discariche abusive Terra dei Fuochi
Una discarica abusiva nella Terra dei Fuochi

19 Gennaio 2026

Redazione Il Campano

Siti inquinati da bonificare, la Campania resta un’emergenza nazionale: una mappa che fotografa anni di ritardi

La nuova mappa dei siti inquinati colloca la Campania tra le aree più critiche d’Italia. Servono oltre 2,5 miliardi per bonifiche e messa in sicurezza entro il 2035.

La mappa nazionale dei siti contaminati esiste, ed è già una notizia. Ma per la Campania quel documento rappresenta soprattutto una conferma amara: la regione resta uno dei principali epicentri della crisi ambientale italiana. Il nuovo dossier elaborato dal commissario di governo per le bonifiche restituisce un quadro organico dell’emergenza e quantifica in oltre 2,5 miliardi di euro le risorse necessarie per completare, entro il 2035, la bonifica e la messa in sicurezza dei territori più compromessi. Una corsa contro il tempo che parte da numeri impietosi e da ritardi strutturali accumulati negli anni.

La mappa nazionale e il piano decennale

Il rapporto coordinato da Giuseppe Vadalà incrocia dati regionali e informazioni Ispra, censendo oltre 38mila aree contaminate in tutta Italia. Di queste, più di 17mila hanno superato la fase di caratterizzazione ambientale e richiedono interventi concreti di risanamento. Il piano d’azione prevede un orizzonte temporale di dieci anni, ma il problema non è solo la programmazione: è la capacità di spesa. A fronte di 242 milioni già stanziati, a metà 2025 risultava utilizzato appena un quarto delle risorse disponibili, un dato che fotografa una macchina amministrativa ancora lenta e frammentata.

Il generale Giuseppe Vadalà
Il generale Giuseppe Vadalà

Un investimento da 2,5 miliardi ancora tutto da costruire

Alle risorse già assegnate si aggiunge una seconda linea di finanziamento, pari a circa 343 milioni fino al 2027, destinata a confluire in un volume complessivo che supera i 2,5 miliardi di euro. L’obiettivo dichiarato è restituire salubrità a territori segnati da discariche abusive, rifiuti industriali e contaminazioni storiche. Solo per la rimozione dei rifiuti più pericolosi si stimano almeno 33mila tonnellate da eliminare entro il 2035, con un costo aggiuntivo di circa 30 milioni. Numeri che rendono evidente come il problema non sia episodico, ma strutturale.

Il caso Campania: Napoli e Caserta maglia nera

È nel focus regionale che il dossier assume contorni ancora più allarmanti. Tra le province di Napoli e Caserta vengono individuati 14 siti a livello di emergenza altissima, per i quali occorre avviare ex novo tutte le procedure di bonifica e messa in sicurezza. Aree che ricadono nel cuore della cosiddetta Terra dei Fuochi, dove l’intreccio tra smaltimenti illeciti e assenza di controlli ha prodotto danni ambientali e sanitari di lunga durata. Il rapporto parla di un “grumo nevralgico” già identificato nel 2025, ma ancora in attesa di interventi risolutivi.

terra dei fuochi
Un’immagine di repertorio della Terra dei Fuochi

Gli altri territori e i primi segnali di messa in sicurezza

Accanto ai siti più critici, il dossier segnala anche alcune operazioni concluse o in fase avanzata nelle province di Benevento, Avellino e Salerno. In questi territori, tra il 2024 e il 2025, diversi siti sono stati messi in sicurezza grazie a interventi coordinati, riducendo almeno in parte il rischio ambientale. Un segnale positivo, ma insufficiente a riequilibrare il quadro complessivo, che resta fortemente sbilanciato sul fronte napoletano e casertano.

Bonifiche e risorse: il nodo della capacità amministrativa

Nel piano di compensazione ambientale, un ruolo centrale è stato svolto da Sogesid, che ha effettuato interventi di rimozione rifiuti per un valore di 5,6 milioni di euro. A questi si aggiungono le iniziative dei Comuni, che con risorse proprie hanno speso circa 14 milioni per eliminare quasi 19.500 tonnellate di rifiuti. Numeri importanti, ma ancora marginali rispetto alla vastità del problema. La distanza tra progettazione e realizzazione resta il vero tallone d’Achille.

Una crisi ambientale che diventa questione politica

Il dossier sulle bonifiche non è solo un atto tecnico, ma un documento politico nel senso più ampio del termine. La mappa dei siti inquinati racconta anni di scelte mancate, di responsabilità rimpallate e di interventi rinviati. Per la Campania, regione già segnata da emergenze sanitarie e sociali, il rischio è che il piano al 2035 resti un elenco di buone intenzioni se non accompagnato da una reale accelerazione nella spesa e nella governance degli interventi.

La fotografia scattata dalla nuova mappa nazionale dei siti inquinati è nitida: la Campania continua a essere un’area di crisi ambientale strutturale. Le risorse ci sono, almeno sulla carta, e il cronoprogramma è definito. Ma senza una svolta nella capacità di attuazione, la bonifica rischia di restare una promessa differita. La vera sfida non è più individuare i problemi, ma dimostrare che lo Stato è in grado di risolverli, restituendo salute, sicurezza e dignità a territori che attendono risposte da decenni.

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