’istituto sono presenti 20 educatori e una mediatrice culturale che parla la lingua araba. Per il Garante, tuttavia, il numero delle figure educative non può compensare l’assenza di un adeguato sostegno sanitario e psicologico.

Al termine della visita, Ciambriello e i rappresentanti dell’Osservatorio regionale hanno espresso preoccupazione per il rischio che la giustizia minorile perda progressivamente le sue caratteristiche specifiche, avvicinandosi al sistema previsto per gli adulti.

Ciambriello: “Abbassare l’età imputabile significa arrendersi”

Il tema dell’abbassamento dell’età imputabile, avanzato da alcune forze politiche, è stato al centro delle dichiarazioni del Garante campano. “Abbassare l’età imputabile non significa fare giustizia, significa arrendersi. Significa rinunciare alla funzione educativa della pena, alla presa in carico, alla cura, alla possibilità di recupero”, ha dichiarato Ciambriello.

Secondo il Garante, i minori coinvolti in percorsi di devianza dovrebbero essere intercettati prima dalle istituzioni territoriali, attraverso scuola, servizi sociali, sanità e comunità educative. “La giustizia minorile deve restare diversa da quella degli adulti, perché diversa è la persona che ha davanti: un minore è ancora una vita in formazione, non una vita da archiviare”, ha aggiunto Ciambriello.

Durante la visita, riferisce il Garante, alcuni ragazzi avrebbero espresso persino il desiderio di essere trasferiti in un carcere per adulti. Un elemento che, secondo Ciambriello, deve interrogare istituzioni e operatori: “Se un ragazzo arriva a preferire il carcere degli adulti, significa che qualcosa nel sistema minorile non sta funzionando”.

Il futuro della giustizia minorile: più prevenzione e inclusione

Per il Garante campano la priorità resta il rafforzamento dei servizi all’interno dell’IPM di Nisida, con una maggiore presenza sanitaria, psichiatrica e psicologica e con il ripristino di percorsi dedicati al trattamento delle dipendenze.

L’obiettivo indicato è quello di evitare che il carcere minorile diventi un passaggio verso il sistema penitenziario degli adulti. La detenzione, secondo Ciambriello, dovrebbe mantenere una funzione educativa e favorire il reinserimento sociale attraverso percorsi di responsabilizzazione e formazione. La visita a Nisida riporta così al centro del dibattito il ruolo della giustizia minorile e il rapporto tra sicurezza, prevenzione e recupero. Una questione che coinvolge non soltanto il sistema penitenziario, ma anche scuola, sanità territoriale, famiglie e servizi sociali.

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