ospedale Monaldi di Napoli
Ospedale Monaldi di Napoli

18 Febbraio 2026

Cristina Siciliano

Bimbo ricoverato al Monaldi, c’è un cuore disponibile: nelle prossime ore la decisione del team medico sull’intervento

È arrivata nella serata del 17 febbraio la telefonata alla madre del bambino ricoverato dal 23 dicembre: nelle prossime ore l’Heart Team deciderà se procedere con l’intervento

A Napoli si è riaccesa una speranza che nelle ultime settimane era rimasta sospesa tra attesa clinica e indagini giudiziarie. Nella serata del 17 febbraio è arrivata la comunicazione che potrebbe esserci un nuovo cuore disponibile per il bambino di due anni e quattro mesi, ricoverato in terapia intensiva all’Ospedale Monaldi dal 23 dicembre. Il piccolo aveva ricevuto un organo rivelatosi danneggiato. Nelle prossime ore verranno valutate la compatibilità con il gruppo sanguigno e la trapiantabilità. Solo dopo il via libera del team di specialisti si potrà decidere se procedere con l’intervento. È su questo passaggio che si concentra ora l’attenzione: la possibilità concreta di un nuovo trapianto e le condizioni perché possa avvenire.

La telefonata e le verifiche cliniche

La madre del bambino, Patrizia Mercolino, è stata convocata in direzione sanitaria per essere informata della possibile disponibilità dell’organo. Il legale della famiglia, Francesco Petruzzi, ha spiegato che nelle prossime ore sarà valutata la compatibilità. Ogni decisione verrà presa solo dopo il parere dell’Heart Team. Il cuore, secondo quanto riferito, sarebbe rimasto in ischemia fredda per circa venti minuti. Un dato che non preclude automaticamente l’utilizzo dell’organo.

Tuttavia, ciò impone una valutazione attenta del rischio. In Italia altri centri trapiantologici sarebbero in attesa di un cuore. Il tempo di ischemia potrebbe indurre qualcuno a rinunciare. Questo aumenterebbe le possibilità per il piccolo paziente napoletano. Ma la scelta finale spetta ai medici e dipende esclusivamente dalla sicurezza clinica. Dal Monaldi, in questi giorni, è arrivata una posizione chiara: il bambino è considerato trapiantabile. La struttura ha ribadito che l’attesa delle verifiche non avrà ripercussioni sull’organo del donatore, perché compatibile con la gestione della donazione in corso.

Un intervento complesso e ad alto rischio

Nel caso in cui arrivasse l’ok definitivo, l’operazione sarebbe eseguita da Guido Oppido, cardiochirurgo del Monaldi che aveva già effettuato il primo trapianto. Secondo quanto riferito dal legale della famiglia, si tratterebbe di un intervento molto difficile, con una percentuale di riuscita bassa. Al momento sarebbe l’unico chirurgo disponibile a procedere. A supporto della decisione è stato convocato un Heart Team composto da alcuni dei maggiori esperti italiani di trapianti cardiaci pediatrici. Hanno confermato la partecipazione l’Azienda Ospedaliera Università di Padova, l’ASST Papa Giovanni XXIII, l’Ospedale Regina Margherita e l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù.

Proprio il Bambino Gesù, in precedenza, aveva segnalato condizioni ritenute incompatibili con un eventuale ritrapianto. La riunione collegiale servirà a sciogliere questo nodo: stabilire se il bambino può affrontare un secondo intervento e con quali probabilità di successo. In questo momento, dunque, la decisione non è politica né giudiziaria: è strettamente medica. È una valutazione tecnica che incrocia parametri clinici, tempi di ischemia, condizioni generali del piccolo paziente e rischi operatori.

Le indagini sul primo trapianto

Parallelamente resta aperto il capitolo delle responsabilità per il primo intervento, quello effettuato con un cuore poi rivelatosi danneggiato. L’attenzione degli investigatori si concentra soprattutto sulle modalità di conservazione e trasporto dell’organo. Il contenitore utilizzato per il trasferimento, sequestrato dai carabinieri del Nas, sarebbe stato di tipo non tecnologico. Si tratta di un box normalmente in uso ma non dotato dei sistemi più avanzati di controllo della temperatura. In particolare, si dovrà chiarire perché sia stato utilizzato ghiaccio secco al posto del ghiaccio tradizionale. Bisognerà inoltre verificare se questo abbia inciso sul deterioramento del cuore.

Il legale della famiglia ha chiesto che l’organo espiantato venga posto sotto sequestro per consentire accertamenti tecnici irripetibili e verificare se il danno fosse precedente all’impianto. Si tratta di un passaggio importante per ricostruire l’intera catena decisionale. Questo va dal prelievo al trasporto, fino alla scelta di procedere comunque con il trapianto.

Intanto sono stati attivati poteri ispettivi sia a livello ministeriale sia regionale. Gli ispettori dovranno prima completare le verifiche a Napoli e poi recarsi a Bolzano, dove era stato effettuato l’espianto e preparato l’organo.

medici reparto di Chirurgia
Medici durante un’operazione – Immagine di repertorio

Tra speranza e responsabilità

Nelle ultime ore la vicenda ha avuto anche un rilievo istituzionale. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha telefonato alla madre del bambino, assicurando, secondo quanto riferito dal legale, che sarà fatto il possibile per accertare le eventuali responsabilità. Il Presidente della Regione Campania, Roberto Fico, ha affrontato la questione a Roma con il ministro della Salute, Orazio Schillaci. Ma mentre la politica promette verifiche e giustizia, la questione decisiva resta clinica. Se il nuovo cuore sarà giudicato compatibile e trapiantabile, il bambino potrà affrontare un secondo intervento. Questo rappresenta, allo stesso tempo, un rischio elevato e l’unica possibilità concreta di sopravvivenza.

La notizia di queste ore non è una soluzione, ma un passaggio. Dopo settimane segnate da un errore che ha aperto interrogativi sulla sicurezza delle procedure, per la famiglia e per i medici si riapre uno spazio di possibilità. Tutto ora dipende dall’esito delle valutazioni dell’Heart Team. È un’attesa tecnica, fatta di parametri e protocolli, ma che per una famiglia significa soprattutto una cosa: la speranza che questa volta il cuore possa battere davvero.

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