tragedia funivia faito
La Funivia del Faito

24 Novembre 2025

Redazione Il Campano

Faito, operazioni decisive dopo sette mesi: recuperato il carrello della cabina precipitata. Verso la svolta nell’inchiesta sulla tragedia

La tragedia Funivia Faito entra nella fase cruciale: recuperato il carrello della cabina precipitata, periti al lavoro per chiarire le cause del disastro che costò quattro vite.

Sette mesi dopo la tragedia che ha sconvolto la primavera campana, sul Monte Faito si è aperta oggi la fase più delicata e attesa dell’inchiesta. Sono iniziate le operazioni di recupero della cabina della funivia precipitata il 17 aprile scorso, un disastro che provocò la morte del macchinista e di tre turisti, lasciando un quarto passeggero gravemente ferito. Il cantiere giudiziario si è attivato nell’ambito dell’incidente probatorio disposto il 23 giugno 2025 dal GIP del Tribunale di Torre Annunziata, dando il via a un intervento tecnico complesso guidato dai Vigili del Fuoco del Comando provinciale di Napoli.

Il carrello strappato alla montagna: il primo passo verso la verità

Il primo elemento recuperato è stato il carrello, considerato cruciale per stabilire la dinamica del distacco che ha provocato il crollo della cabina. L’operazione è stata condotta tramite un elicottero del Nucleo di Pontecagnano che, grazie a un artiglio d’aggancio, è riuscito a sollevare e strappare il pezzo dalla scarpata in cui era rimasto incastrato.

La zona dell’impatto, particolarmente impervia, ha richiesto nei giorni precedenti un intervento propedeutico imponente: bonifica della vegetazione, rimozione di massi instabili e allestimento di un percorso tecnico con scale e ponteggi per consentire ai periti e ai soccorritori di accedere in sicurezza. È stato necessario anche il taglio del traliccio che collegava il carrello alla cabina, operazione indispensabile per permettere il recupero tramite verricello aereo.

Il carrello è stato poi trasportato via terra, con scorta dei Vigili del Fuoco, allo Spolettificio Militare di Torre Annunziata, dove sarà custodito e analizzato.

La Funivia del Faito
La Funivia del Faito

Lo Spolettificio, luogo blindato per le perizie tecniche

Allo Spolettificio Militare, struttura messa a disposizione dall’autorità militare, l’elemento recuperato sarà esaminato dai periti nominati dal GIP e dai consulenti tecnici delle parti coinvolte. È qui che prenderà forma il lavoro scientifico più delicato: verifiche, misurazioni, accertamenti sui punti di cedimento e analisi metallurgiche.

La perizia sul carrello rappresenta il cuore dell’incidente probatorio. Capire se si sia trattato di una frattura, di un cedimento strutturale, di un difetto originario o di una mancanza di manutenzione è essenziale per definire le eventuali responsabilità penali e civili.

Cabina e traliccio: il prossimo obiettivo, meteo permettendo

Le operazioni proseguiranno nei prossimi giorni e, condizioni meteorologiche permettendo, si passerà al recupero della cabina precipitata e della restante parte del traliccio che la univa al carrello. Si tratta della fase più logistica e complessa dell’intervento, perché la cabina è rimasta incastrata lungo una scarpata ripida e boscosa, un punto che richiede massima perizia di volo e coordinamento a terra.

Il recupero integrale dei resti permetterà di ricostruire con precisione la dinamica dell’incidente, dai movimenti finali della cabina alla posizione dei passeggeri nel momento della caduta.

La Funivia del Faito
La Funivia del Faito

Un’inchiesta che entra nella fase più calda

Con le operazioni di recupero entrate nel vivo, l’indagine sulla tragedia della Funivia del Faito imbocca la strada decisiva. La rimozione dei resti della cabina avvierà la fase conclusiva delle analisi tecniche, quelle che dovranno isolare la causa materiale del distacco, definendo se il cedimento sia riconducibile a usura, errore umano, manutenzione insufficiente oppure a fattori esterni.

È lo snodo più atteso dalle famiglie delle vittime, dal passeggero sopravvissuto e dall’intera comunità stabiese e sorrentina, colpita profondamente da un incidente che ha riportato alla memoria altri disastri legati agli impianti di risalita italiani.

Il Monte Faito dopo la tragedia: un territorio sospeso

In questi mesi l’area del Faito è rimasta segnata dal ricordo del crollo. La funivia, infrastruttura simbolica e fondamentale per la mobilità tra Castellammare e il monte, è ferma dal giorno dell’incidente. Il silenzio della stazione di partenza, le cabine ferme, il percorso spezzato: un’immagine che ha rappresentato a lungo l’attesa di una verità tecnica capace di rispondere alle molte domande aperte.

L’avvio delle operazioni di recupero è percepito come un passo avanti verso quella chiarezza che residenti, operatori turistici e familiari delle vittime attendono da mesi. Un passo necessario per capire che cosa si sia rotto, perché si sia rotto e come evitare che una tragedia simile possa ripetersi.

Verso la verità processuale

Nei prossimi giorni l’attenzione resterà concentrata sul Monte Faito e sui capannoni dello Spolettificio Militare. La ricostruzione tecnica condotta dai periti rappresenta l’unica strada per arrivare a una verità processuale piena, fondata su dati, misurazioni, evidenze ingegneristiche e confronti scientifici.

Sette mesi dopo il disastro, i resti della cabina stanno finalmente tornando alla luce. E con essi, passo dopo passo, la possibilità di fare chiarezza su una ferita ancora aperta.

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