Il minore, vittima di scontri giudiziari e scolastici, vive il trauma di una retrocessione forzata nonostante i traguardi raggiunti.
Un ragazzino di 11 anni, nello spettro autistico, subisce una retrocessione forzata dalla prima media alla quinta elementare. Nonostante il buon inserimento scolastico, una decisione del TAR accoglie il ricorso del padre, annullando la promozione precedente. La madre contesta duramente la bocciatura ingiusta, mentre il ragazzino resta vittima di una paradossale e caotica battaglia legale tra genitori.
Frammentata la continuità didattica e relazionare
A Nocera Inferiore, la vicenda dello studente di 11 anni, assume contorni paradossali. Il tribunale amministrativo non solo impone la retrocessione del minore, ma ne dispone l’inserimento in una quinta elementare inedita, all’interno dello stesso istituto comprensivo della media, allontanandolo dai compagni della scuola paritaria frequentata in precedenza.
Questa decisione frammenta la continuità didattica e relazionale dell’alunno. La madre reagisce prontamente e presenta un istanza al Consiglio di Stato, ottenendo la sospensione della sentenza del TAR. Nonostante questo provvedimento d’urgenza ristabilisca teoricamente il diritto dell’alunno a frequentare la scuola media, la burocrazia rallenta il suo ritorno in classe.
Ad oggi, il bambino occupa ancora un banco nella scuola primaria, restando intrappolato in un limbo procedurale. La famiglia e i legali denunciano come i tempi della giustizia e i conflitti genitoriali stiano calpestando il benessere psicologico di un ragazzino che necessiterebbe, invece, di stabilità e inclusione costante.

Compomesso l’equilibrio psico-fisico del minore
La madre del ragazzino denuncia una vicenda giudiziaria complessa che trasforma il figlio in una vittima diretta delle istituzioni. Ella auspica che l’istituto scolastico esegua con urgenza la decisione del Consiglio di Stato, interrompendo una situazione che compromette gravemente l’equilibrio psico-fisico del minore e il suo fondamentale diritto allo studio.
“Spero che l’istituto scolastico ottemperi rapidamente a quanto stabilito dal Consiglio di Stato – spiega la madre – anche perché si sta pregiudicando l’equilibrio psico fisico di mio figlio e il suo diritto allo studio”
La donna evidenzia come la brusca interruzione delle attività routinarie e l’allontanamento dagli ambienti educativi consolidati danneggino la salute del bambino. Ella sottolinea che Marco aveva raggiunto una significativa crescita cognitiva e personale grazie al precedente inserimento scolastico, ora vanificato da decisioni contrastanti. La madre ribadisce che questa instabilità si ripercuote negativamente sul benessere del figlio, privato improvvisamente di quel contesto sociale in cui si era integrato con successo. La battaglia legale tra genitori e tribunali ignora, secondo la donna, le esigenze specifiche di un alunno autistico che necessita di stabilità anziché di continui traumi burocratici.
Retrocessione “illegittima e ingiusta”
La madre del ragazzo contesta, dunque, duramente la decisione giudiziaria, evidenziando come il figlio abbia completato con profitto il percorso elementare e mantenuto una media del sette durante il primo quadrimestre della scuola media. Ella definisce la retrocessione un atto illegittimo e ingiusto, poiché nessuna valutazione del Consiglio di classe ha supportato tale provvedimento, basato esclusivamente su sentenze esterne alla didattica.
“Ha svolto in modo proficuo il percorso scolastico delle elementari e nel primo quadrimestre, in prima media, ha ottenuto la media del 7: la sua bocciatura, con conseguente retrocessione alle elementari, non è stata neppure valutata dal Consiglio di classe, è illegittima e ingiusta. Mio figlio venga rimesso subito nella sua classe, in I media”, conclude la donna.
La donna denuncia il paradosso di una bocciatura che ignora i reali risultati scolastici del minore, calpestando il merito e l’impegno dimostrati nel nuovo ciclo di studi. Ella esige che l’istituto scolastico reinserisca immediatamente il figlio nella sua classe di appartenenza, ripristinando la sua posizione in prima media. La madre ribadisce che la continuità educativa e il diritto allo studio devono prevalere sulle dispute legali, chiedendo che le autorità riconoscano finalmente il percorso positivo svolto dal ragazzo e pongano fine a questa discriminazione burocratica.
Con questa vicende la scuola, da luogo di inclusione, si trasforma in teatro di conflitto dove l’instabilità burocratica può causare gravi traumi al minore.


