Dall’analisi scientifica dei distretti al piano straordinario da 72 milioni di euro: la svolta impressa dall’assessora Angelica Saggese per rifondare la formazione e trattenere le competenze
Napoli, l’ombra del post-Pnrr e una corsa contro il tempo per agganciare una transizione tecnologica che viaggia a velocità raddoppiata. I numeri sul tavolo dicono che la Campania è la sorpresa macroeconomica dell’anno: vola oltre la media nazionale, spinta dal boom del turismo e dalle agevolazioni della Zes (la Zona Economica Speciale). Ma basta un passo dentro la realtà del mercato per sbattere contro un cortocircuito drammatico: da una parte le aziende che cercano disperatamente tecnici meccatronici, informatici e persino potatori; dall’altra il 25,9% dei giovani intrappolato nel limbo dei Neet, quell’esercito invisibile di under 30 che non studia, non lavora e ha smesso persino di formarsi. È il paradosso di una terra che produce innovazione ma produce anche esclusione.
Angelica Saggese, alla guida dell’assessorato al Lavoro e alla Formazione, rifiuta i trionfalismi della contabilità nazionale e sceglie la linea del pragmatismo, mettendo sul piatto 72 milioni di euro per ridisegnare la regia pubblica della formazione. “Abbiamo risolto tutti i nostri problemi? Ovviamente no. Cresciamo, ma dall’altra parte il dato sulla disoccupazione rimane purtroppo ancora molto alto”, scandisce con fermezza l’assessora. Il punto politico ed economico è tutto qui: la crescita non genera automaticamente stabilità se non si cura la ferita del mismatch, lo scollamento strutturale tra la domanda delle imprese e l’offerta di competenze sul territorio. Per l’assessorato, la sfida si sposta sulla capacità di governare i flussi finanziari dei prossimi quattro anni e mezzo, trasformando i dati dell’Osservatorio regionale in contratti veri, stabili e protetti dai bassi salari.
Il fattore Zes e la scommessa dei “cervelli di ritorno”
A spingere gli investimenti privati sul territorio è una combinazione di incentivi strategici e capitale umano. “Sicuramente le politiche messe in campo in questi anni hanno aiutato e favorito gli investimenti. Penso a ciò che sta accadendo ultimamente con la Zes, che rappresenta sicuramente uno strumento di favore per gli imprenditori che hanno voglia di investire nei territori come i nostri”, spiega l’assessora Angelica Saggese. “Noi da una parte vediamo tanti ragazzi e ragazze che vanno via, ma nel contempo assistiamo anche a dei ritorni, a dei giovani che ritornano in Campania perché pensano che vivere lì dove sono nati sia un vantaggio, un vantaggio a vivere all’interno della famiglia, dei propri affetti”.
Accanto alla spinta del turismo, la vera sorpresa analitica è il posizionamento della regione nell’Ict e nell’innovazione tecnologica. “La Campania è la terza realtà italiana per l’avvio di attività legate al web, un risultato trainato dai settori dell’aerospazio e delle nanotecnologie”. Il potenziale futuro dell’occupazione risiede proprio nella digitalizzazione dei settori e nella gestione dei dati, strumenti necessari anche per modernizzare l’agricoltura e ridefinirne il rilievo sociale, introducendo i droni nei campi.

Un Piano per riprendere in mano la regia pubblica della formazione
Per superare la logica degli interventi a pioggia e rimettere l’ente pubblico al centro della strategia economica, l’assessorato ha varato il nuovo Piano Straordinario per il Rafforzamento del Capitale Umano e dell’Occupabilità. Non si tratta semplicemente di una manovra finanziaria, ma di una vera e propria inversione di rotta sul piano del metodo e della governance. La Regione rivendica a pieno la cabina di regia politica delle transizioni occupazionali, utilizzando i 72 milioni di euro come tassello di una profonda riorganizzazione.
“In realtà abbiamo annunciato un piano per la valorizzazione del capitale umano, è un modello di lavoro che abbiamo immaginato, e i 72 milioni di euro sono un pezzo di questo piano, perché l’obiettivo del piano è un po’ cambiare la logica che è stata utilizzata finora, ossia far riprendere alla Regione Campania il ruolo di soggetto programmatore delle politiche del lavoro, delle politiche della formazione”, chiarisce con forza l’assessora.
