Michele Noschese
Michele Noschese, Dj Gozi
📍 Napoli

29 Aprile 2026

Martina Sarracino

Morte Dj Gozi, nuova perizia: «Fatto inginocchiare e torturato. Un altro caso Cucchi»

Nuova perizia sulla morte del 36enne napoletano, Michele Noschese conosciuto anche come Dj Gozi: fu picchiato e torturato

Arriva una nuova perizia sulla morte del giovane napoletano Michele Noschese, conosciuto anche come Dj Gozi, lo scorso 19 luglio a Ibiza. Dopo la sua scomparsa, la procura di Roma ha aperto un’inchiesta. Per le autorità spagnole, infatti, il giovane sarebbe morto per arresto cardiaco dovuto all’assunzione di sostanze stupefacenti. Una versione che non ha mai convinto i familiari del giovane, da sempre certi di una morte violenta. La perizia del medico legale porta a prospettare ai pm di Roma l’ipotesi di reato di tortura per gli agenti della Guardia Civil che irruppero in casa di Michele.

La nuova perizia sulla morte

La nuova perizia sul caso riporta che il giovane 36enne napoletano “Fu fatto inginocchiare, immobilizzato e soggetto a pressione sul dorso”. Una posizione che incise sulla respirazione fino a determinare insufficienza cardiorespiratoria acuta che lo ha portato alla morte. L’esame autoptico, inoltre, ha evidenziato “Un quadro di politraumatismo diffuso pienamente coerente con una dinamica di violenza fisica reiterata”. Sono queste, dunque, le conclusioni alle quali è arrivata la perizia del medico legale nominato dalla famiglia del Dj, il medico Raffaele Zinno.

La ricostruzione del caso

Michele Noschese, nato a Napoli, fu trovato morto la mattina del 19 luglio. Era in caso quando subì l’irruzione della Guardia Civil spagnola chiamata dai vicini di casa a causa della musica ad alto volume. Per le autorità spagnole il giovane sarebbe morto per un arresto cardiaco, in seguito all’assunzione di sostanze stupefacenti. Un quadro, questo, che non ha mai convinto i familiari. Da sempre, infatti, hanno dichiarato di essere certi che fosse avvenuta violenza. La perizia del medico legale porta a prospettare l’ipotesi di reato di tortura. Gli avvocati della famiglia Noschese, il penalista napoletano Vanni Cerino e i colleghi Sammarco e D’Urso, hanno spiegato come, tale reato, sia stato introdotto solo dopo il caso di Stefano Cucchi. “Siamo certi che il ragazzo abbia subito violenza”, hanno infine dichiarato.

Michele Noschese
Michele Noschese, Dj Gozi

Le parole del padre Giuseppe Noschese

Il padre della vittima, Giuseppe Noschese, dichiara: “La perizia del nostro consulente comprova i sospetti iniziali, e cioè che mio figlio fu torturato con insolita aggressività, direi tipica delle metodologie militari”. Poi, ancora, parole di dolore: “Mi fa male come padre usare la parola tortura, tanto più se penso che a subirla è stato mio figlio. Ma di quello si tratta se penso che, stando alla relazione, si sarebbero accaniti su una persona prona sul divano, sembra vessata da un ginocchio premuto sull’emitorace”.

“Da quello che capisco lo hanno letteralmente incaprettato e immobilizzato con le tecniche dei corpi speciali, quelle che si usano per i terroristi. Addirittura lo avrebbero colpito con un colpo di karate alla gola provocandogli la rottura dell’osso ioide”. Il genitore, infine, sottolinea: “Il paradosso di questa storia è che Michele non c’entrava proprio. Ad ascoltare la musica a volume un po’ più alto erano i suoi amici che stavano al piano di sotto”. Nei prossimi giorni, la Procura di Roma sentirà anche l’amico che era in casa col giovane quella sera che ha raccontato delle violenze subite.

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