Il Monaldi sotto assedio: psicologi in corsia per gestire il burnout dei medici e l’odio social. Spuntano scritte intimidatorie.
L’ospedale Monaldi al centro del ciclone. Come riporta il Corriere.it il personale del Monaldi di Napoli subisce pesanti minacce di morte dopo il decesso del piccolo Domenico. Molti pazienti, spaventati dal caso del trapianto fallito, stanno disdicendo gli interventi chirurgici per mancanza di fiducia. La direzione ha disattivato i commenti social, mentre i medici di Nefrologia esprimono profondo timore per la propria incolumità fisica e professionale.
Minacce di morte e calo di fiducia al Monaldi
Come ha riportato questa mattina il Corriere.it, dalla tragica scomparsa del piccolo Domenico, il personale dell’ospedale Monaldi di Napoli affronta un’ondata di minacce di morte e un preoccupante calo della fiducia da parte dell’utenza. Il clima di tensione sta spingendo numerosi pazienti a cancellare persino interventi di routine, come dimostra il caso di un utente che ha annullato un’operazione di cataratta dichiarando apertamente di non fidarsi più della struttura.
All’interno del reparto di cardiochirurgia pediatrica, il clima di sospetto coinvolge direttamente il personale sanitario. Una madre ha chiesto esplicitamente se il chirurgo Guido Oppido dovesse necessariamente operare suo figlio, manifestando forti timori per il coinvolgimento del medico nell’inchiesta giudiziaria. Oppido figura infatti tra i sette indagati per il decesso di Domenico, causato secondo le accuse da un organo danneggiato dal ghiaccio secco durante il trasporto. Queste reazioni evidenziano come il sospetto stia travolgendo l’immagine dell’eccellenza sanitaria campana, trasformando la paura dei genitori in un ostacolo operativo quotidiano per medici e infermieri.
Pioggia di disdetta di interventi dopo la morte di Domenico
La direttrice dell’Ufficio relazioni con il pubblico, Concetta Iasevoli, ha confermato con profonda commozione il drastico aumento delle disdette presso l’ospedale Monaldi, quantificandole ormai in decine di casi giornalieri. La dottoressa ha difeso con vigore la professionalità del personale, sottolineando come il tragico decesso del piccolo Domenico abbia purtroppo innescato un’ondata di odio indiscriminato che colpisce l’intera comunità ospedaliera.
Iasevoli ha inoltre denunciato un preoccupante inasprimento delle minacce di morte, che hanno spinto la direzione a diramare un alert informale ai servizi di vigilanza per intensificare i controlli agli ingressi. Il clima di tensione è sfociato in episodi di aggressione verbale e insulti rivolti ai medici nei reparti da parte di visitatori ignoti. Questa situazione di emergenza costringe i vigilantes a un presidio costante, giorno e notte, per garantire la sicurezza del personale, mentre il sospetto dei pazienti rischia di oscurare il valore storico e scientifico di un presidio sanitario considerato un’eccellenza del Sud.
Il Monaldi costretto a disattivare i commenti sulle pagine social
La direzione dell’ospedale Monaldi, sempre come riporta il Corriere, ha dovuto disattivare i commenti sui propri profili social a causa di una violenta ondata di ostilità scatenata dalla tragedia del piccolo Domenico. Decine di migliaia di utenti hanno inondato le pagine Facebook e Instagram con insulti e gravi minacce, agendo spesso a volto scoperto e ignorando il rischio di possibili denunce legali.
«Bastardi, spero vi facciano del male» oppure «li dobbiamo andare a prendere uno per uno». E ancora: «Poi si lamentano se i familiari sfasciano i reparti quando per colpa vostra muore qualcuno».
I messaggi riflettono un clima di odio profondo: molti utenti augurano il male fisico al personale sanitario, promettono ritorsioni individuali o arrivano a giustificare le aggressioni e i danneggiamenti nei reparti. Nonostante il blocco dei commenti pubblici, gli attacchi proseguono attraverso messaggi privati, alimentando una sensazione di assedio costante tra le corsie. Questa situazione ha generato una sfiducia totale verso l’istituzione, con numerosi cittadini che dichiarano apertamente l’intenzione di non affidarsi mai più alle cure della struttura. L’ospedale si ritrova così sotto accusa non solo nelle aule giudiziarie, ma anche in una gogna mediatica che ne sta minando l’operatività quotidiana.

Un clima da trincea
La dottoressa Maria Calabria, dirigente di Nefrologia al Monaldi, ha descritto un clima da trincea, confessando di sentirsi costretta a guardarsi le spalle al termine di ogni turno lavorativo. Pur riconoscendo come doverosa l’inchiesta della magistratura sulla morte del piccolo Domenico, la primaria ha fermamente rigettato la criminalizzazione collettiva del personale sanitario. La dottoressa ha ricordato con amarezza il contrasto tra l’attuale ostilità e la gratitudine ricevuta durante la pandemia, rivendicando con orgoglio il valore storico di eccellenza medica della struttura napoletana.
Per contrastare questo pericoloso crollo della fiducia e tutelare l’incolumità psicologica dei medici, l’ospedale ha mobilitato un’equipe di sette psicologhe. Queste professioniste presidiano attualmente i reparti più sensibili, come neonatologia e cardiochirurgia, cercando di ricostruire il legame vitale tra medico e paziente. L’intervento punta a gestire lo stress del personale sotto assedio e a garantire la continuità delle cure in un contesto dove il sospetto e la paura rischiano di compromettere definitivamente i protocolli terapeutici e la sicurezza nelle corsie.
I medici del Monaldi a rischio bornout: attivato supporto psicologico
La psicologa Valentina Penta ha denunciato il drammatico carico emotivo che schiaccia il personale della cardiochirurgia dopo la morte di Domenico. La professionista ha evidenziato come l’ostilità tangibile e il pregiudizio costante stiano logorando il legame di fiducia con i pazienti, trascinando molti operatori in uno stato di profondo burnout. Questo clima di sospetto agisce come un rumore di fondo che condiziona pesantemente l’attività clinica quotidiana, rendendo difficile l’esercizio della professione sotto un costante atto d’accusa.
“Dopo la morte di Domenico il carico emotivo del personale è tremendo — racconta Valentina Penta, dal 2018 psicologa della cardiochirurgia e dei trapianti — Il problema più grande con cui oggi abbiamo a che fare è la paura di perdere il legame di fiducia con i pazienti perché l’ostilità è davvero tangibile. C’è questo rumore di fondo che condiziona tutto e il pregiudizio genera tensione. Non ci resta che fare gruppo e ripartire.”
Per fronteggiare l’emergenza, l’equipe di psicologhe coordina intense sessioni di debriefing e analisi collettiva, puntando a ricostruire l’autostima dei medici e degli infermieri. Penta ha sottolineato la necessità di fare gruppo per superare la tensione e ripartire, promuovendo un vero e proprio training emotivo.
L’obiettivo prioritario, dunque, consiste nel ricordare al personale il proprio valore e le competenze maturate, nella speranza che la riaffermazione dell’eccellenza professionale possa, col tempo, riconquistare la fiducia perduta dell’utenza e restituire serenità alle corsie del Monaldi.


