Il giudice dell’udienza preliminare ha escluso la responsabilità del colonnello nelle fasi dell’omicidio del sindaco di Pollica
Il colonnello dei carabinieri Fabio Cagnazzo è stato prosciolto dalle accuse di omicidio in qualità di presunto mandante e di depistaggio nell’ambito dell’inchiesta sull’omicidio del sindaco di Pollica, Angelo Vassallo, ucciso il 5 settembre 2010. La decisione è stata presa dal gup Giovanni Rossi del Tribunale di Salerno nel corso dell’udienza preliminare. La Procura della Repubblica aveva invece chiesto il rinvio a giudizio, sostenendo l’esistenza di elementi a carico del colonnello. Tuttavia, il gup ha deciso in senso contrario. Ha accolto implicitamente le valutazioni sulla carenza di gravità indiziaria evidenziata da due sezioni della Corte di Cassazione nelle fasi cautelari dell’inchiesta. Le motivazioni dettagliate saranno rese note nei prossimi giorni.
Gli altri imputati
Il gup ha disposto il rinvio a giudizio per altre persone coinvolte nell’inchiesta. Tra questi figurano l’ex brigadiere dei carabinieri Lazzaro Cioffi e l’imprenditore Giuseppe Cipriano, entrambi accusati di omicidio in relazione alla fase deliberativa dell’uccisione. Romolo Ridosso, che aveva fornito dichiarazioni ritenute contrastanti dalla Cassazione e aveva cercato di accreditarsi come collaboratore di giustizia, ha scelto di essere processato con il rito abbreviato. Anche lui risponde di omicidio per aver partecipato a un sopralluogo avvenuto nei giorni precedenti l’omicidio. Infine, Giovanni Cafiero è stato rinviato a giudizio, ma risponde solo di violazioni in materia di sostanze stupefacenti.
Il contesto dell’omicidio
Angelo Vassallo, sindaco e pescatore di Pollica, fu ucciso nella sera del 5 settembre 2010. Stava tornando a casa quando furono esplosi nove colpi di pistola contro la sua auto. L’inchiesta, durata oltre quattordici anni, è stata caratterizzata da numerose archiviazioni. Vi sono state richieste di rinvio a giudizio e misure cautelari complesse. Cagnazzo, che per anni ha guidato i carabinieri di Castello di Cisterna e ha partecipato a operazioni contro la camorra a Scampia e Secondigliano, era stato arrestato nel novembre 2024. Era rimasto detenuto per sette mesi fino al primo annullamento della misura cautelare da parte della Cassazione. Quest’ultima aveva evidenziato criticità nell’indagine e nelle accuse mosse nei suoi confronti.
Prima della definizione dell’udienza preliminare, anche il Tar del Lazio si era pronunciato a favore del colonnello. Aveva annullato la sospensione precauzionale dal servizio decisa dal ministero della Difesa nell’ottobre 2025. Cagnazzo è stato difeso dagli avvocati Ilaria Criscuolo e Agostino De Caro.

Le implicazioni del proscioglimento
Il proscioglimento di Cagnazzo rappresenta un punto di svolta in una vicenda giudiziaria lunga e complessa, segnata da accuse importanti e da un forte interesse mediatico. La decisione del gup conferma che, almeno per quanto riguarda le ipotesi relative al presunto ruolo di mandante e al depistaggio, non vi erano elementi sufficienti per procedere a giudizio. Resta invece aperto il processo per gli altri imputati. Questi dovranno rispondere delle accuse formulate dalla Procura in relazione al delitto e ad altre violazioni. La vicenda giudiziaria sull’omicidio di Angelo Vassallo prosegue per gli altri imputati. Il proscioglimento di Cagnazzo chiude una fase dell’inchiesta senza modificare le indagini in corso.


