Nuovi elementi sul trapianto fallito al Monaldi: chat e registrazioni finiscono al centro dell’indagine sulla morte del piccolo Domenico
L’inchiesta sulla morte del piccolo Domenico Caliendo entra in una fase sempre più delicata. Dopo settimane di ricostruzioni, interrogatori e accertamenti tecnici, emergono nuovi elementi che potrebbero pesare in modo decisivo sulla posizione dell’equipe medica del Monaldi. Al centro ci sono alcune chat tra sanitari e un audio registrato in reparto, documenti che avrebbero contribuito a ricostruire le ore successive al trapianto di cuore eseguito il 23 dicembre 2025 e poi rivelatosi fatale.

Le chat dopo il trapianto: “Il cuore era ghiacciato”
Tra gli elementi acquisiti dagli inquirenti ci sarebbero messaggi WhatsApp attribuiti alla cardiochirurga Emma Bergonzoni, indagata nell’ambito dell’inchiesta.
Nelle conversazioni emergerebbe la consapevolezza delle condizioni dell’organo destinato al bambino. In uno dei passaggi riportati, si fa riferimento al momento dell’apertura del contenitore: “Usciva fumo… c’era un blocco di ghiaccio che includeva la confezione cilindrica con il cuore”.
Una frase che, se confermata nel quadro probatorio, rafforzerebbe uno dei punti centrali dell’inchiesta: capire quando l’equipe si sia resa conto delle condizioni dell’organo e perché l’intervento non sia stato interrotto.
«Cercavano di spaccare il ghiaccio per prendere la confezione», si legge nelle carte, in un silenzio descritto dalla stessa indagata come “ingiustificabile”. La consapevolezza del disastro è totale: «Io non ho manco scritto l’atto perché non so cosa scrivere. Chissà se vado in galera. Tutto il Monaldi sa che abbiamo impiantato un cuore congelato. E non è un eufemismo: era GHIACCIATO».

Il nodo della procedura chirurgica
Il piccolo Domenico, di poco più di due anni, era stato sottoposto al trapianto al Monaldi dopo l’arrivo dell’organo da Bolzano. Secondo la ricostruzione al centro dell’indagine, il cuore sarebbe stato compromesso dal contatto con ghiaccio secco, materiale non idoneo alla conservazione dei tessuti cardiaci.
La questione decisiva riguarda la sequenza degli eventi in sala operatoria: se il cuore malato del bambino fosse già stato rimosso prima della verifica completa dell’organo donato, la possibilità di tornare indietro sarebbe stata drasticamente ridotta.
È proprio su questo passaggio che si concentra una parte rilevante degli accertamenti.
L’audio registrato in reparto
Un ulteriore elemento sarebbe rappresentato da un file audio registrato in reparto il 16 febbraio, quando il caso era ormai esploso e si attendevano verifiche ministeriali.
Nella registrazione, attribuita al cardiochirurgo Guido Oppido, emergerebbe una frase destinata ad assumere un peso centrale: “Il cuore io lo avevo tolto prima di capire che quell’altro potesse avere dei danni, quindi non abbiamo avuto scelta”.
Il contenuto dell’audio, ora al vaglio degli inquirenti, potrebbe incidere sulla ricostruzione dei tempi operatori e sul confronto con quanto riportato nella documentazione clinica.

Il sospetto sulle cartelle cliniche
L’inchiesta non riguarda soltanto il trapianto fallito, ma anche la documentazione prodotta dopo l’intervento.
Per Oppido e Bergonzoni, oltre all’ipotesi di omicidio colposo in concorso, viene contestato anche il falso in cartella clinica. Secondo l’impianto accusatorio, alcuni orari e passaggi documentali sarebbero stati modificati per ricostruire una sequenza diversa da quella effettivamente avvenuta.
È questo uno degli snodi più sensibili del procedimento: non solo cosa è accaduto in sala operatoria, ma anche come quella vicenda sarebbe stata successivamente raccontata negli atti ufficiali.
Il viaggio dell’organo da Bolzano a Napoli
Un altro fronte riguarda il trasporto dell’organo. Secondo quanto emerso dagli accertamenti, il cuore destinato a Domenico sarebbe partito da Bolzano all’interno di un contenitore nel quale sarebbe stato inserito ghiaccio secco.
Questo avrebbe provocato un abbassamento eccessivo della temperatura, incompatibile con la corretta conservazione dell’organo.
La ricostruzione dovrà chiarire chi avesse il compito di verificare le condizioni del contenitore, quali controlli siano stati effettuati e in quale momento ci si sia accorti del problema.
Il prossimo passaggio davanti al gip
La vicenda giudiziaria proseguirà con nuovi interrogatori davanti al gip. Il prossimo appuntamento è indicato come uno dei passaggi decisivi per valutare le posizioni degli indagati e le richieste avanzate dalla Procura.
Attualmente l’inchiesta coinvolge sette medici per omicidio colposo in concorso. Per Oppido e Bergonzoni resta aperto anche il fronte del falso in cartella clinica, con una richiesta di interdizione dalla professione.
Il caso Caliendo non è più soltanto una vicenda sanitaria drammatica. È diventato un procedimento giudiziario complesso, in cui ogni dettaglio documentale può cambiare il peso delle responsabilità. Le chat, l’audio e le cartelle cliniche rappresentano ora il cuore dell’inchiesta: da lì passerà la ricostruzione di ciò che accadde davvero al Monaldi.


