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Ambulanza - Immagine di repertorio
📍 Poggioreale

2 Aprile 2026

Fabio Iuorio

Assistente sociale aggredito al campo rom di Poggioreale: sette giorni di prognosi

Il funzionario comunale di sessant’anni era lì per verificare la frequenza scolastica dei minori: è tornato a casa con contusioni e una distorsione al collo.

Un assistente sociale del Comune di Napoli, sessant’anni, responsabile dell’area welfare dedicata ai campi nomadi, è stato aggredito giovedì 26 marzo nel campo rom di via del Riposo a Poggioreale mentre svolgeva le verifiche periodiche sulla frequenza scolastica dei minori. L’uomo è stato colpito con bastoni al volto e al corpo, riportando contusioni e una distorsione al collo. La prognosi è di sette giorni.

L’aggressione: cosa è successo

Il funzionario si trovava nel campo nell’ambito di un controllo di routine. D’un tratto ha individuato una donna non registrata tra gli occupanti e le ha chiesto di presentarsi agli uffici competenti per regolarizzare la propria posizione. A quel punto sono intervenuti due uomini armati di bastoni, che lo hanno aggredito con violenza. I soccorsi sono arrivati da operatori delle cooperative sociali e dagli addetti al trasporto scolastico presenti nell’area, non dalle forze dell’ordine o da colleghi istituzionali. Le indagini per identificare i responsabili sono in corso.

La denuncia dei sindacati

CISL FP e UIL FPL hanno definito l’episodio una brutale aggressione avvenuta durante una normale attività di controllo, chiedendo con forza maggiori tutele per gli operatori impegnati sul territorio. Una richiesta che le organizzazioni di categoria portano avanti da anni, segnalando un aumento costante delle situazioni di rischio, aggressioni verbali e fisiche che raramente raggiungono la soglia dell’attenzione pubblica perché non abbastanza eclatanti da reggere il ciclo dell’informazione.

Clan D’Alessandro Castellammare
Immagine di repertorio

Un sistema che lascia soli i suoi operatori

L’episodio di Poggioreale apre una questione che va ben oltre la singola cronaca. Il funzionario è stato inviato a effettuare verifiche in un contesto potenzialmente critico senza la presenza delle forze dell’ordine, senza un protocollo di sicurezza strutturato, senza strumenti di protezione personale. In sua assenza, sono stati gli operatori delle cooperative e gli autisti degli scuolabus a prestargli soccorso. Un dettaglio che racconta molto su come il sistema tutela concretamente chi opera in prima linea.
Gli assistenti sociali lavorano quotidianamente nei contesti più complessi del tessuto urbano (campi nomadi, case popolari degradate, famiglie in crisi, minori a rischio) con organici ridotti e strumenti spesso inadeguati. Una professione che esige molto e restituisce poco, non solo in termini economici ma soprattutto in termini di riconoscimento istituzionale e di protezione reale sul campo.

La contraddizione dello Stato

Il paradosso è evidente: lo Stato manda i propri operatori a esercitare funzioni di controllo e supporto in aree che riconosce come difficili, ma garantisce quel presidio senza le risorse necessarie a renderlo sicuro. Si pretende dall’assistente sociale professionalità e capacità di gestire situazioni ad alto rischio, e poi lo si manda da solo. L’aggressione del 26 marzo non è la causa di questa contraddizione, ne è la conseguenza più visibile e brutale.
Quello che è successo a Poggioreale non è solo la storia di un uomo di sessant’anni colpito con dei bastoni mentre faceva il suo dovere. E’ la storia di una professione celebrata a parole e lasciata sola nei fatti. La domanda che resta aperta non riguarda soltanto i responsabili dell’aggressione, ma le scelte che come società continuiamo a fare ogni volta che distribuiamo risorse, attenzione e protezione in modo diseguale.

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