Ospedale Monaldi
Ospedale Monaldi

17 Febbraio 2026

Cristina Siciliano

Bimbo ricoverato al Monaldi, mercoledì un consulto nazionale per la decisione sul secondo trapianto

Dopo il parere negativo del Bambin Gesù, l’ospedale napoletano allarga il consulto mentre la Procura indaga su sei sanitari per lesioni colpose

Mercoledì 18 febbraio sarà una giornata decisiva per il bambino ricoverato da quasi due mesi all’ospedale Monaldi di Napoli dopo un trapianto di cuore rivelatosi non funzionante. La struttura ha convocato un consulto con specialisti di primo piano provenienti da diverse regioni italiane per valutare se esistano ancora le condizioni cliniche per un secondo trapianto. Nel frattempo il piccolo resta iscritto nella lista dei trapiantandi. Le sue condizioni sono definite stazionarie nella loro estrema gravità. E intorno al suo caso si muovono due piani distinti ma inevitabilmente intrecciati: quello sanitario, che riguarda le scelte cliniche da assumere nelle prossime ore, e quello giudiziario, che punta a chiarire cosa sia accaduto il 23 dicembre scorso.

Il consulto nazionale e i rischi clinici

La decisione di coinvolgere esperti da tutta Italia è arrivata in serata, dopo che la valutazione interna attesa nei giorni scorsi era stata rinviata. Il nuovo passaggio segna un ampliamento del confronto medico su un quadro clinico considerato estremamente compromesso. Un primo parere esterno, richiesto all’ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma, aveva escluso la possibilità di un secondo trapianto. Secondo i medici della struttura capitolina, le complicanze sopraggiunte in quasi due mesi di supporto con macchinari per la respirazione e la circolazione extracorporea renderebbero l’intervento ad altissimo rischio di mortalità. Tra le criticità indicate: un’emorragia cerebrale, un’infezione non controllata e insufficienze renale, polmonare ed epatica. Condizioni che, insieme alle necessarie terapie immunosoppressive contro il rigetto, aumenterebbero ulteriormente i pericoli di un nuovo trapianto. Senza un cuore funzionante, però, il decorso appare comunque segnato. È in questo spazio stretto tra rischi immediati e assenza di alternative che si colloca il maxi-consulto convocato dal Monaldi: un passaggio che serve a rafforzare la decisione clinica finale e a condividerne la responsabilità su un piano nazionale.

L’inchiesta della Procura

Parallelamente prosegue l’indagine della Procura di Napoli, coordinata dall’aggiunto Antonio Ricci e dal pubblico ministero Giuseppe Tittaferrante. Al momento risultano iscritti nel registro degli indagati sei sanitari, tra medici e paramedici del Monaldi, con l’ipotesi di lesioni colpose. Sotto esame c’è quanto accaduto il 23 dicembre, quando l’équipe dell’ospedale napoletano si recò a Bolzano per prelevare un cuore nell’ambito di un espianto multiorgano. L’organo, impiantato nel pomeriggio, si rivelò subito non funzionante. Secondo la famiglia del bambino, il cuore sarebbe stato danneggiato durante il trasporto, ipotizzando l’uso di ghiaccio secco al posto di quello tradizionale. Un elemento che dovrà essere verificato dagli inquirenti, insieme a tutte le procedure seguite prima e durante l’intervento. L’indagine è complessa: coinvolge più équipe, diverse competenze e si muove su un arco temporale che ormai supera i cinquanta giorni. Nelle ultime ore è stato ascoltato come persona informata sui fatti il cardiologo responsabile del follow-up post-trapianto, dimessosi sei giorni dopo l’intervento. La sua posizione potrebbe contribuire a chiarire la gestione clinica successiva all’impianto.

Patrizia, la mamma del bimbo trapiantato
Patrizia, la mamma del bimbo trapiantato

Le conseguenze sanitarie e istituzionali

La madre del bambino continua a presentarsi ogni giorno in ospedale per avere aggiornamenti dai medici. «Non mollo, non perdo la speranza», ha detto anche nelle ultime ore, ripetendo una frase che è diventata il modo con cui racconta l’attesa di queste settimane. Parla del figlio come di un «piccolo guerriero» e segue passo dopo passo le valutazioni cliniche, in attesa del consulto nazionale fissato per mercoledì.

Nei giorni scorsi aveva lanciato un appello pubblico chiedendo che venisse valutata ogni possibilità per un secondo trapianto. Dopo il parere negativo arrivato da Roma, ha ribadito di voler attendere la decisione definitiva del Monaldi e degli specialisti coinvolti. All’esterno dell’ospedale si sono svolti momenti di solidarietà promossi da associazioni di familiari di bambini trapiantati. Dall’altro lato ci sono le istituzioni. Il ministro della Salute Orazio Schillaci ha invitato alla prudenza, sottolineando la fiducia nella magistratura e nei carabinieri dei Nas, e annunciando l’intervento degli ispettori ministeriali. Il punto, ora, non riguarda solo la scelta clinica sul secondo trapianto. Riguarda anche la tenuta delle procedure che regolano la catena del prelievo, del trasporto e dell’impianto degli organi. Se emergeranno responsabilità, le conseguenze non saranno solo individuali ma organizzative. Mercoledì il consulto dovrà dire se esiste ancora una possibilità terapeutica.

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