Ospedale Monaldi di Napoli
Ospedale Monaldi di Napoli
📍 Napoli

23 Febbraio 2026

Chiara Imbimbo

Dal successo del professor Cotrufo nel 1988 all’inchiesta per la morte di Domenico: la parabola del Monaldi tra eccellenza e crisi

Dalla rivoluzione del professor Cotrufo che nel 1988 eseguì il primo trapianto di cuore al “terremoto” ministeriale del 2017: l’ascesa e il declino del polo trapianti di Napoli, oggi travolto dal caso del piccolo Domenico.

Il Monaldi, un tempo fiore all’occhiello della sanità meridionale, vive una parabola drammatica. Dopo aver celebrato nel 1988 il primo trapianto di cuore nel Sud con il professor Cotrufo, l’ospedale di punta è scivolato da dieci anni in una bufera giudiziaria. Oggi, tra sospetti di malasanità e inchieste sui trapianti, l’antica eccellenza cede il passo a ombre pesanti e indagini della Procura.

Al Monaldi il primo trapianto di cuore nel sud Italia nel 1988

Il piazzale dell’ospedale Monaldi di Napoli racchiude oggi due immagini antitetiche che segnano la storia della sanità meridionale. Il 15 gennaio 1988, una folla festante celebrava il primo trapianto di cuore nel Sud Italia, un’impresa guidata dal pioniere Maurizio Cotrufo che proiettò la struttura nell’Olimpo dell’eccellenza medica. Quell’entusiasmo collettivo consacrò il Monaldi come punto di riferimento nazionale per la cardiochirurgia.

Oggi, in quello stesso luogo, regna un silenzio carico di dolore: un tappeto di fiori, palloncini bianchi e messaggi commossi onora la memoria del piccolo Domenico. La tragica morte del bimbo, legata all’impianto di un organo danneggiato, ha trasformato il piazzale dei successi in un memoriale della sofferenza. Questa parabola drammatica evidenzia la parabola discendente di un ospedale per decenni all’avanguardia, ora travolto da un’inchiesta giudiziaria e da sospetti pesanti. Il passaggio dai trionfi scientifici di Cotrufo alle attuali polemiche riflette la crisi di un’istituzione finita nell’occhio del ciclone, dove l’antica gloria cede il passo a una necessaria e urgente ricerca della verità.

L’emozione del primo trapianto da parte del professor Maurizio Cotrufo

Il professor Maurizio Cotrufo, oggi ottantasettenne, rievoca con trasporto l’emozione del primo trapianto di cuore a Napoli, un traguardo raggiunto dopo una vera battaglia civile. Nel 1986, infatti, l’Italia avviò i primi interventi, ma escluse inizialmente il capoluogo campano. Le forti proteste che ne seguirono spinsero infine il Ministero a concedere l’autorizzazione al Monaldi nel 1988.

La svolta arrivò con una telefonata da Barcellona: i medici spagnoli segnalarono un donatore compatibile con il raro gruppo sanguigno AB. In tutta Europa, l’unico ricevente idoneo risultava essere proprio un paziente dell’ospedale napoletano, nonostante un quadro clinico complicatissimo che rendeva l’operazione una sfida estrema.

“Mi presi un quarto d’ora per riflettere, il quarto d’ora più lungo della mia vita, e alla fine accettai di effettuare il trapianto nonostante i rischi.Partii per Barcellona con l’aereo di Spadolini, all’epoca presidente del consiglio, per prelevare il cuore che impiantammo. Il paziente, nonostante le complicazioni, è vissuto a lungo. Da lì è iniziata la storia dei trapianti di cuore a Napoli”, afferma Cotrufo.

Quell’evento non rappresentò solo un successo chirurgico, ma la vittoria di un intero territorio che rivendicava il diritto all’eccellenza medica.

ospedale Monaldi di Napoli
Ospedale Monaldi di Napoli

Il terremoto della cardiochirurgia pediatrica del 2017

Il 2017 segna un vero terremoto per la cardiochirurgia pediatrica del Monaldi. Il Ministero della Salute decide infatti di sospendere i trapianti di cuore sui bambini dopo aver riscontrato esiti negativi negli interventi e una grave carenza nell’integrazione delle équipe mediche, nonostante le ingenti risorse investite.

Questo provvedimento scatena una reazione immediata e furiosa: nasce un comitato di protesta che organizza scioperi della fame e lancia appelli disperati alle istituzioni. Una petizione indirizzata al Capo dello Stato raccoglie decine di migliaia di firme, mentre l’opinione pubblica denuncia lo “smantellamento” sistematico delle competenze d’eccellenza. Le critiche colpiscono duramente la gestione della struttura, accusata di aver allontanato i medici più esperti, privando il Sud di un reparto vitale. Questa crisi profonda rompe definitivamente l’incantesimo del polo d’avanguardia creato da Cotrufo, trasformando l’ospedale in un campo di battaglia tra cittadini e burocrazia sanitaria. La sospensione dei trapianti rappresenta l’apice di un declino che oggi, con l’inchiesta sulla morte di Domenico, torna tragicamente d’attualità.

Il declino del Monaldi

Il declino del Monaldi si aggrava: alcuni pazienti minorenni, già trapiantati nella struttura, sarebbero morti a causa delle gravi carenze nell’assistenza post-intervento seguite alla chiusura del centro pediatrico. Nonostante il piano di riorganizzazione avviato dalla Regione, il percorso di ripresa procede con estrema difficoltà e lentezza.

Sebbene le attività siano ripartite gradualmente, il tragico caso di Domenico getta nuove e inquietanti ombre sulla gestione ospedaliera. L’inchiesta attuale riapre vecchie ferite, sollevando dubbi sulla reale sicurezza dei protocolli e sull’efficacia di una riforma che appare ancora lontana dal restituire al Monaldi l’antica affidabilità.

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