ospedale Monaldi di Napoli
Ospedale Monaldi di Napoli
📍 Napoli

26 Marzo 2026

Chiara Imbimbo

Morte Domenico, arriva la testimonianza del caposala: “Oppido iniziò ad operare prima dell’arrivo del cuore nuovo”

Dalle braccia della madre al gelo della sala: la verità di Farinaceo svela uno scenario inquietante.

A poco più di un mese dalla scomparsa del piccolo Domenico Caliendo, il bambino morto al Monaldi per un trapianto di cuore danneggiato, arriva la testimonianza del caposala Francesco Farinaceo che ricorda quella drammatica antivigilia del 23 dicembre. Alla tragica vicenda si aggiungono dettagli che testimoniano la possibile evitabilità.

La testimonianza del coordinatore infermieristico

Il coordinatore infermieristico Francesco Farinaceo ha ripercorso i drammatici eventi del 23 dicembre, segnati dal dolore di «non essere riuscito a restituirlo vivo» alla madre dopo aver tenuto tra le braccia il piccolo Domenico Caliendo. Durante la testimonianza, il caposala ha descritto la frenetica corsa verso il piano terra dell’ospedale Monaldi per recuperare la box termica proveniente da Bolzano, sottolineando la profonda frustrazione provata nel riscontrare un eccessivo strato di ghiaccio attorno al cuore donato.

Farinaceo ha inoltre sollevato dubbi cruciali sulla tempistica dell’intervento, dichiarando a verbale di essere certo che, al momento del clampaggio dell’aorta, i medici incaricati del trasporto dell’organo «non erano ancora in ospedale». La sua ricostruzione delinea l’inizio di un calvario clinico e giudiziario, mettendo in luce presunte incongruenze organizzative che avrebbero condizionato l’esito della delicata operazione cardiochirurgica proprio alla vigilia di Natale.

La ricostruzione della mattina del 23 dicembre

La testimonianza di Farinaceo è stata allegata alla richiesta di interdizione per falso a carico del chirurgo Guido Oppido e della sua vice Emma Bergonzoni, che si discuterà a fine mese dinanzi al Gip.

Il coordinatore Francesco Farinaceo ha definito la propria deposizione come una «liberazione» dal peso di una vicenda dolorosa. Dinanzi ai magistrati, l’infermiere ha ricostruito la cronologia di quella mattina, confermando di aver preparato la sala operatoria già prima delle sette per un intervento iniziato ufficialmente alle 11. Il caposala ha focalizzato la sua testimonianza sulla presunta anticipazione del clampaggio dell’aorta rispetto all’arrivo dell’organo da Bolzano.

Farinaceo ha riferito che il chirurgo Guido Oppido avrebbe ordinato l’inizio della procedura alle 14:18, subito dopo una telefonata in cui l’equipe di trasporto comunicava di essere vicina alla struttura. Tuttavia, il testimone ha ribadito con certezza che, in quel preciso istante, la dottoressa Farina e il dottor Pagano «non erano ancora in ospedale». Tale discrepanza temporale appare centrale nella richiesta di interdizione per falso, poiché suggerisce che l’espianto del cuore nativo sia avvenuto senza aver prima verificato la qualità del nuovo organo, poi risultato danneggiato dal ghiaccio.

Domenico Caliendo
Domenico Caliendo

Dubbi sull’asse Bolzano-Napoli

Il coordinatore Francesco Farinaceo ha confermato la versione di altre colleghe, consolidando i sospetti della famiglia Caliendo sulla gestione dell’asse Bolzano-Napoli. Il testimone ha riferito un acceso scambio in sala operatoria, durante il quale l’anestesista avrebbe suggerito di eseguire la cardioplegia per operare su un cuore fermo senza necessariamente espiantarlo subito. A tale proposta, il chirurgo Guido Oppido avrebbe risposto bruscamente: «Francesca, quando cazzo mai hai visto fare la cardioplegia sul cuore che si espianta?».

Farinaceo ha ribadito con precisione millimetrica la discrepanza temporale: dopo essere sceso al piano terra, ha incontrato l’equipe medica proveniente dal Nord solo alle 14:30 nei pressi dell’ascensore. Questa testimonianza punta a dimostrare che, al momento del clampaggio dell’aorta, i medici con l’organo donato «non erano in ospedale». Tale ritardo, secondo il caposala, avrebbe impedito una valutazione preventiva del cuore, rendendo irreversibile l’espianto del cuore nativo di Domenico prima ancora di verificare lo stato della box termica.

Il dramma all’apertura del box

Il testimone ha descritto il momento drammatico dell‘apertura del contenitore, accorgendosi immediatamente che «c’era qualcosa di strano, era un blocco di ghiaccio». Farinaceo ha riferito che il cestello con l’organo risultava incastrato, richiedendo circa 20 minuti per l’estrazione. Nonostante i tentativi di scongelamento, il chirurgo Guido Oppido avrebbe comunque deciso di procedere con l’impianto del cuore, sebbene fosse ancora parzialmente congelato. Durante l’operazione, lo stesso Oppido avrebbe espresso estremo pessimismo, esclamando con rassegnazione: «Che dobbiamo fare? Questo cuore non farà neanche un battito». La testimonianza evidenzia così la consapevolezza della gravità della situazione in sala operatoria.

All'esterno dell'Ospedale Monaldi un altarino per il piccolo Domenico
All’esterno dell’Ospedale Monaldi un altarino per il piccolo Domenico (FOTO: ANSA)

La difesa di Oppido e Bergonzoni contro l’accusa di falso ideologico

I difensori di Guido Oppido e della sua vice Emma Bergonzoni puntano a smontare l’accusa di falso ideologico sulla cartella clinica avvalendosi del video realizzato da un’infermiera. Tale filmato attesterebbe che alle 14:34 il cuore nativo di Domenico, appena poggiato sul tavolo operatorio, risultava «ancora vivo e pulsante». Questa prova tecnica mira a contrastare la ricostruzione dell’accusa sulle tempistiche dell’espianto e del successivo impianto dell’organo congelato.

La riunione di equipe registrata per testimoniare le pressioni

Parallelamente, il caposala Farinaceo ha rivelato l’esistenza di una registrazione audio effettuata durante una riunione d’equipe convocata da Oppido. Secondo il testimone, il file proverebbe le pressioni minacciose esercitate dal chirurgo su due infermiere per imporre una specifica versione del timing. Farinaceo ha dichiarato di aver suggerito lui stesso alla collega di registrare l’incontro per tutelarsi: «Rossella Cardenio, su mio suggerimento, registrò la riunione. Possiedo la registrazione sul mio cellulare». Il materiale fonico e video rappresenta ora il fulcro dello scontro legale dinanzi al GIP.

Mentre la famiglia e l’intera comunità attendono che venga fatta piena luce sulla drammatica vicenda, l’Ospedale Monaldi si appresta a celebrare la memoria di Domenico con la piantumazione di un ulivo affinché una storia simile non si ripeta mai più.

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