Un’opera tra le più controverse del grande drammaturgo napoletano, tra memoria, potere e retorica
Appuntamento il prossimo 3 e 4 luglio presso il Teatro Elicantropo di Napoli con uno spettacolo di certo poco rappresentato del grande Eduardo De Filippo, rispetto a tutti gli altri. Una delle opere più controverse del grande drammaturgo, che con straordinaria lucidità affronta temi molto particolari, analizzando il rapporto tra memoria, potere e retorica.
L’evento
Cosi come anticipato, si tratta di una rappresentazione tra le meno rappresentate di Eduardo De Filippo, quella scelta per lo spettacolo conclusivo del Corso triennale di Studi del Laboratorio Teatrale del Teatro Elicantropo, in scena il 3 e 4 luglio 2026 alle ore 20:30. “Il Monumento”, è il testo scelto per questa intensa prova dei giovani che concludono un percorso annuale di studi eduardiani promosso dalla Fondazione Eduardo De Filippo e dallo stesso Teatro Elicantropo.

Il testo in questione è stato scritto da De Filippo poco prima di” Gli esami non finiscono mai” e rappresenta il punto d’arrivo, per cosi dire, di un percorso di ricerca dedicato all’ultima stagione creativa dello stesso Eduardo. In quel momento l’autore era deluso dalle istituzioni e dalle sorti del Teatro S.Ferdinando, e mette in discussione gli stessi codici del teatro, con una scrittura più frammentaria, simbolica e antinaturalista.
Una forma teatrale insolita, sperimentata da De Filippo in questa occasione. Una situazione che anticipa la riflessione metateatrale della sua ultima produzione. Una dimensione sospesa, al posto della classica narrazione, una modalità dove il simbolismo e la meditazione prevalgono su altri elementi facendo scoprire un volto dell’autore assolutamente diverso dal solito.
La trama
Protagonista è Ascanio Penna, uomo sconfitto, dal quale traspare una quasi proiezione autobiografica dell’autore. consapevole ormai della fine della propria stagione creativa. Il tema del testo è la metafora sul rischio di trasformare l’artista stesso in una icona celebrata ma prima della sua stessa forza critica. In questo teatro che ne è in qualche modo la risposta, Eduardo affolla i luoghi di antieroi, rifiutando ogni retorica del successo. La scelta poi di un repubblichino come protagonista, consideri la necessità di relegare il ventennio ai margini assoluti della storia.
Scritto oltre cinquant’anni fa, questo testo continua in qualche modo a parlare al nostro presente in modo assolutamente sorprendente. Una forza profetica inimmaginabile a quei tempi, che affida al teatro il compito di interrogare criticamente la memoria e di immaginare una sorta di nuovo umanesimo.
L’assenza del sostegno al suo Teatro San Ferdinando, la causa della delusione di Eduardo, della stanchezza, il contrario di ciò che accadeva a Milano, con il Piccolo Teatro di Strehler e Grassi. De Filippo che lancia un linguaggio completamente diverso dal solito, sperimentare un nuovo processo scenico che però non ebbe un seguito concreto.
Una scelta provocatorie e politica, riguarda, cosi come anticipato, la scelta del protagonista, che si ritrova in un grottesco dramma, lui, ex repubblichino, anacronistico, cocciuto, che diventa il collegamento per definire ciò che dovrebbe essere, a quei tempi, la rappresentazione stessa del fascismo. Qualcosa che paradossalmente oggi risorge sulla bocca di donne e uomini in cerca di vendetta. Assassini compiaciuti di quell’umanesimo che Eduardo auspicava, purtroppo invano.


