Infermieri e tecnici denunciarono a gennaio urla, umiliazioni e atteggiamenti intimidatori. Valutata anche l’ipotesi di dimissioni in blocco
Napoli – Un clima di lavoro definito “fortemente tossico, intimidatorio e lesivo della dignità professionale”, con possibili ripercussioni sulla qualità dell’assistenza ai pazienti. È quanto denunciavano undici operatori della sala operatoria dell’ospedale Monaldi di Napoli in una lettera inviata il 21 gennaio scorso ai vertici dell’Azienda ospedaliera dei Colli.
Il documento, firmato da infermieri, operatori sanitari e tecnici del reparto, segnalava comportamenti attribuiti al cardiochirurgo Guido Oppido, uno dei sette medici indagati nell’inchiesta sulla morte del piccolo Domenico Caliendo dopo un trapianto di cuore.
La lettera, indirizzata al direttore generale dell’azienda, al direttore medico del presidio ospedaliero e al responsabile del Dipartimento di chirurgia cardio-toraco-vascolare e trapianti di cuore, descrive una situazione interna ritenuta dagli operatori “di estrema gravità”.

Le accuse del personale
Secondo quanto riportato nel documento, il personale della sala operatoria segnalava “comportamenti sistematici e quotidiani” da parte del medico, caratterizzati da urla, aggressività verbale e umiliazioni. Gli operatori denunciavano inoltre l’utilizzo di un linguaggio definito “offensivo e denigratorio”, accompagnato da atteggiamenti intimidatori che avrebbero reso difficile la comunicazione all’interno dell’équipe.
Il clima descritto nella lettera parlava di un ambiente dominato da paura e perdita di fiducia reciproca tra i membri del team sanitario. Una situazione che, secondo i firmatari, avrebbe compromesso non solo il benessere psicologico dei professionisti coinvolti, ma anche la qualità del lavoro in sala operatoria.
Il rischio dimissioni del personale
Nel documento gli undici operatori spiegavano di aver preso in considerazione anche una decisione estrema: le dimissioni collettive. Una prospettiva che evidenziava il livello di tensione raggiunto all’interno del reparto e la percezione di una situazione non più sostenibile.
“Non vogliamo essere resi inermi né complici silenziosi di una situazione che riteniamo lesiva della dignità professionale e della missione di tutela della sicurezza dei pazienti”, scrivevano gli operatori nella lettera. Il personale si dichiarava comunque disponibile ad affrontare la questione attraverso un confronto “formale e trasparente” con la direzione sanitaria.

Il contesto dell’inchiesta
La segnalazione risale al 21 gennaio, dunque circa un mese prima della morte del piccolo Domenico Caliendo, avvenuta il 21 febbraio all’ospedale Monaldi dopo un trapianto di cuore.
Il caso ha portato la Procura di Napoli ad aprire un’inchiesta per omicidio colposo che vede indagati sette medici coinvolti nelle diverse fasi della procedura. Guido Oppido, citato nella lettera del personale sanitario, è tra i professionisti finiti sotto indagine.
Gli accertamenti disposti dalla magistratura puntano a chiarire cosa sia accaduto durante il trapianto e nelle fasi precedenti, in particolare nel trasporto dell’organo destinato al bambino.
Le possibili implicazioni
La presenza di una segnalazione interna precedente alla tragedia apre ora un ulteriore fronte di riflessione sulla gestione del reparto e sul clima lavorativo all’interno della struttura sanitaria. Il documento non riguarda direttamente l’intervento chirurgico finito sotto indagine, ma descrive un contesto professionale che il personale riteneva problematico già settimane prima dell’accaduto.
Resta ora da capire se e quali verifiche siano state avviate dopo la ricezione della lettera e se la situazione segnalata dagli operatori sia stata oggetto di interventi da parte della direzione dell’azienda ospedaliera. Intanto l’inchiesta della Procura prosegue con gli accertamenti tecnici disposti nell’ambito dell’incidente probatorio, mentre sul piano pubblico la vicenda continua a sollevare interrogativi sulla gestione del caso e sul funzionamento del reparto coinvolto.


