Un gruppo di circa 120 medici universitari dell’Università Federico II di Napoli ha presentato ricorso in tribunale: parla l’avvocato
È esploso il caso in quel di Napoli per la vicenda legata agli stipendi dei medici universitari. Arriva infatti in tribunale la battaglia di ricercatori e professori della Federico II. Il ricorso è in atto e stamattina era prevista la prima udienza, ma è stato disposto un rinvio. La trattazione in merito alla delicata situazione è quindi prevista per le prossime settimane. Non mancano però le polemiche ed un parere piuttosto forte.
Napoli, la protesta dei medici universitari
Il caso si fa sempre più spinoso con ricercatori e professori associati che hanno espresso il loro dissenso in una lettera aperta. In una nota viene quindi evidenziato come con il nuovo protocollo d’intesa tra Università e Regione, “svolgono attività assistenziale negli ospedali universitari per circa 26 ore settimanali anche in turnazione notturna e festiva (in aggiunta alle attività di didattica e di ricerca che obbligatoriamente devono espletare come compito istituzionale), con responsabilità cliniche analoghe a quelle dei colleghi ospedalieri, ma con una indennità assistenziale che in alcuni casi non supera i 200 euro mensili”.

Il caso risale circa ad un anno fa quando gli effetti di tale protocollo d’intesa si sono manifestati direttamente in busta paga. Per comprendere l’entità del problema, bisogna guardare proprio alla struttura della stessa busta paga. Nello specifico i medici universitari ricevono infatti un doppio cedolino. Il primo, erogato dall’Università, riguarda la didattica e la ricerca, mentre il secondo è pagato dall’azienda ospedaliera, e serve a remunerare l’attività assistenziale.
Caso stipendi, irrompe l’avvocato
Ad approfondire la situazione incandescente ci ha pensato l’agenzia ‘Dire’ che ne ha parlato con l’avvocato Francesco Alagna. Il legale, che insieme al collega Maurizio Deda difende i 120 ricorrenti, è andato a snocciolare i numeri. Secondo quanto riportato: “A Napoli ci sono una serie di ricercatori e professori universitari a cui è stata attribuita un’indennità ai fini assistenziali che va dai 1.000 ai 1.500 euro”.
L’avvocato ha poi proseguito: “A un certo punto nel 2025 c’è stata una decurtazione di questa indennità: per alcuni di loro, in maniera totalmente assurda, si è passati da 1.000-1.500 euro a 120 euro lordi, cioè un’indennità quasi inesistente. Questa decurtazione presenta una serie di illegittimità clamorose”.

In certi casi, per i docenti a tempo definito, i numeri sfiorano i 20 o i 50 euro al mese. “È una cifra che non remunera. Non riconosce. Non rispetta. È una cifra che umilia“. Ha aggiunto Alagna, che sottolinea il problema alla radice.
“Stipendi da fame” e un rischio altissimo: situazione bollente
La diatriba sugli stipendi va quindi ad innescare un problema ulteriore ben sottolineato dall’avvocato Alagna. Il legale ha infatti rimarcato che “In tanti sono tornati dall’estero, parliamo di ‘cervelli’ rientrati in Italia utilizzando gli sgravi fiscali e che oggi si vedono riconoscere uno stipendio quasi da fame“.
“La cosa assurda è che percepiscono molto meno rispetto ai propri colleghi ospedalieri”, ribadisce Alagna. “Riteniamo, quindi, che questa trattenuta, che noi abbiamo impugnato per circa 120 professori, sia assolutamente illegittima, contraria a qualsiasi principio della Costituzione, anche all’articolo 36“.
Secondo l’avvocato inoltre, viene meno la parità di trattamento con i pari grado ospedalieri. Il rischio, come evidenziato dall’avvocato, è che molti di loro “possano andare via, lasciare l’università, scegliere la libera professione, il privato, dove vengono pagati il doppio, oppure ritornare all’estero”. Si tratta di un autentico spettro di un sistema che rischia di non riuscire a dare il giusto risalto ai propri professionisti del settore. Medici che senza un cambio di rotta potrebbero persino voltare pagina.


