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Auto dei Carabinieri - Immagine di repertorio
📍 Capua

30 Giugno 2026

Martina Sarracino

Capua, uccide aiutante cuoco 17enne con delle forbici: 22enne condannato a 14 anni

Un litigio in cucina si è trasformato in una tragedia che ha scosso la provincia di Caserta, culminando con una condanna a 14 anni per omicidio

Il Giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, Marzia Pellegrino, ha condannato a 14 anni di reclusione il 22enne cittadino del Bangladesh Hawlader Pranto per l’omicidio del 17enne gambiano Alagie Sabally. Il fatto risale al 15 giugno 2025 e si è svolto presso la Masseria Adinolfi, a Sant’Angelo in Formis, frazione del comune di Capua, in provincia di Caserta. Il processo si è svolto con rito abbreviato. Il giudice ha poi accolto le richieste dei pubblici ministeri, riconoscendo anche l’aggravante della minore età della vittima.

La lite in cucina alla base della tragedia

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, i due lavoravano nella stessa struttura. Il 22enne come cuoco e il 17enne come suo aiutante. I due si conoscevano già, avendo condiviso un percorso in una struttura di accoglienza. La domenica dell’omicidio, in cucina sarebbe scoppiata una lite per la disposizione delle sfogliatelle prima della cottura. Un gesto banale, legato alla gestione del lavoro quotidiano, si sarebbe trasformato rapidamente in uno scontro acceso. Ci sarebbero poi stati insulti ripetuti rivolti dal giovane alla vittima.

La colluttazione e l’aggressione fatale

La discussione è degenerata in una colluttazione, durante la quale sarebbero intervenuti anche i proprietari della masseria nel tentativo di separare i due. In quel momento, secondo la ricostruzione, Hawlader Pranto avrebbe impugnato delle forbici presenti in cucina e colpito il 17enne con tre fendenti, uno dei quali risultato mortale. Alagie Sabally avrebbe cercato di fuggire, ma si sarebbe accasciato nei pressi del lavello della cucina. Proprio qui è stato poi trovato privo di vita.

Le indagini e il processo abbreviato

Dopo l’aggressione, l’arma del delitto, ossia le forbici, è stata ritrovata nel lavello della cucina. Hanno poi arrestato il 22enne con l’accusa di omicidio volontario. Durante il procedimento, l’imputato è stato assistito dall’avvocato Paolo Di Furia. Il giudice ha tenuto conto della dinamica dei fatti e della scelta del rito abbreviato, che prevede lo sconto di pena, arrivando alla condanna a 14 anni di carcere.

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Un contesto ancora troppo fragile

Questa vicenda mette in luce la fragilità delle relazioni nei contesti lavorativi ad alta pressione, soprattutto quando coinvolgono persone molto giovani e provenienti da percorsi difficili. Una cucina, luogo che richiede coordinazione e controllo, si è trasformata in teatro di una tragedia irreversibile per un conflitto nato da un dettaglio organizzativo.

Il caso solleva anche interrogativi più ampi sull’inserimento lavorativo dei minori stranieri, sulla gestione dei conflitti nei luoghi di lavoro e sulla necessità di presìdi educativi e formativi più solidi. Dietro i numeri delle sentenze restano due giovani vite segnate da contesti complessi, in cui una discussione ordinaria è degenerata in un esito estremo che nessuna decisione giudiziaria può davvero annullare. La vicenda, dunque, suggerisce anche la necessità di investire non solo nella formazione tecnica, ma anche in quella relazionale e comportamentale. Bisognerebbe dare anche particolare attenzione ai percorsi di inserimento lavorativo dei più giovani.

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