Oppido caso Domenico
A sinistra Guido Oppido, a destra Patrizia Mercolino, madre di Domenico Caliendo
📍 Napoli

3 Marzo 2026

Angela Capasso

Caso Domenico, Oppido rompe il silenzio: “Ho fatto tutto bene”. La madre replica: “La vittima è solo mio figlio”

Il cardiochirurgo si definisce “vittima” e rivendica la correttezza dell’intervento. La famiglia parla di “sconcerto” per il verbale della riunione del 30 dicembre

“Io ho fatto le cose che dovevo fare e le ho fatte anche bene. Sono una vittima”.

Per la prima volta interviene pubblicamente il cardiochirurgo Guido Oppido, che ha eseguito il trapianto sul piccolo Domenico Caliendo, morto dopo l’intervento. Le dichiarazioni sono state rese nel corso della trasmissione televisiva “Lo stato delle cose”.

Alla domanda sul prelievo anticipato del cuore malato rispetto all’arrivo in sala operatoria dell’organo del donatore, Oppido non entra nel merito tecnico ma ribadisce la correttezza del proprio operato.

Parole che hanno immediatamente provocato la replica della madre del bambino. “Non commento. Ma la vittima è solo Domenico”, ha fatto sapere attraverso il proprio legale.

La posizione del chirurgo

Oppido si definisce “vittima” in una vicenda che è al centro di un’inchiesta per omicidio colposo e che ha già determinato provvedimenti interni e accertamenti disciplinari. La sua linea è chiara: nessun errore nell’atto chirurgico.

Una posizione che, sul piano pubblico, segna una presa di distanza dalle ricostruzioni che parlano di una “catena di errori” nelle procedure di espianto e trapianto.

L'avvocato Francesco Petruzzi
L’avvocato Francesco Petruzzi

La replica della famiglia

La madre del piccolo Domenico, tramite l’avvocato Francesco Petruzzi, ha espresso “sconcerto” anche in relazione a quanto emergerebbe dal verbale sintetico di una riunione urgente convocata il 30 dicembre scorso dai vertici dell’Azienda ospedaliera dei Colli.

L’incontro si sarebbe svolto sette giorni dopo il trapianto.

Secondo quanto riferito dal legale, in quella sede il primario Oppido avrebbe ribadito la “bontà degli atti chirurgici”, definendo il cuore “perfettamente prelevato e integro” e il trapianto tecnicamente corretto, senza perdite ematiche nelle anastomosi.

Il riferimento all’autopsia

Nel verbale, sempre secondo la ricostruzione della difesa, Oppido avrebbe inoltre dichiarato che avrebbe chiesto egli stesso un riscontro autoptico qualora si fosse verificato l’exitus, a tutela della propria reputazione professionale.

Un passaggio che la famiglia ritiene centrale.

“La mamma del bimbo chiede di fare chiarezza su questo e sugli altri aspetti della vicenda”, ha precisato il legale.

Ospedale Monaldi
Ospedale Monaldi

Il nodo delle responsabilità

Il caso resta ora nelle mani della magistratura. Le verifiche tecniche – dall’autopsia all’analisi delle procedure di conservazione e trapianto dell’organo – dovranno stabilire eventuali responsabilità individuali e organizzative.

Nel frattempo, il confronto si sposta anche sul piano pubblico. Da un lato il chirurgo che rivendica la correttezza dell’intervento. Dall’altro la famiglia che contesta la narrazione e chiede accertamenti puntuali su ogni fase dell’operazione.

Una vicenda ancora aperta

L’inchiesta dovrà chiarire diversi aspetti: le modalità del prelievo, la conservazione dell’organo, le tempistiche operatorie e le decisioni cliniche assunte dopo il trapianto. Le dichiarazioni di Oppido rappresentano un passaggio significativo, perché fissano ufficialmente la sua linea difensiva.

La famiglia, invece, ribadisce che l’unica vittima della vicenda è il bambino. La verità, ora, è affidata agli accertamenti tecnici e giudiziari. E sarà su quel terreno che si giocherà la fase decisiva del procedimento.

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