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15 Maggio 2026

Cristina Siciliano

Dallo scavo del 1961 a oggi: l’identità di un medico emerge dall’Orto dei Fuggiaschi di Pompei grazie a nuove analisi

Una scoperta archeologica restituisce la professione di una delle vittime dell’eruzione del 79 d.C

A Pompei, l’Orto dei Fuggiaschi continua a rivelare segreti. A distanza di oltre sessant’anni dallo scavo condotto da Amedeo Maiuri nel 1961, nuove analisi hanno permesso di identificare una delle vittime dell’eruzione del Vesuvio del 79 d.C.: un uomo che era probabilmente un medico. La scoperta, annunciata oggi dal Parco Archeologico di Pompei, si basa sullo studio di un piccolo astuccio rinvenuto all’interno di un calco umano, tra i quattordici corpi trovati nell’area che allora era un vigneto. Le prime osservazioni evidenziavano strumenti e oggetti personali, ma solo l’impiego delle moderne tecniche diagnostiche ha consentito di confermare l’ipotesi di una professione medica. L’analisi ha permesso di ricostruire dettagli della vita quotidiana di un uomo colto dalla tragedia mentre cercava di mettersi in salvo.

Gli strumenti e l’astuccio medico

Le indagini sui reperti conservati nei depositi del Parco Archeologico hanno portato alla luce un corredo di grande interesse: una cassettina in materiale organico con elementi metallici, una borsa in tessuto contenente monete in bronzo e argento e strumenti compatibili con un set medico.

Grazie a radiografie e tomografie condotte presso la Casa di Cura Maria Rosaria di Pompei, gli esperti hanno individuato all’interno dell’astuccio una lastrina in ardesia, utilizzata per preparare sostanze medicali o cosmetiche, e piccoli strumenti metallici interpretabili come utensili chirurgici. Questo ritrovamento consente di avanzare l’ipotesi che la vittima fosse un medicus, fornendo un raro indizio sulla professione esercitata nell’antica città. L’approccio diagnostico ha incluso scansioni TC con supporto di Intelligenza Artificiale e ricostruzioni tridimensionali, consentendo di studiare il contenuto del calco senza danneggiarlo. La cassettina mostrava una sofisticata struttura meccanica, con sistema di chiusura a rotella dentata, testimonianza di una cura artigianale e tecnica avanzata.

Foro Pompei
Il Foro di Pompei

Interdisciplinarità e ricostruzione storica

La ricerca, che ha richiesto la collaborazione tra archeologi, restauratori, antropologi fisici, archeobotanici, numismatici, radiologi e specialisti della modellazione digitale, ha restituito non solo oggetti, ma una storia umana concreta. L’uomo sembra essere stato sorpreso dalla nube piroclastica mentre tentava di uscire dalla città attraverso Porta Nocera, portando con sé strumenti del mestiere per continuare a vivere altrove o per aiutare altri, anche nel momento della fuga.

Già duemila anni fa, c’era chi il medico non lo faceva solo in orario di ricevimento, ma lo era in ogni momento – ha dichiarato Gabriel Zuchtriegel, direttore del Parco Archeologico –. Dedichiamo questa piccola ma significativa scoperta a tutti coloro che oggi continuano a svolgere questo mestiere con senso di responsabilità e servizio alla comunità”.

La scoperta conferma il valore straordinario dei depositi del Parco Archeologico di Pompei come archivio vivo di storie ancora da ricostruire. Dimostra inoltre l’importanza dell’integrazione tra ricerca umanistica e innovazione scientifica per approfondire la conoscenza del mondo antico.

Implicazioni per la ricerca futura

L’identificazione del medico dell’Orto dei Fuggiaschi apre nuove prospettive per lo studio dei calchi pompeiani. L’uso di tecnologie non invasive permette di analizzare reperti antichi conservati da decenni, rivelando dettagli prima impensabili. Le ricostruzioni tridimensionali e le analisi diagnostiche digitali potranno essere applicate ad altri calchi, ampliando la comprensione delle ultime ore vissute dalle vittime dell’eruzione. Questo caso dimostra come il dialogo tra archeologia, diagnostica medica e restauro possa trasformare reperti apparentemente statici in testimonianze dinamiche di vite sospese nel tempo.

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