Monaldi di Napoli
Ospedale Monaldi di Napoli

19 Febbraio 2026

Cristina Siciliano

Bimbo Monaldi, il bioeticista Furlan: «Ha diritto a una fine degna, stiamo vicini alla famiglia»

Il bioeticista Enrico Furlan interviene sul caso del piccolo paziente in gravissime condizioni dopo il trapianto di cuore e sottolinea l’importanza delle cure palliative

Il caso del bimbo di due anni ricoverato all’ospedale Monaldi ha acceso nuovamente il dibattito etico intorno ai trapianti pediatrici e alle cure palliative. Il piccolo, che a dicembre aveva ricevuto un trapianto di cuore, è in gravissime condizioni da quasi due mesi. È collegato a un macchinario di supporto vitale (ECMO). Ieri, il team di esperti consultati su un nuovo impianto ha deciso di non procedere. Secondo il bioeticista Enrico Furlan, questo non significa abbandonare il bambino o la famiglia: «Abbiamo l’obbligo di offrire e attuare le cure palliative, accompagnando questo bambino fino alla fine, rimanendo accanto alla sua mamma e alla famiglia. Anche quando il clamore si spegnerà, non andranno lasciati soli».

Dignità e cura: i principi etici in gioco

Furlan sottolinea come ogni decisione debba essere guidata dal principio di beneficenza. I trattamenti devono essere proposti solo se in grado di produrre un beneficio superiore ai rischi. «Riconoscere la dignità di ogni paziente, a prescindere dalla sua condizione e dalla sua età, è il faro che deve guidarci», spiega il docente. Un altro principio etico rilevante è quello di giustizia, che impone di usare le risorse sanitarie in modo equo. «Procedere a un trapianto clinicamente inappropriato non violerebbe solo il principio di beneficenza, ma anche quello di giustizia, perché sprecheremmo un organo che potrebbe salvare un altro piccolo paziente in lista d’attesa», aggiunge. Secondo il bioeticista, i macchinari come l’ECMO hanno senso solo come ponte verso un’opzione terapeutica concreta. «Se il trapianto non è più un’opzione, allora il ponte non porta a nulla e l’impiego delle macchine deve cedere il passo all’accompagnamento palliativo».

Ruolo della famiglia e comunicazione trasparente

I genitori del piccolo, sottolinea Furlan, devono essere accolti e coinvolti: sono i tutori naturali del bambino e hanno il compito di dare o negare il consenso alle cure. Tuttavia, le loro decisioni non possono prescindere dalla tutela della salute e della dignità del minore. In conclusione, il bioeticista osserva un’altra criticità legata alla fiducia nel sistema dei trapianti: «Se dall’analisi in corso dovessero emergere errori, vanno comunicati con trasparenza, indicando le misure che verranno prese perché non si ripetano». La fiducia dei cittadini nella donazione di organi, avverte, è fondamentale: «Si tratta di uno scenario che abbiamo il dovere morale di evitare a tutti i costi».

La mamma Patrizia con il bambino.
La mamma Patrizia con il bambino.

La richiesta degli atti e il tema delle responsabilità

Anche per la famiglia, la vicenda non si chiude con il parere tecnico. L’avvocato Petruzzi ha chiesto copia del provvedimento e dell’intera cartella clinica. Tale documentazione sarà sottoposta a un medico legale di parte, il dottor Luca Scognamiglio, per una valutazione indipendente. “Dobbiamo avere copia di tutti i documenti e studiarli”, ha dichiarato il legale. “Se è finito il momento della speranza, inizia pure quello delle responsabilità”. La richiesta riguarda non solo il giudizio conclusivo sulla trapiantabilità. Inoltre riguarda le valutazioni intermedie e le eventuali terapie alternative prese in considerazione durante i 57 giorni di ricovero in terapia intensiva. Il punto sollevato dalla difesa è duplice: da un lato comprendere nel dettaglio su quali basi cliniche sia stata presa la decisione; dall’altro verificare se siano state esplorate tutte le opzioni possibili, incluse soluzioni fuori dal circuito sanitario che finora ha seguito il caso.

Oltre alla drammaticità individuale, il caso del bimbo Monaldi di Napoli solleva interrogativi concreti sul funzionamento dei trapianti pediatrici, sulla gestione delle risorse sanitarie e sul ruolo delle cure palliative quando le opzioni terapeutiche diventano limitate. Come spiega Furlan, garantire una fine vita degna non è solo una questione di etica. In più è un impegno verso la famiglia, la comunità e la fiducia nel sistema sanitario.

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