Il gup del Tribunale di Torre Annunziata ha condannato con rito abbreviato il giornalista Francesco Di Maio per induzione indebita nell’inchiesta sugli appalti comunali
La prima sentenza nell’ambito dell’inchiesta “Sistema Sorrento” arriva dal Tribunale di Torre Annunziata, dove il giudice per l’udienza preliminare ha condannato a 4 anni e 2 mesi di reclusione il giornalista Francesco Di Maio, componente dello staff dell’ex sindaco di Sorrento, Massimo Coppola. Il procedimento riguarda un presunto sistema di tangenti e appalti pilotati nel Comune del Napoletano. La decisione è stata emessa con rito abbreviato e prevede la riduzione di un terzo della pena.
Secondo quanto emerso, Di Maio è stato ritenuto responsabile del reato di induzione indebita in relazione a due distinti episodi legati all’assegnazione di appalti pubblici. Il pubblico ministero aveva richiesto una condanna a 4 anni di reclusione.
La sentenza del gup di Torre Annunziata
La decisione è stata emessa dal gup del Tribunale di Torre Annunziata al termine del giudizio abbreviato. Il rito, scelto dall’imputato, ha comportato la riduzione di un terzo della pena. Francesco Di Maio, giornalista e collaboratore dello staff dell’ex primo cittadino di Sorrento, è stato riconosciuto responsabile per entrambi i capi d’imputazione relativi all’ipotesi di induzione indebita. Il giudice ha inoltre concesso le attenuanti generiche, tenendo conto anche della collaborazione processuale e della definizione del procedimento con rito alternativo. La pena finale è stata determinata in 4 anni e 2 mesi di reclusione.

Gli appalti al centro dell’inchiesta
L’indagine ruota attorno a presunti episodi di condizionamento delle procedure di gara nel Comune di Sorrento. Al centro del procedimento ci sono due appalti: il servizio di refezione scolastica per il periodo 2023-2026, del valore complessivo superiore a 4,5 milioni di euro, e il servizio relativo all’asilo nido comunale per il triennio 2022-2025. Secondo l’impianto accusatorio, alcuni affidamenti sarebbero stati oggetto di pressioni e di un sistema di intermediazioni finalizzato all’ottenimento di vantaggi economici. Le somme contestate sarebbero state versate in più tranche nel corso del tempo. Le contestazioni fanno riferimento al reato di induzione indebita, applicato a entrambe le procedure di gara oggetto dell’inchiesta.
L’arresto in flagranza e le somme contestate
Un passaggio centrale dell’indagine risale al 21 maggio 2025, quando l’ex sindaco di Sorrento e il suo collaboratore furono arrestati in flagranza con l’accusa di aver ricevuto denaro da un imprenditore del settore delle cooperative sociali. Secondo quanto emerso dalle indagini, la somma contestata nell’episodio dell’arresto sarebbe stata pari a 6mila euro, collegata all’appalto della refezione scolastica. Gli inquirenti ipotizzano inoltre che nel tempo siano stati versati complessivamente circa 66mila euro per influenzare l’esito delle procedure.
Ulteriori accertamenti hanno riguardato anche un altro appalto, quello relativo al servizio dell’asilo nido comunale, per il quale sarebbero stati corrisposti circa 50mila euro in più tranche.
Le ipotesi investigative sul sistema di pagamenti
Secondo la ricostruzione investigativa, i pagamenti sarebbero stati effettuati in contanti e in momenti diversi, con l’obiettivo di mantenere rapporti privilegiati nell’ambito delle gare pubbliche. Le somme sarebbero state consegnate direttamente o tramite intermediari. L’inchiesta ipotizza l’esistenza di un meccanismo ripetuto nel tempo, legato a più procedure di affidamento comunale, nel quale le figure coinvolte avrebbero avuto ruoli differenti nella gestione delle somme e nei rapporti con l’imprenditore interessato agli appalti. Nel corso del giudizio abbreviato, l’imputato ha ammesso le contestazioni, elemento che ha inciso sulla definizione della pena e sulla concessione delle attenuanti.


