Dopo il caso Caliendo, 835 famiglie di bambini cardiopatici scrivono a Fico: “Al Monaldi vuoti assistenziali e cure non garantite”.
Non è più una singola vicenda, ma una preoccupazione che si allarga. Dopo il caso del piccolo Domenico Caliendo, 835 famiglie di bambini cardiopatici seguiti all’ospedale Monaldi di Napoli hanno deciso di esporsi pubblicamente, scrivendo al governatore della Campania Roberto Fico. Il punto non è solo ciò che è accaduto, ma ciò che sta accadendo ora: la continuità delle cure e la tenuta di un sistema che, fino a poco tempo fa, veniva considerato un’eccellenza.
La lettera delle famiglie: “Ci sentiamo abbandonati”
Nella lettera, i genitori parlano apertamente di una condizione di incertezza e difficoltà. “Ci sentiamo abbandonati”, scrivono, mettendo in discussione le rassicurazioni istituzionali sulla continuità delle terapie. Secondo quanto denunciato, le famiglie si trovano a gestire situazioni cliniche complesse senza riferimenti stabili e con informazioni spesso frammentarie.
Un quadro che, nella percezione dei genitori, non garantisce la sicurezza necessaria per patologie di questo livello.

Dopo il caso Caliendo, la riorganizzazione del reparto
La presa di posizione arriva dopo la morte del piccolo Domenico Caliendo, il bambino di 2 anni e 4 mesi deceduto in seguito a complicazioni dopo un trapianto di cuore. A seguito della vicenda, il settore della cardiochirurgia pediatrica del Monaldi è stato riorganizzato in via provvisoria. Attualmente, i trapianti pediatrici risultano sospesi, mentre le altre attività proseguono.
Una riorganizzazione che, però, secondo le famiglie, non garantirebbe una piena continuità assistenziale.
La partnership con il Bambin Gesù e i limiti operativi
Per gestire la fase transitoria, l’ospedale Monaldi ha attivato una collaborazione con il Bambin Gesù di Roma, in particolare per il follow up dei pazienti già trapiantati o in cura. Ma proprio su questo punto emergono le criticità segnalate dai genitori: “I medici provenienti da Roma non sono presenti nel fine settimana”, evidenziano nella lettera.
Un’assenza che, secondo le famiglie, crea “vuoti assistenziali incompatibili con la gestione di patologie così gravi”.
Le richieste: cure continue e chiarezza organizzativa
Attraverso i propri legali, le famiglie hanno avanzato richieste precise: garanzie concrete sulla continuità delle cure, chiarezza sull’organizzazione dei servizi e sulla presenza del personale medico su base quotidiana. Non solo. I genitori chiedono anche l’attivazione di un confronto diretto e strutturato con le istituzioni e il ripristino degli standard qualitativi che avevano reso il Monaldi un punto di riferimento nazionale.
Una piattaforma di richieste che va oltre l’emergenza e punta alla stabilità del sistema.

Dalla fiducia all’incertezza
Per anni, il Monaldi è stato considerato un centro di eccellenza nella gestione delle patologie cardiache pediatriche.
“Oggi assistiamo a un progressivo smantellamento di certezze costruite nel tempo”, scrivono i genitori, sintetizzando il passaggio da una fiducia consolidata a una condizione di incertezza.
Un cambiamento che non riguarda solo l’organizzazione sanitaria, ma anche il rapporto tra famiglie e istituzioni.
Il caso Caliendo ha aperto una frattura che ora si allarga. Non riguarda più solo una vicenda giudiziaria, ma la percezione di sicurezza di centinaia di famiglie. E proprio su questo terreno si gioca la partita più delicata: quella della fiducia nel sistema sanitario.


