La relazione della Procura di Tempio Pausania conferma che il 21enne skipper di Bacoli è deceduto per inalazione di gas tossico a bordo dell’imbarcazione
Giovanni Marchionni, 21 anni, originario di Bacoli, in provincia di Napoli, è morto l’8 agosto 2025 a bordo di uno yacht di 17 metri ormeggiato nella Marina di Portisco, a Olbia (Sardegna). Secondo la perizia medico-legale depositata recentemente presso la Procura di Tempio Pausania, il giovane sarebbe deceduto a causa di grave ipossia dovuta all’inalazione di acido solfidrico. Si tratta di un gas altamente tossico che può svilupparsi in ambienti chiusi e confinati.
L’inchiesta e la posizione della Procura
Gli accertamenti effettuati dal consulente tecnico incaricato dall’autorità giudiziaria hanno riscontrato considerevoli concentrazioni di metaboliti dell’acido solfidrico nel sangue e nelle urine della vittima. Secondo la relazione, il decesso sarebbe avvenuto lentamente tra la sera del 7 agosto e la mattina dell’8. Il giovane dormiva nella cabina. L’indagine, coordinata dalla pm Milena Aucone, è attualmente aperta con l’ipotesi di omicidio colposo a carico di ignoti.
Cosa è successo
La Procura di Tempio Pausania ha disposto accertamenti per chiarire la dinamica e le eventuali responsabilità, comprese quelle tecniche e gestionali legate alla sicurezza dell’imbarcazione. Lo yacht su cui Marchionni era imbarcato è rimasto sotto sequestro per mesi. Nell’ultimo periodo gli investigatori hanno condotto rilievi e perizie tecniche per chiarire l’origine delle esalazioni a bordo. In una prima fase hanno valutato diverse ipotesi, tra cui l’inalazione di monossido di carbonio o di altri gas provenienti dalle batterie o dai servizi a bordo. Le analisi più recenti indicano, però, che la causa letale più probabile è l’acido solfidrico.
Dichiarazioni della famiglia e dei legali
Secondo Fanpage, i legali della famiglia di Marchionni, gli avvocati Maurizio Capozzo e Gabriele Satta, hanno dichiarato che “gli accertamenti non lasciano spazio a dubbi” e confermano quanto ipotizzato sin dai primi momenti dopo la scoperta del corpo. Secondo loro, la perizia conferma le ipotesi formulate fin dai primi momenti dopo la scoperta del corpo. La famiglia ha sempre sostenuto che Marchionni si trovasse a bordo dello yacht per motivi di lavoro, non come ospite o per una vacanza. La vicenda ha sollevato anche interrogativi sulla natura del suo rapporto con i proprietari dell’imbarcazione, così come sulle condizioni di sicurezza del luogo in cui lavorava.

Contesto delle indagini e sviluppi
Fin dall’inizio, l’attenzione degli inquirenti è stata rivolta alla possibilità che gas tossici sprigionatisi in ambienti confinati dell’imbarcazione potessero aver contribuito al decesso. In passato, esami preliminari avevano escluso la presenza di segni di violenza, traumi o l’assunzione di sostanze stupefacenti, indirizzando le analisi verso cause ambientali e tecniche legate alla vita di bordo.
La conferma dell’ipossia da acido solfidrico come causa della morte costituisce un punto di svolta nelle indagini, ma la Procura continuerà ad analizzare tutti gli elementi per definire eventuali responsabilità penali e tecniche. Restano inoltre aperte questioni sulla sicurezza del lavoro in ambiente nautico e sulle condizioni in cui operano i membri dell’equipaggio su imbarcazioni di proprietà privata.


