Frutti di mare. Foto da Stylo24.
Frutti di mare. Foto da Stylo24.
📍 Napoli

23 Marzo 2026

Chiara Imbimbo

Crisi frutti di mare, pescivendoli in protesta a Palazzo San Giacomo: “Siamo rovinati”. Chiesta a Manfredi trasparenza comunicativa

Gli addetti del settore denunciano anche una comunicazione mediatica errata che genera allarmismi e rischia di mettere in ginocchio un comparto vitale.

Protesta davanti a palazzo San Giacomo da parte di un centinaio di pescivendoli preoccupati delle serie ripercussioni economiche che le loro attività vivranno sulla scia dell’ondata di contagi di epatite A. Gli operatori chiedono al sindaco Manfredi e ai media una comunicazione trasparente per rassicurare i consumatori dopo i casi di epatite A. La categoria sollecita informazioni chiare per contrastare il calo delle vendite causato dai recenti divieti regionali sul consumo di frutti di mare crudi.

L’impatto economico dell’ordinanza

Il portavoce dei commercianti contesta duramente il divieto indiscriminato, esigendo che le autorità individuino la vera causa dell’aumento dei contagi da epatite A. I pescatori accusano la stampa superficiale e le fake news circolanti online di alimentare una campagna denigratoria che distrugge il settore.

“Non si può ridurre tutto a un divieto, senza aver stabilito la vera causa e definito i reali confini dell’aumento dei casi di epatite. Il sindaco – spiega un portavoce – deve capire che con questa ordinanza, accompagnata da una campagna denigratoria di stampa superficiale e da false notizie che circolano su internet, si rischia di mettere in strada centinaia di famiglie.“, afferma uno dei portavoce.

La protesta esorta il sindaco Manfredi a valutare l’impatto economico dell’ordinanza, che minaccia la sopravvivenza di centinaia di famiglie. Gli operatori chiedono definizioni chiare sui confini dell’emergenza per evitare che un allarmismo ingiustificato metta in strada i lavoratori, trasformando una crisi sanitaria in un disastro sociale permanente.

Gaetano Manfredi, Rischio ambientale Gianturco
Gaetano Manfredi

“Siamo rovinati”

I commercianti denunciano un collasso economico senza precedenti, dichiarando di essere ormai rovinati a causa del blocco totale delle vendite. Gli operatori descrivono una domenica drammatica, segnata dal crollo verticale degli incassi e dall’assenza di clienti nei mercati della provincia.

Il portavoce contesta duramente la gestione della comunicazione, accusando i media di associare impropriamente l’allarme per l’epatite A alle immagini delle cozze. Secondo i manifestanti, questa associazione visiva induce i consumatori a boicottare l’intero settore ittico, paralizzando il commercio locale.

“Siamo rovinati, nessuno compra più niente ed è per questo che siamo qui, dopo una domenica drammatica sotto il profilo degli incassi”. “Si parla di epatite A e si fanno vedere le immagini di cozze. E’ chiaro che così nessuno le compra più. Se c’è un problema bisogna individuarlo ed affrontarlo.”, continua.

I pescivendoli esigono che le autorità individuino con precisione l’origine del problema sanitario per affrontarlo in modo mirato, evitando generalizzazioni distruttive. La categoria chiede un intervento immediato per fermare il danno d’immagine che colpisce i prodotti sicuri, sottolineando la necessità di isolare le criticità senza condannare a morte un intero comparto produttivo già stremato dalla crisi.

Un lungo periodo di incubazione che confonde

Un secondo portavoce dei manifestanti contesta l’imprecisione delle indagini epidemiologiche, sottolineando come il lungo periodo di incubazione del virus renda impossibile stabilire con certezza cosa e dove abbiano mangiato i pazienti colpiti. La categoria esige che le autorità ascoltino queste istanze urgenti, denunciando la fragilità delle attuali accuse contro il settore ittico.

“L’incubazione, come si sa, dura settimane ed è difficile stabilire in questo tempo cosa e dove abbia mangiato la persona che poi risulta colpita dal virus”, aggiunge un altro portavoce. “Ci aspettiamo che qualcuno ascolti le nostre istanze, altrimenti la prossima volta ritorneremo in piazza portandoci anche le famiglie”, conclude. 

Gli operatori minacciano di inasprire la protesta, dichiarandosi pronti a tornare in piazza con le famiglie se le istituzioni non forniranno risposte concrete. I commercianti rivendicano una gestione scientifica dell’emergenza per evitare che incertezze temporali distruggano ingiustamente l’economia di un intero comparto produttivo.

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