Martina Carbonaro Foto: Ansa
Martina Carbonaro Foto: Ansa

3 Aprile 2026

Cristina Siciliano

Martina Carbonaro uccisa a 14 anni dall’ex, in aula esplode la rabbia dei familiari: “Assassino”. Alessio Tucci rinviato a giudizio

Rabbia e tensione in aula: la madre della vittima chiede l’ergastolo per l’ex fidanzato

Momenti di forte tensione si sono verificati al tribunale di Napoli Nord ad Aversa durante l’udienza preliminare per l’omicidio della 14enne Martina Carbonaro, uccisa nel maggio del 2025 ad Afragola. I genitori della ragazza, presenti in aula, non hanno trattenuto la loro rabbia quando hanno incrociato lo sguardo di Alessio Tucci, il 19enne accusato dell’omicidio della loro figlia. Al termine dell’udienza, i due hanno urlato più volte contro di lui, definendolo “assassino“. La tensione è cresciuta tra i presenti.

L’accusa e il dolore dei genitori

Dopo la chiusura dell’udienza, Fiorenza Cossentino, madre di Martina, ha sfogato il suo dolore. Ha dichiarato di voler vedere l’assassino “dietro le sbarre per sempre“. “Non riesco a sopportare l’idea che lui mangi, beva e dorma, mentre mia figlia è morta. Lei è stata strappata via dalla vita con una crudeltà indicibile”, ha detto, visibilmente scossa. Anche il padre della vittima ha espresso la sua sofferenza. Ha sottolineato la difficoltà di vedere l’uomo che ha ucciso sua figlia in aula e ha rimarcato l’indifferenza della famiglia di Tucci: “Non ci hanno mai chiamato, non si sono mai fatti sentire“, ha dichiarato. Fuori dal tribunale, amici e sostenitori di Martina hanno manifestato solidarietà alla famiglia. Hanno esposto striscioni con la scritta “Giustizia per Martina“. Un sit-in che ha avuto luogo mentre l’imputato veniva scortato in carcere.

La ricostruzione del delitto

Secondo le indagini condotte dai carabinieri di Castello di Cisterna, Tucci ha ucciso Martina in un casolare abbandonato nei pressi dello stadio comunale di Afragola. Il luogo era isolato e privo di sorveglianza, il che ha reso la giovane vittima vulnerabile. Il 19enne ha convinto la ragazza a seguirlo per un “chiarimento“. Una volta lì, dopo aver cercato di abbracciarla e ricevuto un rifiuto, l’ha colpita con una pietra alla testa, uccidendola sul colpo. Il corpo della 14enne è stato trovato solo dopo diverse ore, nascosto sotto un cumulo di rifiuti.

Tucci, che ha partecipato alle ricerche della ragazza, ha mentito durante le indagini. Fiorenza Cossentino ha dichiarato: “Ha cercato di sviare le indagini, mentendo a noi e a tutti“. La Procura ha escluso l’aggravante della crudeltà, ma ha evidenziato che il delitto è stato compiuto sfruttando la condizione di vulnerabilità della vittima, minorenne e in una situazione di difesa ostacolata dalle circostanze.

Martina Carbonaro
Martina Carbonaro

Il processo e la speranza di giustizia

Il giudice ha rinviato Tucci a giudizio, e il 19 maggio 2026 inizierà il processo davanti alla seconda Corte di Assise di Napoli. L’accusa principale è quella di omicidio volontario, con l’aggravante di motivi abietti e futili. L’imputato ha commesso il delitto ai danni di una persona minorenne e in un luogo isolato che ha impedito alla vittima di difendersi.

La famiglia di Martina si è costituita parte civile nel processo, supportata dall’avvocato Sergio Pisani. Anche il Comune di Afragola ha deciso di seguire la vicenda attraverso il proprio legale, l’avvocato Gaetano Inserra. Questi gesti danno loro la speranza che, almeno in tribunale, venga fatta giustizia.

La protesta degli amici della vittima

Nel frattempo, il movimento di solidarietà per Martina continua. Gli amici della ragazza, alcuni dei quali avevano partecipato alle ricerche, portano avanti la battaglia per la giustizia. Fuori dal tribunale, hanno esposto striscioni con la scritta “Giustizia per Martina”. Con questo gesto, rinnovano l’impegno a non dimenticare mai la giovane vittima e la brutalità del crimine.

Martina, che sarebbe stata ancora una ragazzina, non ha avuto il tempo di diventare ciò che avrebbe voluto essere. La sua vita è stata spezzata da un atto di violenza insensata. A quasi un anno dalla tragedia, i suoi familiari chiedono che l’assassino paghi per quello che ha fatto. La sua condanna deve servire da monito a chiunque pensi che la violenza possa risolvere i conflitti.

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