Questa svolta organizzativa ridefinisce la gestione sia dei fondi ordinari sia dei flussi post-Pnrr per i prossimi anni. La parola d’ordine è programmazione scientifica basata sull’ascolto continuo: l’assessorato ha previsto l’istituzione di tavoli di confronto periodici, semestrali e annuali, per superare l’isolamento decisionale. “Oggi abbiamo tanti dati, abbiamo tanti strumenti che ci consentono di avere dei dati sul mercato del lavoro, dobbiamo mettere insieme tutti questi dati, dobbiamo mettere a sistema questi dati, leggerli e interpretarli, affinché possano rappresentare un punto di partenza per le nostre decisioni”, aggiunge. “Vogliamo istituire, abbiamo previsto nel piano di istituire, nei tavoli periodici di confronto semestrale, annuali, con vari soggetti, la parte istituzionale, la parte datoriale, i datori di lavoro, la parte sindacale, la parte degli enti di formazione. Quindi ascoltarli per poter capire come indirizzare le risorse”.

Un Osservatorio contro il mismatch: cosa manca davvero nei distretti
Il cuore di questa nuova programmazione risiede nella caccia al mismatch, quel divario penalizzante che separa l’offerta formativa dalle concrete necessità produttive dei territori. L’analisi preliminare condotta dall’assessorato mostra un mercato fortemente frammentato a seconda dei distretti industriali, dove l’assenza di risposte adeguate rischia di paralizzare lo sviluppo.
“Il problema è il mismatch, la differenza fra i profili professionali richiesti dalle imprese e la capacità di offrire competenze da parte del sistema regionale. In una regione in cui il dato sulla disoccupazione strutturale è ancora molto alto, non possiamo permetterci un livello di discrasia ancora così alto”. Le carenze variano sensibilmente da zona a zona, svelando un fabbisogno che incrocia industria pesante, artigianato storico e manifattura avanzata.
“A Castellammare di Stabia, l’insediamento di Fincantieri e del suo indotto genera una fortissima richiesta di profili legati alla meccanica, alla meccatronica e alla nautica da diporto, quest’ultima sotto i riflettori anche per il prossimo evento dell’America’s Cup. Di contro, mancano figure tecniche nell’impiantistica e profili tradizionali come i casari o i potatori specializzati. L’innovazione tecnologica corre rapidamente e il rischio è formare figure già obsolete: il fattore tempo e la velocità di recepire le innovazioni diventano la vera variabile competitiva”.
Politiche attive e welfare: il nodo dei Neet e il gender gap
Il monitoraggio delle fragilità occupazionali si concentra infine su due criticità strutturali. La prima è rappresentata dai Neet (15-29 anni che non studiano e non lavorano), la cui percentuale in Campania tocca il 25,9% a fronte del 16% della media nazionale.
“La Regione punta a intercettarli potenziando i percorsi di istruzione professionale (IeFP), contro la dispersione scolastica, e gli Istituti Tecnici Superiori (ITS), che registrano tassi di placement superiori al 95%, come il polo della meccatronica nell’Avellinese, guardando anche al modello integrato ‘4+2’ sostenuto dal governo. Parallelamente, il programma Gol ha permesso una mappatura dei soggetti distanti dal mercato, creando una banca dati centralizzata nei Centri per l’Impiego, ora potenziati con l’assunzione di personale giovane in fase di formazione”.
La seconda criticità riguarda l’occupazione femminile: un divario di venti punti percentuali rispetto agli uomini che, se colmato, incrementerebbe il Pil nazionale del 12%. “Il Tavolo regionale sull’occupazione femminile ha evidenziato come i nodi restino strutturali: la carenza di asili nido, la gestione dei caregiver e il mancato utilizzo dei congedi parentali da parte dei padri gravano interamente sulle donne, costringendole a interruzioni di carriera”.
“Il lavoro vero, stabile e strutturato lo si può generare lì dove le donne hanno la libertà di scegliere che cosa vogliono fare, la propria carriera, la propria professione, ed essere aiutate a conciliare la propria vita personale con quella professionale”, aggiunge Saggese. “In bilancio abbiamo stanziato circa 675 mila euro per erogare i voucher alle imprese che assumono manodopera femminile, ma questo è solo un piccolo pezzetto. Va cambiato l’intero modello culturale”.
La qualità del lavoro e la vigilanza sui contratti collettivi nazionali restano l’orizzonte finale. Ridurre la distanza tra domanda e offerta è la condizione essenziale affinché il tessuto produttivo non perda competitività e i giovani non perdano la speranza.


