A Villa Campolieto, a Ercolano, va in scena un intenso spettacolo musicale carico di emozioni e riflessioni
Il contesto prestigioso dell’Open Festival di Ercolano propone un appuntamento di enorme prestigio artistico. Un viaggio musicale, un incontro artistico che spazia tra un secolo e più di produzione, un fine unico, una idea di base, la speranza, il riscatto, la necessità di costruire per il domani, un qualcosa che sia diverso dal nostro presente.
Il concerto
“La Musica di altri mondi ciechi”, in scena nella serata di ieri, 31 maggio, nella splendida cornice di Villa Campolieto a Ercolano. Uno degli eventi più attesi in programma per l’Open Festival nella cittadina vesuviana. Un omaggio a Raffaele Viviani, un’artista che forse più di tutti, attraverso la propria produzione artistica, ha saputo raccontare la Napoli dei suoi tempi, quella di inizio novecento, tra musica, teatro e una produzione letteraria di immensa ed autentica visione sociale.

Lo spettacolo parte da Viviani ed abbraccia man mano varie tematiche che potrebbero definirsi universali. Tra queste la cecità del mondo, e l’incapacità degli esseri umani, spesso, di volgere lo sguardo verso il disagio sociale e l’emarginazione. Dagli autori cileni Victor Jara e Julio Numhauser, passando per Pino Daniele, e i grandi autori della produzione musicale napoletana.
Protagonisti, sul palco le voci intense e avvolgenti di Antonella Morea, Lello Giulivo e Ivano Schiavi. Le melodie sussurrate e vive di Mimmo Maglionico ai fiati etnici e l’accompagnamento, di Roberto Trenca ai plettri, Vittorio Cataldi alla fisarmonica, Marco Di Paolo al contrabasso, e Aniello Palomba alla chitarra. Il tutto ideato e diretto da Gigi Di Luca, capace di fondere varie culture e anime in un unico, intenso messaggio d’amore.
Musica e teatro
Il testo originale di Raffaele Viviani, “La musica dei ciechi“, è un dramma del 1928 che racconta la storia di una piccola orchestrina di musicisti ciechi per le strade di Napoli che si addentra tra i vicoli, i volti, le anime che a quei tempi caratterizzavano quei luoghi. Il racconto, realistico e crudo, tratta i temi dell’emarginazione sociale, della povertà e del riscatto che può avvenire attraverso i sentimenti, attraverso l’amore.
Gigi Di Luca, lo rilegge in chiave contemporanea e si lascia ispirare da altri suoni e parole provenienti dal Sud America e non solo. La povertà, per l’appunto, la fragilità, e chi non sa vederla, chi non riesce a scorgerla, non perchè cieco, in questo caso, ma perchè forse, concentrato su altro, distratto da immagini diverse e più semplici da raccogliere.
Uno spettacolo semplicemente straordinario, capace di emozionare ed offrire spunti di riflessione spesso dimenticati. Da Viviani al dramma del Cile di Pinochet, passando per il rinascimento musicale degli anni settanta a Napoli. Un viaggio intenso e carico di trasporto. Il corpo, la lingua, lo strumento. Tutto meravigliosamente sincronizzato. Parole, accorsi, ritmo, ogni cosa in perfetta sincronia con un messaggio che parla d’amore all’interno di un contesto che grida alla bellezza estrema.
Villa Campolieto e la sua elegante e delicata imponenza, il mare, la brezza degli ultimi giorni di primavera, e quelle melodie che ti entrano dentro e ti lasciano sperare in un domani magari molto più attento alle fragilità umane, ai drammi della vita, alle distanze sociali ed ai giorni, mai uguali per tutti.


