Chiara Ferragni
Chiara Ferragni
📍 Avellino

24 Settembre 2025

Angela Capasso

Processo Chiara Ferragni, una signora della provincia di Avellino in aula: «Ho comprato dieci pandori, mi sento presa in giro»

Processo Chiara Ferragni, a Milano la testimonianza di una signora 76enne di Avellino, fervente cattolica, che comprò dieci pandori: «Mi sento presa in giro»

Nel processo che vede Chiara Ferragni imputata per truffa aggravata nel cosiddetto “Pandoro Gate”, la vicenda assume un volto concreto e profondamente umano: quello di una signora 76enne residente in provincia di Avellino, unica consumatrice ad aver deciso di costituirsi parte civile. «Ne ho comprati dieci, mi sento presa in giro», ha dichiarato la donna, che si era affidata alla campagna di beneficenza pensando di contribuire in modo diretto all’ospedale Regina Margherita di Torino.

Una fede cattolica e la volontà di fare del bene

La donna, fervente cattolica, aveva acquistato dieci pandori Balocco Pink Christmas, convinta che parte del ricavato sarebbe stata devoluta in beneficenza. Solo mesi dopo ha scoperto che la donazione prevista era fissa – 50mila euro da Balocco a prescindere dalle vendite – e che le società legate all’influencer avevano incassato oltre un milione di euro per l’attività promozionale. «Voleva fare beneficenza, ci teneva molto», ha spiegato il suo legale, l’avvocato Mario Di Salvia, che ha chiesto un risarcimento di circa 500 euro.

signora Avellino Ferragni

Una scelta simbolica

La signora di Avellino è al momento l’unica acquirente diretta presente nel procedimento, accanto alle associazioni Casa del Consumatore e Adicu che hanno presentato domanda di costituzione parte civile. La sua decisione assume un valore simbolico: rappresenta i tanti consumatori che hanno creduto di sostenere una causa benefica e che oggi si sentono traditi.

Le accuse alla Ferragni

Chiara Ferragni, assente in aula ma intenzionata a partecipare alle prossime udienze, è accusata insieme al suo ex braccio destro Fabio Maria Damato e a Francesco Cannillo, presidente di Cerealitalia, di aver tratto un profitto indebito da operazioni di marketing “solidale”. Secondo la Procura di Milano, il guadagno illecito ammonterebbe a 2,2 milioni di euro, oltre a un ritorno di immagine difficilmente quantificabile.

Le possibilità di accordo

Per la 76enne irpina resta aperta la strada di un accordo stragiudiziale: i legali di Ferragni, Giuseppe Iannaccone e Marcello Bana, hanno lasciato intendere la volontà di una conciliazione per chiudere la vicenda. Sarebbe un gesto di riconoscimento verso chi ha creduto sinceramente nella finalità benefica della campagna.

Chiara Ferragni
Chiara Ferragni

Un caso che tocca la gente comune

La storia della signora di Avellino ha colpito l’opinione pubblica: una pensionata che, con un gesto semplice, ha cercato di fare del bene e che oggi si ritrova protagonista di un processo mediatico e giudiziario. La sua voce dà concretezza a un’inchiesta che, altrimenti, rischierebbe di restare confinata nei numeri e nei comunicati.

Le prossime tappe del processo

Il 4 novembre il giudice Ilio Mannucci Pacini deciderà sull’ammissione delle associazioni come parti civili e ascolterà le argomentazioni delle difese. Intanto resta il nodo della posizione della consumatrice campana: se accetterà un accordo o se deciderà di portare avanti la sua battaglia in aula.

Il caso Ferragni non è soltanto una questione di milioni e strategie di marketing: è anche la storia di cittadini comuni che si sono fidati di un messaggio e oggi chiedono giustizia. La 76enne di Avellino diventa così il volto simbolico di una vicenda che intreccia fiducia, beneficenza e responsabilità.

Lascia un commento