inquinamento Rio Lanzi
📍 Sparanise

14 Novembre 2025

Redazione Il Campano

Sparanise, sversamenti illeciti nel Rio Lanzi: sequestrato un impianto per inquinamento ambientale

Inquinamento del Rio Lanzi: sigilli a un impianto di Sparanise accusato di sversamenti illeciti e gestione negligente dei reflui

La Procura di Santa Maria Capua Vetere ha disposto il sequestro di un impianto per il trattamento di fanghi e rifiuti non pericolosi nell’area industriale ASI di Sparanise. L’azienda, sulla carta autorizzata all’attività, è accusata di aver operato in modo abusivo e con una gestione definita “negligente”, provocando un inquinamento concreto del Rio Lanzi, corso d’acqua già al centro da anni delle segnalazioni dei residenti. Le indagini, avviate dopo ripetuti allarmi dei cittadini, hanno portato a un quadro accusatorio grave e basato su riscontri tecnici dell’Arpac.

Il sequestro dell’impianto e l’accusa di inquinamento ambientale

I Carabinieri Forestali di Calvi Risorta e la Polizia Locale hanno eseguito il decreto di sequestro preventivo del complesso aziendale situato lungo la Statale Appia, nel cuore dell’area industriale di Sparanise. Il provvedimento, convalidato dal GIP, nasce dalle contestazioni formulate dalla Procura: inquinamento ambientale e smaltimento illecito di reflui.
Secondo l’impostazione accusatoria, l’azienda avrebbe sversato acque contaminate in violazione dei limiti previsti dall’Autorizzazione Integrata Ambientale, contribuendo in modo diretto alla compromissione del Rio Lanzi.

Le prime segnalazioni dei cittadini: odori, acque scure e malessere diffuso

L’inchiesta non è partita da controlli ordinari. Da almeno un anno e mezzo i residenti avevano segnalato con insistenza odori nauseabondi e un peggioramento evidente dell’acqua del Rio Lanzi. I miasmi, descritti come “pestilenziali”, si erano intensificati soprattutto tra il 2023 e l’estate 2024, in particolare nel tratto in cui il canale incontra la SS7.
Le prime verifiche sul posto hanno dato riscontro alle denunce della popolazione. Il corso d’acqua presentava anomalie visive e olfattive incompatibili con un normale stato di salute ambientale. È stato questo a spingere la Polizia Giudiziaria a procedere con sopralluoghi tecnici e campionamenti.

Rio Lanzi
Rio Lanzi

La mappatura dei reflui: come gli investigatori hanno ricostruito il percorso degli scarichi

Per risalire all’origine dell’inquinamento è stata necessaria un’indagine strutturata, supportata dall’Arpac di Caserta. I tecnici hanno esaminato l’intera rete fognaria dell’area industriale, verificando flussi, pozzetti e condotte che convergono nel Rio Lanzi.
La ricostruzione ha individuato come punto sospetto un impianto dedicato al trattamento di rifiuti liquidi, situato a circa 800 metri dal punto di ingresso dei reflui nel canale. Attraverso campionamenti multipli e tracciamenti chimici, l’attenzione si è progressivamente concentrata su questa struttura.

Le analisi dell’Arpac e il “rispetto solo formale” dell’AIA

Nel corso dell’ispezione disposta dalla Procura, i tecnici hanno prelevato campioni sia dagli scarichi dell’azienda sia dai pozzetti interni al perimetro dell’impianto. I risultati delle analisi sono stati incrociati con quelli prelevati dalle acque e dai sedimenti del Rio Lanzi.
La Procura parla di “netta compatibilità” tra i materiali, un elemento che rafforza l’ipotesi di sversamenti illeciti direttamente riconducibili all’impianto.
Il GIP, nel convalidare il sequestro, ha richiamato la formula del “rispetto solo formale” delle prescrizioni dell’AIA: documentazione apparentemente regolare, ma gestione sostanzialmente negligente e in violazione delle norme ambientali.

Un danno ambientale concreto in un’area già fragile

Il Rio Lanzi non è nuovo a episodi di inquinamento. La zona industriale di Sparanise, insieme ai territori limitrofi, rientra in un’area delicata dal punto di vista ambientale. Le segnalazioni ripetute dei cittadini confermano una percezione diffusa di rischio e un ecosistema già provato.
Le sostanze rinvenute nei campioni, descritte come riconducibili a reflui non autorizzati, avrebbero alterato in modo significativo la qualità dell’acqua e dei sedimenti, aggravando la situazione preesistente.

Le prossime fasi dell’indagine

L’indagine è ancora in corso e si trova nella fase preliminare. Gli investigatori stanno completando gli ultimi riscontri chimici e documentali, mentre la Procura valuterà eventuali responsabilità penali del titolare e dei soggetti legati alla gestione dell’impianto.
Ulteriori accertamenti coinvolgeranno anche la rete fognaria consortile, per escludere o confermare eventuali contributi esterni alla contaminazione del canale.

Il sequestro dell’impianto di Sparanise rappresenta un passaggio cruciale nella battaglia contro gli sversamenti illegali che compromettono il Rio Lanzi. L’indagine, alimentata dalle segnalazioni dei cittadini e supportata dai riscontri tecnici dell’Arpac, restituisce l’immagine di un territorio che chiede risposte e tutela. Le prossime settimane saranno decisive per definire responsabilità e conseguenze giudiziarie in un caso che, ancora una volta, porta al centro dell’attenzione il tema dell’inquinamento industriale nel Casertano.

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