rainbow center
Il 17 maggio il primo evento in vista dell'apertura del Rainbow Center
📍 Giugliano

15 Maggio 2026

Fabio Iuorio

Giugliano, nasce il Rainbow Center: un bene confiscato diventa presidio di diritti

Il 17 maggio, giornata simbolica contro l’omotransfobia, segna l’avvio del cantiere civico che darà vita al Rainbow Center promosso da i Ken APS ETS.

Domenica 17 maggio Giugliano in Campania entra nella mappa dei luoghi dove la legalità non è solo una parola scritta sui manifesti, ma qualcosa che si costruisce con le mani. In via G. Puoti 1, a partire dalle dieci del mattino, decine di persone si metteranno al lavoro per rimettere in sesto uno stabile confiscato alla criminalità organizzata. Quello spazio, liberato dal controllo della camorra, è destinato a diventare il Rainbow Center, un centro dedicato all’ascolto e al sostegno delle persone LGBT+ nel territorio a nord di Napoli.

Dalla confisca alla comunità: il lungo viaggio di uno stabile

L’immobile di via G. Puoti era, fino a non molto tempo fa, dentro le maglie di quell’economia illegale che in certi territori della Campania ha dettato regole e controllato risorse per decenni. La confisca ha interrotto quel percorso, ma sottrarre un bene alla criminalità non basta: perché quella trasformazione diventi davvero definitiva, lo stabile deve tornare a vivere, deve riempirsi di persone, di storie, di relazioni. Ed è esattamente quello che i Ken APS ETS ha deciso di fare, con il sostegno della Regione Campania, dell’Ambito Territoriale Sociale n. 14 e del Comune di Giugliano. Il cantiere civico del 17 maggio è il punto di partenza visibile di un progetto che affonda le radici in anni di lavoro sul campo, nel welfare, nell’antidiscriminazione, nell’accoglienza di chi si trova ai margini.

Rainbow Center
La locandina dell’evento

Il 17 maggio non è una data qualunque

Scegliere la Giornata Internazionale contro l’Omofobia, la Bifobia e la Transfobia per dare il via ai lavori non è stata una decisione casuale. Il 17 maggio ricorda il 1990, anno in cui l’Organizzazione Mondiale della Sanità eliminò l’omosessualità dalla lista delle malattie mentali: una data che nel tempo è diventata simbolo globale della lotta alle discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere. Aprire un cantiere civico proprio in quel giorno significa caricare ogni secchio, ogni guanto, ogni pennello di un significato che va oltre il lavoro manuale. Significa dire che in questo territorio l’inclusione non è un concetto astratto, ma un processo concreto che si avvia con gesti quotidiani, collettivi, accessibili a tutti.

Nessun requisito per partecipare: basta volerlo

Uno degli aspetti più interessanti di questa iniziativa è la sua soglia d’ingresso quasi inesistente. Non serve essere volontari esperti, avere competenze specifiche o essere parte di un’associazione. Gli organizzatori hanno immaginato una partecipazione aperta e modulare: chi può portare attrezzi e rimboccarsi le maniche lo faccia, chi preferisce contribuire con qualcosa da mangiare o da bere è ugualmente benvenuto, chi vuole solo stare lì e osservare, anche. Questa logica di partecipazione allargata riflette una visione precisa: i centri comunitari non appartengono solo a chi li gestisce, ma a chi li abita, e un luogo si abita davvero solo se si è stati parte della sua nascita.

La struttura si trova a pochi passi dalla fermata “Giugliano” della Linea 11 Piscinola-Aversa, quindi raggiungibile comodamente anche da chi non ha un mezzo proprio.

Il precedente di Napoli: quando il modello funziona già

I Ken APS ETS non arriva a questo appuntamento senza esperienza. Nel capoluogo campano l’associazione coordina da tempo il Rainbow Center Napoli, un progetto cresciuto anch’esso dentro le mura di un immobile sottratto alla camorra. Quel centro è diventato nel tempo un punto di approdo per ragazze e ragazzi colpiti da episodi di violenza, ostracismo familiare o discriminazione sul lavoro legati alla loro identità. Ha costruito reti, ha formato operatori, ha accompagnato persone attraverso percorsi spesso molto difficili. A Giugliano si prova a replicare quella formula in un contesto che ha caratteristiche proprie: il territorio dell’area nord di Napoli esprime bisogni sociali intensi, e la scarsità di spazi aggregativi sicuri e accoglienti per le persone LGBT+ è una realtà documentata. Il nuovo centro punta a colmare almeno in parte quel vuoto, offrendo un punto fisico dove trovare ascolto, orientamento e vicinanza.

Un presidio che vale più di un edificio

Quello che prende forma a Giugliano domenica 17 maggio è qualcosa che supera la dimensione architettonica. Non si tratta di ristrutturare un immobile, ma di ridare senso civile a uno spazio che ne era stato privato. In un pezzo di Campania dove il confine tra legalità e illegalità è stato per troppo tempo mobile e incerto, ogni progetto che radica diritti nel territorio è anche una risposta culturale, prima ancora che sociale.

Il Rainbow Center Giugliano nasce come spazio di libertà. E domenica comincia a costruirsi, un mattone alla volta, insieme a chiunque vorrà esserci.

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