Il Gup del Tribunale di Salerno ha assolto l’imputato con la formula “per non aver commesso il fatto” nel primo stralcio dell’inchiesta sull’omicidio del sindaco di Pollica, Angelo Vassallo
Si chiude con un’assoluzione il primo capitolo processuale legato all’omicidio del sindaco di Pollica, Angelo Vassallo, ucciso il 5 settembre 2010 ad Acciaroli. Il Gup del Tribunale di Salerno ha assolto l’ex collaboratore di giustizia Romolo Ridosso nel procedimento celebrato con rito abbreviato. La Procura aveva chiesto per lui una condanna a sette anni e quattro mesi di reclusione.
La sentenza del Gup nel rito abbreviato
La decisione è stata pronunciata dal Gup del Tribunale di Salerno al termine del giudizio abbreviato che vedeva Ridosso come unico imputato nel primo stralcio dell’inchiesta. L’ex collaboratore di giustizia, assistito dagli avvocati Michele Avino e Sergio Mazzone, era accusato di concorso nell’organizzazione del delitto. Secondo le ricostruzioni, l’uomo avrebbe avuto un ruolo marginale nella fase preparatoria dell’omicidio, in particolare partecipando a un sopralluogo nei giorni precedenti l’agguato. L’attività sarebbe stata, nelle ipotesi investigative, funzionale a un’azione inizialmente pensata come gambizzazione e poi sfociata nell’omicidio.
Nel corso della requisitoria, il pubblico ministero Elena Guarino aveva ricostruito il quadro accusatorio, sottolineando la presunta partecipazione dell’imputato ad alcuni momenti precedenti al delitto e ritenendo attendibili alcune sue dichiarazioni, pur evidenziando contraddizioni nelle versioni rese nel tempo.
L’impianto accusatorio della Procura
Secondo la ricostruzione della Direzione Distrettuale Antimafia di Salerno, il movente dell’omicidio resterebbe collegato a un presunto traffico di droga scoperto dal sindaco e alla volontà di impedirne la denuncia alle autorità. In questo contesto si sarebbe inserita l’organizzazione dell’agguato avvenuto la sera del 5 settembre 2010. Per la Procura, Ridosso avrebbe partecipato a una fase di supporto logistico e conoscitivo, utile alla pianificazione dell’azione criminale. L’impianto accusatorio non è stato però accolto dal giudice per l’udienza preliminare, che ha pronunciato l’assoluzione con la formula piena. La Procura di Salerno aveva chiesto la condanna a sette anni e quattro mesi di reclusione, richiesta che non ha trovato accoglimento nella sentenza emessa al termine del rito abbreviato.

Le reazioni della famiglia Vassallo
Dura la reazione dei familiari del sindaco. Secondo quanto riporta Il Corriere, il fratello Dario Vassallo ha definito la sentenza una delusione, sottolineando come neppure la difesa dell’imputato avesse chiesto l’assoluzione: «C’è qualcosa che non quadra e che non riesco a capire», ha dichiarato, esprimendo forte perplessità sull’esito del procedimento.
Il figlio Antonio Vassallo ha espresso amarezza per la decisione: «Sono molto amareggiato», ha affermato, ribadendo la convinzione che la ricostruzione della Procura resti quella più solida. Ha inoltre sottolineato come, a suo avviso, dalle dichiarazioni dell’imputato emergerebbero elementi considerati rilevanti per una diversa valutazione della responsabilità. La Fondazione dedicata alla memoria del sindaco ha ribadito, attraverso una nota, la richiesta di verità e giustizia, pur nel rispetto delle decisioni della magistratura.
Il processo sugli altri imputati e gli sviluppi dell’inchiesta
Il procedimento complessivo sull’omicidio di Vassallo prosegue con altri filoni. Il 9 luglio è previsto l’avvio del processo con rito ordinario per l’ex brigadiere Lazzaro Cioffi e per l’imprenditore Giuseppe Cipriano, indicati tra i presunti coinvolti nell’organizzazione del delitto. È previsto inoltre un ulteriore capo d’imputazione per traffico di stupefacenti a carico di un altro imputato. Resta aperta anche la posizione di altri indagati, tra cui quella del colonnello Fabio Cagnazzo, per il quale la Procura di Salerno e la Procura Generale hanno presentato appello contro la decisione di non luogo a procedere emessa in fase preliminare.
Il fascicolo resta uno dei più complessi e articolati degli ultimi anni in Campania, con numerose parti civili costituite, tra cui istituzioni nazionali, enti locali e associazioni, oltre ai familiari della vittima.

