La cardiochirurga pediatrica Gabriella Farina, indagata in merito alla morte del piccolo Domenico Caliendo, risponde alle accuse
Il caso del trapianto di cuore fallito all’ospedale Ospedale Monaldi di Napoli continua a suscitare forti polemiche e un acceso dibattito pubblico. Al centro dell’inchiesta c’è la morte del piccolo Domenico Caliendo e il ruolo della cardiochirurga pediatrica Gabriella Farina, oggi indagata insieme ad altri membri dell’équipe medica. La vicenda coinvolge anche l’ospedale di Bolzano, dove è avvenuto l’espianto dell’organo. L’indagine in corso è particolarmente complessa, coordinata dalla Procura di Napoli. La dottoressa Farina ha deciso di parlare pubblicamente, affidando le sue dichiarazioni alla trasmissione “Report”.
La difesa della chirurga
“Io sto impazzendo, sono partita di notte, cercando di risolvere un problema, che era vitale per quel bambino e mi ritrovo in una situazione di diffamazione mediatica. C’è chi ha detto una bugia dietro l’altra, perché le cose affermate a Bolzano sono delle cose completamente false”, ha dichiarato inizialmente Gabriella Farina. Nel suo intervento, respinge con forza le accuse e contesta alcune ricostruzioni provenienti dall’ospedale Ospedale San Maurizio di Bolzano, dove è avvenuto l’espianto del cuore. La chirurga sostiene di aver operato secondo le procedure e di aver subito una comunicazione incompleta o errata da parte dello staff locale.
“Nessuno mi ha avvertito che era ghiaccio secco, perché io ho fatto vedere dove dovevano mettere il ghiaccio, dove ci stavano i cubetti di ghiaccio e l’ho detto a tre persone. Nessuno è venuto vicino a me a dire che non era ghiaccio ma era ghiaccio secco, nessuno, va bene?”, dichiara. Poi, ancora continua: “Nessuno mi ha avvisato, nessuno! Mi sto disperando, ho fatto tre briefing quella mattina: con la capo infermiera, con la strumentista e con la anestesista, e mi ritrovo incappata in questa situazione, io lavoro in cardiochirurgia da quando avevo 27 anni, ne ho 66 anni a fine carriera mi ritrovo in una situazione del genere, a competere con tutti “esperti” di cardiochirurgia”.
Il nodo del ghiaccio e il trasporto dell’organo
Uno dei punti più controversi riguarda la conservazione del cuore durante il trasporto verso Napoli. Secondo la ricostruzione della dottoressa Farina, sarebbe stato utilizzato ghiaccio secco invece del ghiaccio tradizionale, con possibili conseguenze sui tessuti dell’organo. La chirurga afferma di non essere stata informata di questa scelta e di aver operato in condizioni di urgenza, con il tempo di ischemia già avviato. Il trasporto del cuore sarebbe avvenuto in fretta, dopo la chiusura del contenitore sterile. “Avevo espiantato un cuore, era iniziato il count-down per i tempi di ischemia e nessuno mi dice che non è ghiaccio? Intanto, chiudo il tappo del contenitore e parto, dovevo correre a Napoli. Pensare che in una sala operatoria ti danno del ghiaccio secco è una cosa fuori dall’immaginario”, ha dichiarato.
Le indagini e i dispositivi di conservazione
Intanto, l’inchiesta della Procura di Napoli prosegue su più fronti. Nelle prossime settimane si concentrerà sull’analisi dei dispositivi elettronici degli indagati. Tra gli elementi contestati c’è anche il mancato utilizzo di sistemi avanzati di conservazione degli organi, come il dispositivo “Paragonix”. La dottoressa Farina afferma di non essere stata informata della disponibilità di tali strumenti e di non aver ricevuto indicazioni operative chiare. “L’azienda non ci ha fornito nessuna informazione sul Paragonix. Io non ne sapevo niente, non parlo solo per me, ma per tutto il personale di sala”.
Una vicenda che mette in luce quanto, in ambito medico, la comunicazione tra équipe e strutture diverse possa essere un fattore decisivo, esattamente quanto la stessa competenza clinica. Se le informazioni necessarie non sono condivise in modo chiaro e tempestivo, il rischio è che ogni passaggio della catena, dal prelievo al trapianto, diventi un punto critico.


