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12 Giugno 2026

Paolo Marsico

“Essere donna nell’antica Pompei”, la mostra fotografica sul ruolo femminile nella lontana civiltà pompeiana, fa il suo esordio ad Oslo

Una mostra su cosa volesse dire essere donna nell’antica Pompei arrivata fino in Norvegia

Una versione, fatta di immagini, della molto più ampia esposizione di reperti e testimonianze allestita presso la Palestra Grande del Parco Archeologico di Pompei fino allo scorso gennaio, allestita ad Oslo, in Norvegia. Le condizioni dell’universo femminile della Pompei di duemila anni fa, presso la sala polifunzionale dell’IIC – Istituto Italiano di Cultura.

Il progetto

L’idea dell’esposizione nasce dalla collaborazione dell’Istituto culturale con il Parco Archeologico di Pompei, e ripropone, in una versione per immagini, parte della grande esposizione allestita proprio nella Palestra Grande per quasi un anno. Ad inaugurare la mostra norvegese una conferenza stampa che ha visto protagoniste Monica Salvadori e Monica Baggio, docenti di Archeologia classica presso l’Università di Padova, nonché curatrici della mostra stessa insieme a Francesca Ghedini.

Brocca
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In quell’occasione è stato illustrato al pubblico norvegese il senso completo della stessa esposizione, ponendo come condizione primaria l’esigenza della ricerca che è alla base di tutto il lavoro svolto per arrivare poi ad una simile esperienza. Da una serie di preziosi documenti e reperti è stato, infatti, possibile ricostruire la stessa condizione della donna in quell’epoca.

Tra i partecipanti all’evento anche l’Ambasciatore italiano in Norvegia, Stefano Nicoletti e i professori Knut Ødegård e Jon Iddeng, trai massimi esperti di storia e archeologia romana in Norvegia. Pompei ancora una volta si conferma osservatorio privilegiato per la conoscenza degli aspetti di vita quotidiana dei suoi abitanti di duemila anni fa. Con questo progetto, poi, l’attenzione si sposta, nel dettaglio, sulla condizione della donna nella stessa società romana.

La mostra

La mostra fotografica “Essere donna nell’Antica Pompei”, potrà essere visitata fino al 4 novembre 2026, secondo gli orari di apertura dell’Istituto Italiano di Cultura di Oslo. Ogni materiale disponibile è utilizzato su concessione del Ministero della Cultura – Parco Archeologico di Pompei. Le foto sono state realizzate da Luigi Spina, Silvia Vacca e Amedeo Benestante.

Questa mostra – ha spiegato la direttrice dell’IIC Raffaella Giampaola – vuole offrire al pubblico norvegese la possibilità di conoscere più da vicino uno dei siti archeologici più straordinari al mondo. Il tutto, favorendo una comprensione più ricca e sfaccettata dell’antichità. La prospettiva femminile consente di raccontare la storia non solo attraverso grandi eventi e figure di potere, ma anche attraverso le esperienze quotidiane di donne appartenenti a diversi ceti sociali”

“In un contesto contemporaneocontinua – caratterizzato da una crescente attenzione ai temi dell’inclusione e della valorizzazione del contributo femminile alla storia, questa mostra assume un significato particolarmente attuale. Essa promuove il dialogo interculturale. Rafforza i legami tra Italia e Norvegia e invita i visitatori a riflettere. Sulle continuità e sui cambiamenti nella condizione delle donne nel corso dei secoli. Dimostrando come il patrimonio culturale possa essere uno strumento di conoscenza, confronto e crescita condivisa”.

Le parole del direttore del Parco Archeologico di Pompei

Anche questo progetto espositivo – spiega il direttore del Parco Archeologico di Pompei – Gabriel Zuchtriegel – aggiunge il direttore – ci fa capire che l’ultima parola su cosa significava essere una donna nell’antica Pompei non è ancora stata pronunciata. In virtù di questo, la nuova mostra fotografica di Oslo rappresenta un momento importante per quel processo continuo di revisione e riflessione. Un invito a cercare, dietro l’immagine familiare e acclamata della città antica, un’altra Pompei. È esattamente quel processo che si chiama ricerca e che sta alla base di ogni progetto culturale. Questa tappa internazionale dimostra che l’indagine non si è fermata nel 2025, ma continua a evolversi e a dialogare con il mondo“.

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