Dopo il ritiro del bando per il socio privato nella gestione idrica, Palazzo Santa Lucia avvia la fase di definizione del nuovo modello pubblico
La Regione Campania avvia una nuova fase nella gestione della grande adduzione idrica dopo la decisione di ritirare la gara da quasi 5 miliardi di euro per l’ingresso di un socio privato. Con un decreto firmato il 9 luglio 2026, Palazzo Santa Lucia ha individuato un responsabile incaricato di procedere alla ricerca di esperti esterni chiamati a supportare l’amministrazione nella definizione del futuro assetto del servizio. L’obiettivo è costruire un nuovo piano industriale per la gestione degli impianti strategici che garantiscono il trasferimento dell’acqua in gran parte del territorio regionale. Inoltre, bisogna seguire l’indirizzo politico della nuova giunta guidata dal presidente Roberto Fico, favorevole a un controllo interamente pubblico della risorsa idrica.
La gara per il socio privato e il progetto della società Grandi Reti Idriche Campane
La partita sulla gestione dell’acqua in Campania arriva dopo un percorso avviato nelle precedenti legislature regionali. Durante il mandato di Vincenzo De Luca, la Regione aveva scelto di creare un modello con la partecipazione di un soggetto privato nella società Grandi Reti Idriche Campane (GRIC). Tale società era destinata a occuparsi delle infrastrutture più rilevanti del sistema idrico regionale.
Tra gli impianti coinvolti figuravano l’acquedotto Campano Occidentale e il nuovo bacino di Campolattaro, opera finanziata anche attraverso le risorse del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Il progetto prevedeva l’ingresso di un socio privato con una quota del 49%. Tuttavia, la maggioranza del capitale, pari al 51 per cento, sarebbe rimasta pubblica. In cambio della partecipazione societaria, il privato avrebbe assunto la gestione di una parte del sistema per un periodo previsto di 30 anni. Nell’ottobre 2025 era stato pubblicato il bando di gara, con un valore economico stimato vicino ai 5 miliardi di euro. La procedura, però, è stata contestata da Acqua Campania. Quest’ultima ha presentato ricorso al Tribunale amministrativo regionale contro il bando. Il TAR aveva disposto la sospensione della gara in attesa della decisione definitiva sul merito della controversia.

Il cambio di indirizzo della nuova giunta regionale
Prima della conclusione dell’iter giudiziario è arrivata la decisione politica della nuova amministrazione regionale. Il 6 marzo 2026 la giunta guidata da Roberto Fico ha scelto di ritirare il bando per il coinvolgimento del socio privato. La posizione espressa dal presidente della Regione è stata quella di mantenere la gestione dell’acqua sotto il controllo pubblico. Fico ha dichiarato: «Sono convinto che la gestione di una risorsa preziosa come l’acqua debba essere in mani pubbliche».
La scelta ha segnato una discontinuità rispetto alla precedente impostazione amministrativa. L’ex presidente Vincenzo De Luca ha criticato la decisione, sostenendo che la gestione delle infrastrutture idriche richieda anche investimenti privati per affrontare gli interventi necessari sulle reti. De Luca aveva inoltre chiesto che la questione fosse valutata anche dal Consiglio di Stato, contestando quello che aveva definito un approccio basato su una «visione ideologica». Con il ritiro della gara, il ricorso presentato da Acqua Campania è stato dichiarato superato dal TAR. Questo perché il procedimento contestato non era più in corso.
La Regione cerca consulenti per il nuovo piano industriale dell’acqua
Il decreto del 9 luglio rappresenta il primo passaggio operativo dopo lo stop alla gara. La Regione Campania punta ora a individuare competenze tecniche esterne attraverso una consulenza specialistica ad alto contenuto professionale. Gli esperti dovranno fornire supporto nella valutazione degli scenari possibili e nella costruzione di un nuovo piano industriale per la gestione della grande adduzione idrica. La consulenza servirà a definire gli aspetti tecnici, economici e organizzativi del futuro modello pubblico. Ci sarà particolare attenzione agli impianti strategici regionali e alla sostenibilità della gestione nel lungo periodo.
La sfida riguarda una delle infrastrutture più importanti della Campania: garantire il funzionamento delle reti, programmare gli investimenti e assicurare continuità nel servizio per cittadini e territori. Il percorso avviato dalla Regione apre quindi una nuova fase nella lunga discussione sul futuro dell’acqua campana. Questo avviene dopo anni di confronto tra due diverse impostazioni: da una parte il modello con il coinvolgimento di operatori privati, dall’altra quello basato sulla gestione interamente pubblica di una risorsa considerata strategica.


