L'Ospedale Pascale di Napoli
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📍 Napoli

9 Luglio 2026

Martina Sarracino

Alcol e giovani, l’allarme dell’Istituto tumori Pascale di Napoli: “Ogni eccesso lascia una traccia nell’organismo”

L’Istituto tumori Pascale di Napoli lancia un appello ai giovani: l’alcol può lasciare segni profondi nell’organismo e la prevenzione deve partire dalla consapevolezza

Un richiamo alla consapevolezza arriva dall’Istituto tumori Pascale di Napoli, che lancia un messaggio rivolto soprattutto ai più giovani. L’abuso di alcol non è un comportamento privo di conseguenze e ogni eccesso può lasciare segni nel corpo. L’attenzione degli specialisti si concentra in particolare sulle abitudini estive, quando feste, vacanze e serate in compagnia possono favorire consumi elevati in poco tempo. Il punto centrale dell’appello è superare una convinzione molto diffusa tra gli adolescenti e i giovani adulti, ossia quella di sentirsi protetti dall’età. Secondo gli esperti, invece, il fisico può subire danni anche quando non sono ancora presenti sintomi evidenti.

Il fegato soffre in silenzio: il rischio dietro gli eccessi

A spiegare il fenomeno è Francesco Izzo, direttore della Struttura Complessa di Chirurgia Oncologica Addominale dell’Irccs Pascale di Napoli. L’esperto, gni giorno osserva gli effetti di patologie che possono avere origini molto lontane nel tempo. “Il problema è che i ragazzi pensano di essere immuni. Si sentono forti, in saluto, convinti che il loro organismo riesca ad assorbire qualsiasi eccesso. Dal punto di vista biologico, però, non è così”.

Il chirurgo sottolinea come il fegato abbia una particolare capacità di adattamento, che però può diventare un elemento ingannevole perché permette al danno di svilupparsi senza segnali immediati. “Il fegato ha una straordinaria capacità di compensare il danno. Ed è proprio questo il suo paradosso: soffre in silenzio. Quando iniziano a comparire i sintomi, il percorso patologico è spesso già avanzato”.

L'Istituto Pascale di Napoli

I problemi dietro l’alcol in eccesso

I dati dell’Istituto Superiore di Sanità evidenziano una situazione preoccupante. Quasi un adolescente su cinque tra i 14 e i 17 anni pratica almeno occasionalmente il binge drinking. Si tratta del consumo concentrato di quattro o cinque bevande alcoliche in una sola occasione. Nella fascia tra i 18 e i 24 anni il fenomeno aumenta ulteriormente, soprattutto durante il periodo estivo. Si tratta di un comportamento che non riguarda soltanto la quantità totale di alcol consumata, ma anche la modalità. Assumere grandi quantità in poco tempo sottopone l’organismo a uno stress maggiore e può contribuire allo sviluppo di danni nel lungo periodo.

Francesco Izzo chiarisce che il legame tra alcol e tumori non deve essere interpretato in modo semplicistico. Una singola occasione di consumo eccessivo non determina automaticamente una malattia. La ripetizione nel tempo di comportamenti rischiosi può costruire un percorso biologico negativo.“Sia chiaro, il cancro non compare dopo una serata in discoteca. Confronta dopo anni di esposizione ripetuta. Il punto è che quel percorso biologico può iniziare proprio durante l’adolescenza. Ogni estate di eccessi aggiunge un tassello a un danno che il ragazzo non vede, non sente e quindi tende a sottovalutare. Essere giovani non significa essere invulnerabili. Anzi. Un ragazzo di diciotto anni che beve spesso in modo eccessivo accumula davanti a sé quaranta o cinquant’anni di esposizione. È il tempo il vero moltiplicatore del rischio”.

Educare per scegliere meglio

Secondo il direttore della Chirurgia Addominale del Pascale, la prevenzione deve cambiare linguaggio e rivolgersi ai giovani con informazioni chiare, senza trasformarsi in un semplice divieto. “Per anni abbiamo parlato ai giovani soprattutto di incidenti stradali. È giusto continuare a farlo, ma non basta. Dobbiamo spiegare che il danno biologico comincia molto prima e che ogni eccesso lascia una traccia nell’organismo. La prevenzione funziona quando informa senza giudicare, offrendo strumenti per scegliere in modo consapevole”. L’obiettivo, quindi, non è creare allarmismo, ma aumentare la conoscenza dei rischi. Comprendere che le scelte di oggi possono avere effetti sulla salute di domani è un passaggio fondamentale per costruire una cultura della prevenzione.

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