Trapanese e Villano
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5 Giugno 2026

Martina Sarracino

Suicidio assistito in Campania: PD e M5S presentano due proposte di legge quasi identiche in Consiglio regionale

Suicidio assistito in Campania, Pd e M5S presentano due proposte di legge quasi identiche

In Consiglio regionale della Campania il tema del suicidio medicalmente assistito è approdato attraverso due diverse proposte di legge presentate da forze politiche che fanno parte della stessa maggioranza di governo. A pochi giorni di distanza, infatti, sia il Movimento Cinque Stelle sia il PD hanno depositato testi che affrontano l’organizzazione delle procedure sanitarie legate a questa delicata materia. La prima proposta è stata protocollata il 22 maggio dal M5S, con primo firmatario il consigliere Luca Trapanese. Una settimana più tardi, il 29 maggio, è arrivata quella del PD, guidata dal consigliere casertano Marco Villano e sottoscritta dall’intero gruppo consiliare dem.

Nessuna nuova legalizzazione, ma attuazione delle sentenze

È importante chiarire che la Regione Campania non intende introdurre una nuova forma di legalizzazione del suicidio assistito. Le competenze in materia penale e civile restano infatti esclusivamente dello Stato. L’obiettivo delle due proposte è piuttosto quello di regolamentare gli aspetti organizzativi del Servizio Sanitario Regionale, in modo da garantire concreta applicazione ai principi stabiliti dalla Corte Costituzionale.

I riferimenti sono le sentenze “Cappato-Antoniani” n. 242/2019 e le successive 135/2024 e 204/2025. Tramite una disciplina regionale si punta a garantire procedure più chiare, tempi certi e verifiche sanitarie compatibili con le condizioni cliniche dei pazienti, evitando lunghe controversie giudiziarie e contenziosi con le aziende sanitarie.

Le due proposte sono state assegnate alla Seconda e alla Quinta Commissione consiliare. Proprio la forte somiglianza tra i testi lascia immaginare un possibile percorso condiviso. L’ipotesi che emerge dagli ambienti politici regionali è quella di un esame congiunto finalizzato alla redazione di un testo unificato. Una soluzione di questo tipo permetterebbe alla maggioranza guidata dal presidente della Regione Roberto Fico di mostrarsi compatta su una questione eticamente e socialmente molto sensibile.

Roberto Fico Foto: social
Roberto Fico Foto: social

Le principali norme previste

Entrambi i testi prevedono l’istituzione presso le Asl di una “Commissione multidisciplinare permanente”. Questo organismo dovrebbe essere composto da diverse figure professionali, tra cui medico palliativista, psichiatra, anestesista, psicologo, medico legale e infermiere. La commissione, inoltre, avrebbe il compito di verificare la presenza dei requisiti richiesti dalla legge.

Inoltre dovrebbe definire, insieme al paziente o al medico di fiducia, le modalità operative della procedura, con l’obiettivo di ridurre le sofferenze e garantire il rispetto della dignità della persona. Un altro elemento condiviso è il coinvolgimento obbligatorio del Comitato Etico territorialmente competente, chiamato a esprimere un parere sugli aspetti etici della richiesta. Entrambe le proposte stabiliscono, inoltre, che l’intera procedura debba essere gratuita per il cittadino.

Le differenze tra PD e M5S

Pur partendo da una struttura sostanzialmente identica, il testo del PD introduce alcune garanzie aggiuntive. Tra queste spicca il tema dell’obiezione di coscienza del personale sanitario. La proposta dem prevede, infatti, una tutela esplicita per i professionisti che scelgano di non partecipare alla procedura, stabilendo che il rifiuto non possa comportare sanzioni disciplinari né conseguenze professionali. Viene inoltre ipotizzata la creazione di un elenco regionale di operatori disponibili ad aderire volontariamente.

Particolare attenzione viene dedicata all’informazione sulle cure palliative e sulla sedazione profonda. Entrambi i testi stabiliscono che il paziente debba essere preventivamente informato delle alternative terapeutiche disponibili. La proposta del PD, inoltre, precisa che tale informazione rappresenta soltanto un “prerequisito conoscitivo”. Di conseguenza, la scelta del paziente di non aderire alle cure palliative non può in alcun modo impedire l’accesso alla procedura di suicidio medicalmente assistito. Il confronto aperto in Campania mette in evidenza non solo il dibattito sul tema in sé, dunque in merito a questioni giuridiche o sanitarie, ma anche il delicato equilibrio tra l’autodeterminazione individuale, la tutela della dignità umana e la responsabilità delle istituzioni.

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