Dopo il blitz discriminatorio a Fisciano, la Regione Campania alza la voce. L’assessora all’Ambiente: “Definire le persone ‘impure’ non è un’opinione, è un attacco alla dignità che non può essere minimizzato”
Il campus dell’Università di Salerno, da sempre considerato un laboratorio di pensiero critico e un’oasi di confronto civile, si è svegliato immerso in un clima di tensione e sgomento. La distribuzione di volantini dal contenuto violentemente omotransfobico ha squarciato la serenità della comunità accademica, trasformando i viali dell’ateneo nel teatro di una provocazione che ha immediatamente varcato i confini delle mura universitarie per approdare ai piani alti della politica regionale. L’episodio, denunciato con forza da Arcigay Salerno, ha innescato la reazione durissima di Claudia Pecoraro, assessora all’Ambiente della Regione Campania, che ha richiamato le istituzioni a un dovere di vigilanza e risposta non più procrastinabile.
Il blitz dell’odio tra le aule di Fisciano
Non è stata una goliardata, né un semplice volantinaggio fuori luogo. I documenti circolati tra gli studenti nelle scorse ore contengono parole pesanti come pietre: le persone omosessuali vengono descritte come “contro natura” e “impure“. Definizioni che evocano i periodi più bui della storia e che oggi si scontrano frontalmente con i valori di un’accademia moderna e inclusiva. La denuncia di Arcigay Salerno ha scoperchiato un vaso di Pandora fatto di intolleranza che, secondo i rappresentanti degli studenti, non può essere ignorato né derubricato a caso isolato. La tempestività della segnalazione ha permesso di accendere i riflettori su una dinamica che ferisce la sensibilità di migliaia di ragazzi. “Quanto accaduto è grave e non può essere minimizzato“, ha scandito Claudia Pecoraro. L’assessora ha ribadito che esiste un confine invalicabile tra la libertà di espressione e l’aggressione verbale. “Distribuire volantini di questo tipo non significa esprimere un’opinione: significa colpire deliberatamente la dignità delle persone e alimentare una pericolosa cultura del pregiudizio“.

La ferita all’Università: “Doveva essere un luogo di libertà”
Ciò che più preoccupa le istituzioni e il corpo docente è la scelta del luogo del blitz. L’università è il presidio della conoscenza, il luogo dove si formano le coscienze dei cittadini di domani. Per l’assessora Pecoraro, il fatto che questi messaggi siano apparsi proprio nel campus è un’aggravante politica e sociale. “È ancora più grave che tutto questo sia avvenuto in un luogo che dovrebbe rappresentare libertà, crescita e confronto“, ha sottolineato con amarezza, evidenziando come la violenza delle parole possa facilmente tradursi in isolamento psicologico per i soggetti più fragili. Il timore, espresso con chiarezza dall’esponente della giunta campana, è che tali messaggi possano creare un clima di paura, soprattutto tra i più giovani che stanno ancora definendo la propria identità. L’omotransfobia, nelle parole dell’assessora, non resta mai confinata alla carta: “Sappiamo bene quanto l’odio possa trasformarsi rapidamente dalle parole ai fatti“. La protezione della dignità umana diventa quindi una priorità assoluta per riconoscere una società come realmente civile.
Nessunə — ha ribadito l’assessora utilizzando una forma inclusiva — deve sentirsi sbagliatə o meno degnə di rispetto per ciò che è. Mentre Arcigay Salerno chiede maggiore sorveglianza e percorsi di sensibilizzazione, la politica regionale segna un punto fermo: contro l’omotransfobia non ci sono zone grigie. La risposta deve essere corale, ferma e immediata, affinché l’università torni ad essere quel porto sicuro di diritti e libertà che la Costituzione garantisce a ogni individuo.
L’appello alle istituzioni: “L’odio non è verità”
La nota diffusa dall’assessora si chiude con un monito che suona come una chiamata per tutte le autorità cittadine e accademiche. “Le istituzioni hanno il dovere di reagire ogni volta che l’odio prova a presentarsi come verità”, ha dichiarato Pecoraro, chiedendo implicitamente alla governance dell’Università di Salerno di non restare a guardare. Non si tratta solo di identificare i responsabili, ma di riaffermare con forza i valori democratici che sottendono alla convivenza civile.


