Un’intervista che sa di malinconia, di attaccamento alle radici e di sguardo fisso al futuro della tradizione
La storia di Mimmo Maglionico è quella di un ragazzo con le idee chiare, sin dalla giovane età. Gli studi al Conservatorio di Napoli, il diploma in flauto, e la voglia di guardarsi intorno, di annusare, di partecipare in qualche modo alla vita quotidiana della città traendo qua e la ispirazione per viaggi mistici tra musica e anima.
Un percorso professionale, lì, nell’ambito musicale nato quasi per poco, grazie ad un amico che lo convince a fare un provino per il nuovo spettacolo, all’epoca, di Peppe e Concetta Barra. Da quel momento, tutto ha inizio.
Gli esordi
Arrivano le collaborazioni, in teatro con Albertazzi, in giro per concerti con Massimo Ranieri e tanti altri ancora. Marcello Colasurdo e gli “Spaccanapoli” segnano, poi, probabilmente l’inizio di un nuovo percorso. L’accostamento alla musica popolare, quella sempre amata, sempre apprezzata, sempre suonata. Percorsi da brividi fino all’approdo alla Real Tour di Peter Gabriel.

La musica, le sue contaminazioni, l’esigenza di ispirarsi alla propria terra, ai propri suoni, fonderli con ciò che arriva dall’anima, con ciò che si avverte.
“Quasi per scherzo, è iniziato tutto. Un provino, nemmeno sapevo di volerci provare sul serio. Peppe Barra, sua madre Concetta, altri tempi – racconta Maglionico. L’inizio delle turnè, l’incontro con Eugenio Bennato, a Roma. E poi il teatro – prosegue – con Albertazzi, i concerti con Massimo Rarnieri e un’epoca che si chiudeva con la fine degli anni ottanta.
Marcello Colasurdo
Di li a poco, infatti, l’incontro con Marcello Colasurdo e l’esperienza citata con gli “Spaccanapoli”.
“Marcello era il migliore di tutti – continua ancora Maglionico – aveva la capacità di riportare sul palco gli stessi elementi che contraddistinguono il suono in strada, tra le vecchie cortine dei paesi vesuviani, solo lui sapeva farlo. In quel caso, la musica, l’atmosfera, era la stessa, un brivido continuo. La sua perdita, è stata troppo per me”.
Oggi, un nuovo percorso, una nuova avventura musicale. La world music, un genere che unisce e mescola vari stili, ricerca e guarda altrove. La riscoperta del jazz, la possibilità, mai considerata di poter fondere la sua natura musicale con qualcosa di tanto anarchico, tecnicamente parlando. L’incontro con il musicista belga Thomas Noël.
Il nuovo progetto musicale
“Con Thomas l’intesa è stata immediata, quando è arrivato in città mi ha chiesto di collaborare con lui, io ho dato la mia disponibilità ma volevo che lui sentisse davvero l’esigenza di costruire qualcosa con me – spiega ancora Maglionico. Poi le prove, i progetti comuni e lì ho scoperto un nuovo modo di approcciare alla mia produzione, un feeling strumentale che mi ha aperto nuovi scenari”.

Tra pochi giorni il ritorno in Belgio, con una mini turnè con il progetto “The City’s song – The Napoli Session”, in cui Maglionico, attualmente leader del gruppo “PietrArsa”, insieme a Thomas Noël, porterà in scena un live album costruito tra musica e immagini. La forza della musica e l’espressività di filmati che fanno da sfondo.
Gli altri musicisti in scena, saranno Emiliano Della Giovanna, Roberto Trenca, Marta Riccardi, Carmine D’Aniello e Wouter Vandenabeele. Previsti, oltre ai brani del nuovo album che ognuno a modo proprio, raccontano un pezzo della città di Napoli, tra passato e presente, anche tre brani classici della tradizione musicale popolare partenopea.
Sempre in movimento
I progetti futuri, il Maggio dei Monumenti con numerose collaborazioni e una serie di concerti nei prossimi mesi in giro per il ventre della città, li dove tutto si fonde ed ogni percezione diventa magia. Mimmo Maglionico è un’artista in grado di far innamorare ogni platea con la sua passione, con la timidezza dello sguardo e il grido forte dell’anima. Un percorso che oggi guarda al futuro ma che reclama, giustamente, ogni attenzione al passato. La musica, i riti, ciò che siamo, che comprendiamo o non comprendiamo. Tutto è cultura, tutto fa parte di noi. Sono le nostre origini, è la nostra terra che ci reclama cosi.


