Napoli protagonista nella ricerca sull’Alzheimer: anche la Federico II nello studio del Cnr sulla molecola smart Sulfavant A
Napoli entra da protagonista in uno dei filoni di ricerca più strategici a livello globale: quello sulla malattia di Alzheimer. Un ruolo che emerge con chiarezza dallo studio coordinato dall’Istituto di chimica biomolecolare del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Pozzuoli, che vede il coinvolgimento diretto dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, insieme ad altri centri di eccellenza nazionali.
La ricerca propone una nuova strategia nel trattamento dell’Alzheimer, basata sul rafforzamento delle difese naturali del cervello attraverso una piccola molecola definita “smart”. Un approccio che segna un cambio di prospettiva rispetto alle terapie tradizionali, spesso concentrate esclusivamente sulla rimozione diretta delle placche amiloidi, uno dei principali segni patologici della malattia.
Lo studio del Cnr e il ruolo della Federico II
Al centro dello studio c’è Sulfavant A, un composto di sintesi brevettato dal Cnr, già oggetto di precedenti ricerche per la sua capacità di potenziare le difese naturali dell’organismo nel trattamento di alcune forme tumorali, in particolare il melanoma, e nel contrasto ad agenti patogeni. Nei modelli preclinici, la molecola ha dimostrato di agire in modo selettivo sull’attività della microglia, le cellule immunitarie residenti nel sistema nervoso centrale.
La microglia svolge un ruolo fondamentale nella sorveglianza del cervello e nella rimozione di detriti cellulari e aggregati proteici. Nell’Alzheimer, l’accumulo del peptide beta-amiloide porta alla formazione di placche che contribuiscono alla neurotossicità e alla perdita neuronale. Lo studio mostra come il trattamento con Sulfavant A sia in grado di ridurre, e in parte prevenire, la formazione di queste placche, con un effetto protettivo sui neuroni e un miglioramento delle funzioni di memoria nei modelli sperimentali.
Il lavoro è frutto di una collaborazione tra il Cnr di Pozzuoli, il Dipartimento di Biologia della Federico II, l’Università Campus Bio-Medico di Roma e l’IRCCS Fondazione Santa Lucia. Una rete di competenze che colloca Napoli e la Campania all’interno di un circuito scientifico di alto livello, lontano dagli stereotipi che spesso associano il territorio esclusivamente a criticità sociali e ambientali.

La molecola “smart” e il nuovo approccio all’Alzheimer
Secondo Angelo Fontana, direttore dell’Istituto di chimica biomolecolare del Cnr e coordinatore del team di ricerca, lo studio suggerisce «un vero e proprio cambio di prospettiva nel trattamento della malattia», puntando sul sostegno ai meccanismi endogeni di difesa del cervello e sul ruolo dell’immunità innata. L’obiettivo non è soltanto intervenire sui depositi già formati, ma aumentare l’efficienza dei sistemi di “clearance” nelle fasi più precoci della malattia.
Un aspetto rilevante della ricerca riguarda proprio l’intervento tempestivo. Nonostante i progressi degli ultimi anni, le opzioni terapeutiche oggi disponibili per l’Alzheimer restano limitate. Per questo lo sviluppo di approcci innovativi capaci di agire prima della comparsa dei sintomi clinici rappresenta una priorità scientifica. Nei modelli preclinici analizzati, Sulfavant A ha mostrato una capacità selettiva di modulare l’attività microgliale, incrementandone la funzione fagocitaria e contribuendo a ridurre i segni di degenerazione neuronale.
Marcello D’Amelio, responsabile dell’Unità di neuroscienze molecolari dell’Università Campus Bio-Medico di Roma e coordinatore della sperimentazione preclinica, ha sottolineato come i dati indichino che il sostegno alla funzione microgliale possa favorire il ripristino di un equilibrio fisiologico compromesso nelle fasi iniziali della malattia. Un risultato che apre prospettive interessanti non solo per l’Alzheimer, ma anche per altre patologie neurodegenerative.
Ricerca, istituzioni e prospettive future
La ricerca è stata sostenuta da finanziamenti europei e della Regione Campania, un elemento che rafforza il legame tra istituzioni, università e territorio. Il prossimo passo sarà la validazione clinica, per la quale il Cnr auspica il coinvolgimento di partner privati, con l’obiettivo di sviluppare interventi terapeutici sicuri ed efficaci.
Al di là dei risultati scientifici, lo studio rappresenta anche un segnale sul piano culturale e istituzionale. La presenza della Federico II e del Cnr di Pozzuoli in una ricerca pubblicata su una rivista scientifica internazionale restituisce l’immagine di una Napoli capace di contribuire in modo concreto ai grandi temi della ricerca globale. Un ruolo che non passa attraverso annunci miracolistici, ma attraverso metodo, competenze e collaborazione tra enti pubblici.
In questo senso, la “molecola smart” contro l’Alzheimer diventa il simbolo di qualcosa di più ampio: la capacità del sistema della ricerca campano di essere parte attiva nei processi di innovazione scientifica, offrendo un contributo credibile e misurabile a una delle sfide sanitarie più complesse del nostro tempo.


