Luigi Mennella, sindaco di Torre del Greco. Dal suo profilo Facebook
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📍 Torre del Greco

30 Giugno 2026

Martina Sarracino

Torre del Greco, il sindaco Mennella accusato di antisemitismo. La comunità ebraica di Napoli: “Discriminazione razziale e religiosa”

La comunità ebraica di Napoli e l’Unione delle comunità ebraiche italiane (Ucei) “hanno depositato alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Torre Annunziata denuncia contro il sindaco del Comune di Torre del Greco, il dirigente dello stesso Comune e il pittore Salvatore Seme. “Per il delitto previsto e punito all’articolo 604 bis codice penale”. Poi ancora: “Propaganda ed istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale etnica e religiosa”.

Le accuse legate all’opera esposta

Secondo la ricostruzione, la vicenda nasce durante la festa popolare e religiosa “I quattro altari”. La Comunità ebraica di Napoli ha diffuso una nota in cui si afferma che “nel corso della festa popolare e religiosa, I quattro altari, tenutasi dal 12 al 14 giugno, autorizzata dal Comune di Torre del Greco, il pittore Salvatore Seme esponeva in Largo Costantinopoli, a Torre del Greco, il quadro ‘Fractio panis’. Conteneva messaggi di propaganda antisemita”. L’esposizione dell’opera ha dunque acceso una forte polemica, culminata nella decisione di procedere per vie legali, con accuse di contenuto discriminatorio e offensivo.

Luigi Mennella, sindaco di Torre del Greco. Dal suo profilo Facebook

Il contenuto dell’opera contestata

Al centro della contestazione c’è la rappresentazione artistica. Nella nota si legge: “L’altare realizzato dal pittore Salvatore Seme, esposto in Largo Costantinopoli, a tema ultima cena, riproduce il rito ebraico cristiano della fractio panis, ritrae il rito della divisione del pane”. Hanno poi descritto un elemento specifico del dipinto: “Al lato sinistro, di chi vede l’opera, emerge la figura di un uomo vestito di nero, con cappello nero, completamente privo di collegamento sintattico con il quadro. Quest’uomo è intento, avidamente, a contare un fascio di soldi, in condizione manifestamente paratattica: è evidente che si inserisce in questo quadro un messaggio fortemente antisemita perché quella figura dell’uomo vestito di nero, col cappello nero, che pensa a contare soldi, è la figura attraverso la quale l’iconografia antisemita, da sempre, rappresenta l’ebreo come nemico dell’umanità, nemico del bene e della carità, strozzino interessato solo ai soldi”.

Il profilo giuridico e la posizione delle comunità

Sul piano legale, la denuncia fa riferimento all’articolo 604 bis del codice penale, che riguarda la propaganda e l’istigazione alla discriminazione. Le parti coinvolte vengono assistite dal penalista napoletano Pier Giacinto Di Fiore. La posizione espressa dalla Comunità ebraica e dall’Ucei è particolarmente netta.

La Comunità ebraica di Napoli e Ucei rivolge un “appello a tutte le forze politiche, sociali e culturali, alle istituzioni, affinché si intervenga contro ogni forma di antisemitismo, ma soprattutto contro la vera e propria ondata di antisemitismo che emerge quotidianamente in Italia che spesso si diffonde con il veleno culturale“. La vicenda solleva interrogativi complessi sul confine tra libertà artistica e responsabilità sociale delle opere esposte in contesti pubblici.

Da un lato, l’arte è storicamente uno spazio in cui si dà libero accesso anche a diverse interpretazioni. Dall’altro, va tenuto conto che quando un’opera viene percepita come veicolo di stereotipi discriminatori, soprattutto in contesti istituzionali o comunitari, si apre una questione delicata che coinvolge sensibilità storiche e civili. In questo equilibrio fragile tra espressione artistica e tutela della dignità delle persone, il dibattito pubblico diventa ora uno spazio fondamentale per chiarire intenzioni, contesti ed eventuali responsabilità.

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