Le indagini dei carabinieri e della Procura puntano a individuare il basista che avrebbe fornito ai rapinatori informazioni decisive sui sistemi di sicurezza della banca
A poco più di due mesi dalla rapina con venticinque ostaggi nella filiale di piazza Medaglie d’Oro della banca Crédit Agricole, le indagini coordinate dalla Procura e condotte dai carabinieri stanno concentrando l’attenzione su un possibile “basista” interno alla rete criminale. Gli investigatori ritengono che la banda abbia agito con una pianificazione accurata, supportata da informazioni dettagliate sui sistemi di sicurezza e sulla disposizione dei locali. Nel quadro investigativo emergono inoltre falsi alibi predisposti da alcuni sospettati per depistare i controlli.
Le indagini e il ruolo della presunta “talpa”
Gli inquirenti mantengono il massimo riserbo, ma nel fascicolo d’indagine figurano già diversi nominativi ritenuti di interesse investigativo. Secondo quanto trapela dagli ambienti investigativi, si tratterebbe di soggetti esperti, presumibilmente legati a contesti criminali radicati tra il Rione Sanità, i Tribunali e l’area di piazza San Gaetano. Al centro dell’attenzione degli investigatori c’è soprattutto la figura di un possibile complice esterno alla banda operativa, indicato come colui che avrebbe fornito informazioni decisive sulla distribuzione degli spazi interni della filiale, sulla posizione del caveau e sui sistemi di allarme. Un elemento considerato determinante per la riuscita dell’azione. La Procura, guidata dal pool Sicurezza urbana, e i carabinieri del comando provinciale stanno ricostruendo i contatti tra i vari soggetti coinvolti, verificando anche eventuali canali di comunicazione utilizzati prima del colpo.

La dinamica della rapina alla filiale di piazza Medaglie d’Oro
La rapina risale alla mattina del 16 aprile, quando tre individui sono entrati nella filiale con il volto coperto da calzamaglie e maschere. All’esterno era parcheggiata un’Alfa Romeo Giulietta nera con targa clonata in cartone, risultata poi rubata in provincia di Caserta. Una volta all’interno, i rapinatori hanno utilizzato pistole giocattolo ma realistiche per minacciare dipendenti e clienti, rinchiudendo 25 persone in uno stanzino accessibile tramite badge. Contestualmente, altri membri della banda sarebbero entrati dal sottosuolo, attraverso una rete fognaria collegata a un locale vicino al caveau.
Da lì, secondo la ricostruzione investigativa, il gruppo avrebbe avuto accesso a un’area adiacente alle cassette di sicurezza, svuotandone circa quaranta prima di dileguarsi. Il bottino è stato sottratto durante un’azione coordinata che ha sfruttato anche la presenza degli ostaggi come diversivo.
Le forze dell’ordine hanno circondato l’istituto di credito e, alle 13.30, hanno consentito l’uscita delle persone bloccate all’interno sfondando una vetrata su via Ugo Niutta. L’assedio è proseguito fino al pomeriggio, fino all’intervento dei reparti speciali del GIS dei carabinieri, che hanno fatto irruzione senza trovare i rapinatori, già fuggiti attraverso il sottosuolo.
Falsi alibi e strategie di depistaggio
Nel corso delle indagini sono emersi elementi relativi alla predisposizione di falsi alibi da parte di alcuni indagati o soggetti ritenuti vicini alla banda. Tra questi risultano viaggi mai effettuati e certificazioni mediche potenzialmente utilizzate per giustificare assenze nel giorno del colpo.
Gli investigatori stanno verificando la solidità di tali giustificazioni, ipotizzando la possibile esistenza di una rete di supporto logistico e di copertura. In parallelo, si stanno analizzando eventuali collegamenti con una rapina avvenuta il 16 gennaio 2023 a Giugliano, ai danni di una filiale bancaria, oggetto di una più ampia inchiesta della Procura di Napoli Nord.
Un’indagine ancora in corso
Il lavoro investigativo prosegue su più livelli: dall’analisi dei dispositivi utilizzati alla ricostruzione dei movimenti dei sospettati, fino allo studio delle modalità operative della banda. L’utilizzo di cellulari “usa e getta” e la suddivisione dei ruoli tra i membri del gruppo confermano, secondo gli inquirenti, un alto livello di pianificazione. La Procura e i carabinieri ritengono che l’individuazione della “talpa” possa rappresentare un passaggio decisivo per ricostruire l’intera filiera del colpo e risalire ai responsabili principali. Le prossime settimane saranno cruciali per chiarire il quadro complessivo dell’indagine.


