Firmato a Napoli un protocollo per controllare gli appalti nel Casertano. Il punto non è l’accordo in sé, ma il rischio concreto che senza controlli le bonifiche finiscano nelle mani sbagliate.
Le bonifiche ambientali nella Terra dei Fuochi non sono solo un’urgenza sanitaria e ambientale. Sono anche, storicamente, uno dei settori più esposti alle infiltrazioni della criminalità organizzata. È da questa consapevolezza, più che da una generica esigenza di trasparenza, che nasce il protocollo per la legalità e il controllo degli appalti firmato a Napoli per le bonifiche nel Casertano. L’intesa, sottoscritta presso la Procura generale della Corte d’Appello di Napoli, punta a rafforzare il monitoraggio sull’intera filiera degli appalti legati alla bonifica di discariche e siti contaminati, con particolare attenzione all’area della Terra dei Fuochi. Un territorio dove, come ha ammesso senza giri di parole il commissario unico per le bonifiche, le infiltrazioni “sono una certezza”. Il problema, quindi, non è teorico bensì strutturale.
Bonificare senza controlli significa aprire un nuovo mercato illegale
Negli anni, rifiuti e bonifiche sono stati uno dei canali privilegiati attraverso cui la camorra ha esercitato controllo economico e territoriale. Cantieri, subappalti, mezzi d’opera, movimentazione dei materiali: ogni fase è potenzialmente esposta a distorsioni, intestazioni fittizie, imprese di comodo. Senza un sistema di controllo preventivo, il rischio è che le bonifiche, nate per riparare un danno, producano un danno ulteriore: alimentare circuiti criminali con risorse pubbliche. È questo il nodo politico e istituzionale che il protocollo tenta di affrontare. L’obiettivo dichiarato è monitorare in modo sistematico chi partecipa agli appalti, con quali mezzi, con quali assetti societari e con quali collegamenti economici. Non solo per intervenire dopo, ma per bloccare a monte eventuali anomalie.
La piattaforma digitale come snodo centrale dei controlli
Il cuore operativo dell’accordo è la piattaforma digitale messa a disposizione dalla Camera di Commercio di Caserta. Un unico ambiente informatico in cui confluiranno i dati delle imprese e degli enti pubblici coinvolti nelle bonifiche: informazioni societarie, finanziarie, operative. Un passaggio tutt’altro che neutro. Centralizzare i dati significa consentire a prefettura, magistratura e organismi di controllo di avere una visione d’insieme degli appalti, superando la frammentazione che spesso rende inefficaci i controlli. Secondo il procuratore generale Aldo Policastro, la piattaforma servirà sia alla prevenzione sia alle attività investigative, offrendo un quadro chiaro delle imprese che operano nel settore e dei flussi che le attraversano.

Un protocollo pilota che può (e deve) essere esteso
Il protocollo è stato definito esplicitamente un progetto pilota. L’intenzione della Procura generale è estenderlo all’intero distretto giudiziario, coinvolgendo le procure che operano nei territori della Terra dei Fuochi. Un riconoscimento implicito del fatto che il problema non riguarda solo il Casertano, ma un’area molto più ampia. Anche la prefettura di Caserta ha richiamato il valore dell’accordo come strumento di prevenzione amministrativa, utile anche per il Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica e per il gruppo ispettivo antimafia. Ma perché il sistema funzioni, serve un passaggio decisivo: l’adesione degli enti locali.
Il nodo irrisolto: i Comuni che non aderiscono
Ed è qui che emerge la principale criticità. Al momento, l’adesione dei Comuni del Casertano alla piattaforma è limitata. Lo ha ammesso il procuratore di Santa Maria Capua Vetere, Pierpaolo Bruni, parlando di un riscontro tutt’altro che soddisfacente. Il dato è rilevante perché senza l’adesione delle stazioni appaltanti pubbliche, le imprese non possono inserire i propri dati. In altre parole: il sistema di controllo esiste, ma rischia di restare parziale. In un territorio dove le bonifiche rappresentano uno snodo cruciale tra salute pubblica, ambiente e criminalità organizzata, la mancata adesione non è una questione tecnica. È una scelta che ha conseguenze concrete sulla capacità dello Stato di presidiare un settore ad altissimo rischio.
Perché questo protocollo conta davvero
Il valore del protocollo non sta nell’atto formale, ma nel segnale che manda: la bonifica della Terra dei Fuochi non può essere affidata alle stesse logiche che l’hanno trasformata in una delle emergenze ambientali più gravi del Paese. La vera sfida, ora, è rendere questo strumento operativo, diffuso e obbligatorio nei fatti. Perché senza controlli stringenti, il pericolo è che la parola “bonifica” diventi solo un’altra occasione di profitto criminale, pagata ancora una volta dai cittadini.


