Bonifiche Bagnoli-Coroglio
Bagnoli-Coroglio
📍 Bagnoli

6 Maggio 2026

Martina Sarracino

Bagnoli, la protesta si sposta sui dati ambientali: “Monitoraggi pubblici subito”

Un presidio davanti all’Arpac il 15 maggio per chiedere i dati pubblici sul dragaggio a Bagnoli

La rete sociale No Box- Diritto alla città ha annunciato un presidio per venerdì 15 maggio alle ore 12 davanti alla sede dell’Arpac a Poggioreale, a Napoli. L’iniziativa nasce con l’obiettivo di chiedere un incontro diretto con la Direzione dell’ente e ottenere chiarimenti sulle attività di monitoraggio ambientale in corso nell’area di Bagnoli. Gli attivisti hanno intenzione di sollecitare la trasparenza sui dati relativi alle operazioni sui fondali del SIN Bagnoli-Coroglio, ritenute di fondamentale importanza per la sicurezza ambientale e la salute pubblica.

Il dragaggio nei fondali di Bagnoli-Coroglio

Da circa due settimane hanno preso il via le operazioni di dragaggio a mare nell’area di Bagnoli. Si tratta di un intervento previsto nell’ambito del progetto di bonifica del sito industriale dismesso. L’area del SIN Bagnoli-Coroglio è, infatti, da anni al centro di piani di risanamento ambientale complessi, a causa della presenza di contaminanti accumulati nel tempo. Tuttavia, secondo la rete No Box, l’intervento sarebbe stato anticipato in vista delle attività legate alla futura America’s Cup 2027. Un’accelerazione improvvisa che solleva una serie di importanti interrogativi sulla gestione dei materiali rimossi dai fondali e sui potenziali effetti ambientali delle operazioni.

La richiesta di trasparenza

Gli attivisti denunciano l’assenza di informazioni pubbliche dettagliate in merito ai livelli di elementi inquinanti presenti nei sedimenti marini. Tra le sostanze citate ci sono IPA E PCB, vale a dire composti organostannici, diossine e furani, considerati altamente pericolosi, specie se dispersi nell’ambiente. Stando a quanto sostiene la rete No Box non è chiaro se l’Arpac stia effettuando un monitoraggio in modo costante. Per questo, c’è la richiesta effettiva che i dati vengano resi pubblici. Una precedente istanza era stata inviata tramite PEC il 10 aprile, ma secondo gli organizzatori, non avrebbe ricevuto nessuna risposta. Un gesto che alimenterebbe ancora di più i dubbi.

Una nota dei No Box sottolinea: “Tutti i vari inquinanti presenti in percentuale molto elevata si sarebbero dovuti liberare nel mare e nell’aria e quindi dovrebbero essere rilevati dall’Arpac qualora venissero effettivamente monitorati dalla stessa“. La ragione della mobilitazione, dunque, è questa: “Non sappiamo se questo avviene, di sicuro sappiamo che l’Arpac non ha mai reso pubblici questi dati”. Da qui, la richiesta della pubblicazione ufficiale di dati pubblici da poter osservare e monitorare.

Bagnoli
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Preoccupazione per cittadini e territorio

La totale assenza di informazioni certe ha generato una crescente preoccupazione tra i cittadini, non solo residenti a Bagnoli, ma anche in altre zone della città. Il timore riguarda la possibile dispersione di sostanze tossiche durante le operazioni di dragaggio, con ricadute potenziali sull’aria e sul mare. La rete No Box sottolinea come la percezione di incertezza contribuisca in modo netto ad aumentare la sfiducia nei confronti delle istituzioni preposte al controllo dell’ambiente. In un tale contesto, il presidio vuole essere un momento di partecipazione collettiva e di pressione civica.

La vicenda, ancora una volta, sottolinea una questione centrale: il rapporto tra interventi necessari infrastrutturali e la tutela dell’ambiente con relativo diritto alla salute. Quando si opera su aree contaminate, la trasparenza dei dati è qualcosa che dovrebbe essere messa sempre al primo posto. Una condizione essenziale per garantire sicurezza alle persone. L’accesso pubblico alle informazioni ambientali consente ai cittadini di comprendere i rischi e partecipare attivamente e consapevolmente alle decisioni che riguardano il territorio. In assenza di chiarezza, cresce il divario tra istituzioni e comunità, alimentando al tempo stesso, conflitti e incertezze. La tutela della salute, dunque, passa anche attraverso il diritto di sapere specificamente cosa accade nell’ambiente in cui si vive.

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