Il presidente della Regione Campania annuncia modifiche al testo in Consiglio regionale e rilancia il tema come centrale per il fronte progressista
La proposta sul salario minimo torna al centro dell’agenda politica in Campania. Il presidente della Regione Campania Roberto, Fico ha annunciato che sono in fase di predisposizione emendamenti alla legge regionale attualmente all’esame del Consiglio, con l’obiettivo di renderla compatibile con i rilievi della Corte costituzionale. L’annuncio è arrivato a margine del congresso regionale della Uil, in corso alla Stazione marittima di Napoli. Secondo Fico, il tema del salario minimo rientra nelle competenze dello Stato e non può essere regolato direttamente dalle Regioni. Tuttavia, l’obiettivo dell’amministrazione è mantenere un impianto che consenta di incentivare comportamenti virtuosi nelle imprese attraverso il sistema degli appalti pubblici.
La legge regionale e i limiti costituzionali
Nel suo intervento, Fico ha ricordato il percorso della proposta normativa regionale, che prevedeva un sistema di premialità per le imprese che applicano un salario minimo pari a 9 euro lordi l’ora. Tale criterio avrebbe inciso sull’assegnazione di punteggi nei bandi pubblici regionali e degli enti strumentali. Il presidente ha ribadito che il salario minimo è una materia di competenza statale e che le Regioni non possono legiferare direttamente in materia retributiva. L’impostazione iniziale della Campania si inseriva nel solco di iniziative simili già discusse in altre realtà regionali, poi oggetto di attenzione da parte della Corte costituzionale. Il riferimento è anche alla vicenda della legge regionale della Toscana, successivamente impugnata e oggetto di intervento della Consulta su iniziativa del governo.
Gli emendamenti in Consiglio regionale
Fico ha spiegato che la Regione sta lavorando a una revisione del testo per superare i profili di incostituzionalità evidenziati dalla giurisprudenza. “Adesso la nostra legge è in Consiglio regionale e stiamo lavorando su degli emendamenti che possano essere compatibili con i rilievi espressi dalla Corte costituzionale”, ha dichiarato il presidente. L’obiettivo è trasformare la proposta in uno strumento di indirizzo indiretto, capace di incidere sui criteri di accesso agli appalti pubblici senza intervenire direttamente sulla determinazione dei salari.
In questa prospettiva, la Regione punta a rafforzare i meccanismi di premialità per le imprese che garantiscono standard retributivi più elevati e condizioni contrattuali più tutelate. Fico ha inoltre indicato il salario minimo come “uno dei punti fondamentali del programma del fronte progressista alle elezioni nazionali”, inserendo così il tema in un quadro politico più ampio.

Lavoro nero e sicurezza nei luoghi di lavoro
Nel suo intervento al congresso della Uil Campania, il presidente della Regione ha affrontato anche il tema del lavoro irregolare e della sicurezza. “Dobbiamo lottare contro il lavoro nero, aumentando sicuramente tutti i controlli possibili e immaginabili”, ha affermato Fico, sottolineando la necessità di rafforzare l’attività ispettiva sul territorio.
Il governatore ha evidenziato il legame tra irregolarità e condizioni di sicurezza: “Spesso dove c’è il lavoro nero c’è anche insicurezza nei luoghi di lavoro”. Per questo motivo, ha annunciato un intervento rivolto alle aziende sanitarie locali, chiedendo un rafforzamento delle procedure di controllo negli appalti. “Ho scritto una lettera importante a tutte le Asl affinché, negli appalti, rafforzino ogni procedura sulla sicurezza. Non ci deve sfuggire niente”, ha dichiarato.
Un tema al centro del dibattito politico nazionale
La discussione sul salario minimo si inserisce in un contesto nazionale ancora aperto, in cui il confronto tra forze politiche resta acceso. Da un lato la richiesta di una soglia minima retributiva garantita, dall’altro i vincoli costituzionali che limitano l’intervento delle Regioni. In questo quadro, la Campania prova a muoversi lungo una linea di equilibrio: da un lato il rispetto delle competenze statali, dall’altro la volontà di utilizzare gli strumenti amministrativi e gli appalti pubblici come leva per migliorare le condizioni di lavoro. Fico ha ribadito che il tema non è destinato a restare confinato a livello regionale, ma rappresenta una delle questioni centrali del dibattito politico futuro sul lavoro in Italia.


