Maura Striano Assessora all'Istruzione e alle Famiglie.
Maura Striano Assessora all'Istruzione e alle Famiglie
📍 Napoli

17 Aprile 2026

Cristina Siciliano

Napoli a misura di bambino, l’assessora Striano: “Basta con il senso di colpa delle madri, il nido è il primo mattone del successo scolastico”

L’assessora all’Istruzione annuncia 28 nuovi interventi PNRR e chiede allo Stato il riconoscimento dei nidi come livelli essenziali di prestazione



Tra i cantieri di Materdei e le palazzine della periferia est, la battaglia per l’infanzia a Napoli si combatte metro su metro. Spesso contro i vandali che saccheggiano le scuole appena messe in sicurezza, altre volte contro una burocrazia che considera i bambini un “costo a domanda individuale“. Maura Striano, l’assessora all’Istruzione e alle Famiglie che ha preso in mano le redini del sistema educativo cittadino, parla di una Napoli a due velocità: dove la domanda satura i posti in poche ore e dove, invece, bisogna convincere le madri che il nido non è un abbandono, ma un diritto. “Dobbiamo rompere il tabù dei primi mille giorni”, spiega, tracciando un piano che va oltre l’edilizia scolastica per toccare il cuore della cittadinanza attiva, partendo dai piccolissimi.

Il tabù delle mamme a casa e la rivoluzione dei mille giorni

Il primo ostacolo non è la mancanza di cemento, ma un muro culturale che resiste nei quartieri. La concezione del nido come “servizio di compensazione” per madri lavoratrici è un retaggio degli anni ’70 che Napoli fatica a scrollarsi di dosso.

Noi dobbiamo fare una valutazione su due assi”, esordisce l’assessora Striano. “Un asse di tipo strutturale e uno di ordine culturale. C’è un’idea che nasce con l’istituzione dei nidi negli anni ’70, quando erano considerati servizi di compensazione per la conciliazione tra lavoro e vita familiare. Oggi siamo passati alla concezione del nido come servizio educativo, un cambiamento fondamentale che però non è ancora interiorizzato nelle culture familiari. Per molte famiglie mandare il bambino al nido, se la mamma non lavora, non è concepito. Anzi, viene vissuto con un senso di colpa: ‘Io sto a casa e non mi occupo di mio figlio?‘”.

La sfida è ribaltare questa narrazione: “Il nido è un diritto dei bambini ad accedere in modo precoce a opportunità fondamentali nei primi mille giorni di vita. Abbiamo personale specializzato con lauree specifiche. Molti studi documentano che quando un bambino frequenta il nido, il suo successo scolastico e la sua vita futura saranno più prevedibili, perché avrà acquisito abilità in una finestra cruciale della crescita. È un fatto culturale”.

Il cantiere Napoli: 28 interventi per sfidare il deserto

Mentre le liste d’attesa soffocano il Nord, il Sud combatte con la carenza strutturale. Napoli ha risposto con il piano “PNRR Futura”, un massiccio programma di edilizia scolastica che punta a cambiare il volto delle municipalità, tra riqualificazioni e abbattimenti. “Abbiamo degli obiettivi di servizio che ancora non siamo riusciti pienamente a raggiungere”, ammette Striano. “Speriamo di farcela nel 2026-2027 con la chiusura dei cantieri PNRR. Stiamo realizzando 28 interventi: ristrutturiamo, riqualifichiamo e in alcuni casi abbiamo costruito ex novo. Penso al nido Rocco Jemma a Materdei, che accoglierà un gran numero di bambini, o alle strutture a Calata Capodichino e via Valente”.

Ma costruire non basta se il territorio oppone resistenza fisica e sociale. “In quarta municipalità non abbiamo strutture di proprietà del Comune da trasformare in nidi. In altri contesti l’edilizia degli anni ’80 è degradata, a fine vita. E poi ci sono i paradossi: scuole appena messe in sicurezza che vengono saccheggiate, dove rubano impianti e termosifoni costringendoci a ricominciare da capo. C’è poi una mappatura incongruente: al Vomero o a Fuorigrotta la domanda satura subito la capienza, in altri quartieri come l’Amicizia abbiamo posti ma mancano le richieste”.

Oltre il cemento: il modello “Napoli” tra lettura e pedagogia d’eccellenza

Non c’è solo la sfida dei mattoni e dei solai. Per Maura Striano, l’espansione dei servizi deve camminare di pari passo con un’altissima qualità dell’offerta formativa, costruendo un’identità pedagogica cittadina che non abbia nulla da invidiare alle eccellenze del Nord. “Dal punto di vista della qualità, stiamo cercando di arricchire moltissimo la nostra offerta educativa attraverso una formazione continua,” sottolinea l’assessora. “Abbiamo un accordo con la Biennale Reggio Children, un’eccellenza internazionale, con cui stiamo costruendo un modello educativo cittadino basato sulla continuità 0-6 anni. Non vogliamo solo aprire stanze, ma riempirle di pensiero pedagogico“.

Un esempio concreto di questa “cura” è il progetto che mette i libri al centro della crescita fin dalla culla: “Insieme alla Fondazione De Agostini portiamo avanti ‘Il Libro come Cura’: tutti i nostri nidi hanno ora un polo di lettura e personale formato per utilizzare gli albi illustrati selezionati da psicologi e pedagogisti. Napoli è una ‘città che legge’ e vogliamo che lo faccia partendo dai piccolissimi. Stiamo investendo sullo sviluppo professionale dei nostri educatori, che sono appassionati e competenti, promuovendo anche l’outdoor education: gli spazi esterni non sono più semplici giardini, ma vere e proprie aule didattiche all’aperto“.

mani bambini con gioco didattico
mani bambini con gioco didattico – immagine di repertorio

La trappola dei “servizi a domanda”: l’appello allo Stato

C’è poi un nodo politico che l’assessora Striano solleva con forza: la natura stessa del servizio nidi nel quadro normativo nazionale. Finché lo Stato lo considererà un optional, la disparità tra Nord e Sud resterà incolmabile. “Il tema è politico: per gli enti locali i servizi per l’infanzia sono considerati ‘a domanda individuale’. Significa che se il Comune non ha risorse, può anche non attivarli. È un paradosso. Se invece venissero considerati un Livello Essenziale di Prestazione (LEP), lo scenario cambierebbe: non sarebbe più opzionale, ma obbligatorio investire sulla prima infanzia. Noi a Napoli abbiamo fatto una scelta: siamo l’unico Comune che non ha convenzioni con il privato. Gestiamo tutto noi, direttamente o con esternalizzazioni sotto la nostra supervisione pedagogica. Ma i costi sono enormi”.

L’assessora conclude con una riflessione sulla sostenibilità. “Il fondo per l’equità copre solo la metà del costo reale che sosteniamo per ogni bambino. Se non vogliamo pesare sulle famiglie, abbiamo bisogno di risorse stabili. Non possiamo creare strutture che poi non possiamo gestire perché mancano i soldi per il personale. Stiamo costruendo una città a misura di bambini, con consigli municipali junior per coinvolgerli politicamente fin da piccoli. Se non li rendiamo protagonisti oggi, che destino lasciamo alla città?”.

Lascia un commento