Matilde Sorrentino
Matilde Sorrentino

4 Maggio 2026

Cristina Siciliano

Il caso di Matilde Sorrentino, la “mamma coraggio” di Torre Annunziata: la Corte assolve il presunto mandante Tamarisco

La Corte d’Assise d’Appello di Napoli ha assolto Francesco Tamarisco dall’accusa di essere il mandante dell’omicidio di Matilde Sorrentino avvenuto nel 2004

Nel processo sull’omicidio di Matilde Sorrentino, avvenuto a Torre Annunziata il 26 marzo 2004, la Corte d’Assise d’Appello di Napoli ha assolto Francesco Tamarisco dall’accusa di essere il mandante del delitto. La decisione è arrivata nel primo pomeriggio e chiude un ulteriore capitolo giudiziario di una vicenda che da oltre vent’anni attraversa indagini, processi e sentenze contrastanti. L’esecuzione materiale dell’omicidio resta attribuita in via definitiva ad Alfredo Gallo, già condannato all’ergastolo.

La decisione della Corte d’Assise d’Appello di Napoli

La quinta sezione penale della Corte d’Assise d’Appello di Napoli, presieduta da Ginevra Abbamondi, ha assolto Francesco Tamarisco dall’accusa di essere il mandante dell’omicidio di Matilde Sorrentino. Tamarisco, difeso dagli avvocati Alessandro Pignataro e Valerio Spigarelli, era stato in precedenza condannato all’ergastolo sia in primo che in secondo grado per lo stesso ruolo.

La Corte di Cassazione aveva però annullato la sentenza disponendo un nuovo giudizio d’appello, ritenendo necessario un ulteriore esame del quadro probatorio e dell’attendibilità di alcune fonti dichiarative. Nel nuovo processo, i giudici hanno escluso la responsabilità di Tamarisco come mandante. Di conseguenza, ciò ha determinato la sua assoluzione. La decisione segna un punto di svolta in una vicenda giudiziaria complessa, caratterizzata da diversi ribaltamenti di giudizio nel corso degli anni.

Il delitto del 2004 e la condanna dell’esecutore

L’omicidio di Matilde Sorrentino è avvenuto il 26 marzo 2004 davanti alla sua abitazione nel Parco Trento di Torre Annunziata. La donna fu uccisa sulla soglia di casa da Alfredo Gallo, individuato come esecutore materiale e condannato in via definitiva all’ergastolo. Secondo la ricostruzione giudiziaria, l’agguato si consumò in un contesto di tensione legato alle denunce presentate dalla vittima negli anni precedenti.

Gallo, già ritenuto responsabile di altri gravi reati in passato, è stato individuato come autore materiale dell’omicidio e la sua condanna è rimasta definitiva. Nel corso delle indagini era emerso anche un possibile movente legato a una spedizione punitiva, maturata in un clima di forte conflittualità dopo le denunce della donna. Tuttavia, la figura del mandante ha subito nel tempo diverse ricostruzioni giudiziarie. Inoltre, si è giunti fino all’ultima pronuncia di assoluzione.

Corte di Appello di Napoli
Corte di Appello di Napoli

Le denunce sulla “scuola degli orrori” e le indagini

Tra il 1996 e il 1997 Matilde Sorrentino, insieme ad altre madri, denunciò presunti abusi ai danni di bambini della scuola elementare frequentata dalla figlia. Le accuse riguardavano un gruppo di minori che, secondo quanto raccontato, sarebbero stati allontanati durante le ore di lezione. Poi, sarebbero stati trasferiti in un’abitazione vicina, dove avrebbero subito violenze.

Le indagini successive portarono a diversi arresti e a due procedimenti paralleli. Alcuni imputati furono condannati in primo grado, mentre altri vennero successivamente assolti in appello. Tra le persone coinvolte figurava anche Francesco Tamarisco, inizialmente indicato da alcuni minori come presente ai fatti contestati. Poi egli fu assolto con formula piena in secondo grado da quelle accuse.

Un caso giudiziario ancora centrale nella memoria del territorio

L’omicidio di Matilde Sorrentino rimane uno dei casi più discussi della cronaca giudiziaria campana degli ultimi decenni. La sua figura è spesso ricordata come quella di una “mamma coraggio”, per aver denunciato presunti abusi su minori nonostante il contesto di forte pressione e omertà descritto nelle indagini dell’epoca.

A distanza di oltre vent’anni, il procedimento sul presunto mandante si chiude senza una responsabilità accertata, mentre resta definitiva la condanna dell’esecutore materiale. Nel tempo, alla memoria di Sorrentino sono state dedicate iniziative istituzionali e spazi di accoglienza per vittime di violenza, a testimonianza dell’impatto che la vicenda ha avuto sul territorio di Torre Annunziata e sul dibattito pubblico.

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