Blitz della Polizia all’alba: in manette tre pluripregiudicati accusati di omicidio aggravato da modalità mafiose
Svolta nelle indagini sull’omicidio di Raffaele Cinque, ucciso a Napoli il 21 gennaio 2024. Dalle prime ore dell’alba, la Polizia di Stato ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di tre uomini, tutti con precedenti penali, ritenuti gravemente indiziati del delitto. L’operazione è stata disposta dalla Procura della Repubblica di Napoli e si è sviluppata attraverso arresti e perquisizioni in diverse aree della città.
Le accuse contestate riguardano l’omicidio pluriaggravato e il porto abusivo di armi da fuoco. Secondo quanto emerso dalle indagini, durante l’agguato sarebbero state utilizzate almeno due pistole. A rendere più grave il quadro accusatorio è l’aggravante delle modalità mafiose, elemento che colloca il delitto in un contesto riconducibile alla criminalità organizzata. Contestualmente agli arresti, gli investigatori hanno eseguito numerose perquisizioni con l’obiettivo di acquisire ulteriori elementi utili a consolidare l’impianto probatorio.
L’agguato nell’abitazione e il tentativo di fuga
Il delitto risale alla notte del 21 gennaio 2024. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, Raffaele Cinque si trovava nella sua abitazione in via dello Scirocco quando qualcuno ha suonato alla porta. L’uomo avrebbe aperto senza esitazione, segno che conosceva i suoi aggressori o comunque non li riteneva una minaccia. La situazione è precipitata nel momento in cui si è trovato di fronte le armi puntate. A quel punto Cinque ha tentato una fuga disperata, lanciandosi dal balcone dell’appartamento. Un gesto estremo che non è bastato a salvarlo: l’uomo è morto a seguito dell’agguato. Le modalità dell’omicidio, caratterizzate da un’azione pianificata e dalla fiducia iniziale della vittima nei confronti dei suoi assassini, sono state fin da subito considerate indicative di un contesto criminale strutturato.
Il profilo della vittima e i legami con l’ambiente criminale
Raffaele Cinque, 50 anni, non risultava formalmente coinvolto in procedimenti per associazione mafiosa. Tuttavia, secondo gli investigatori, gravitava in ambienti vicini al clan Contini, uno dei gruppi storici della criminalità organizzata napoletana. Il suo passato era segnato da numerosi precedenti penali, tra cui furti, rapine, estorsioni e un tentato omicidio. Negli ambienti investigativi veniva descritto come un soggetto attivo soprattutto nei furti di scooter e nelle cosiddette attività di “cavallo di ritorno”, pratica illegale che consiste nel chiedere denaro per la restituzione di beni rubati.
Nonostante il profilo criminale, Cinque non era mai stato raggiunto da accuse formali legate a strutture associative di tipo mafioso, elemento che ha reso inizialmente più complessa la ricostruzione del movente.

Le ipotesi sul movente e lo sviluppo delle indagini
Sin dalle prime fasi successive all’omicidio, tra le piste investigative era emersa quella di una possibile vendetta legata a dinamiche interne alla criminalità locale. In particolare, si era ipotizzato che Cinque potesse aver commesso uno “sgarro” in ambienti collegati a diverse aree della città, tra cui Poggioreale, Secondigliano e San Pietro a Patierno. Le indagini, sviluppate nell’arco di oltre due anni, hanno progressivamente delineato un quadro più definito, portando all’identificazione dei tre sospettati. Gli elementi raccolti hanno consentito alla Procura di richiedere e ottenere le misure cautelari eseguite nelle ultime ore.
L’attività investigativa prosegue per chiarire ulteriormente i dettagli dell’omicidio, verificare eventuali responsabilità aggiuntive e consolidare il quadro accusatorio in vista delle successive fasi giudiziarie.


