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Guardia di Finanza
📍 Somma Vesuviana

13 Marzo 2026

Chiara Imbimbo

Maxi frode fiscale nel settore informatico: smantellata rete internazionale da 500 milioni di euro. Sequestrato un capannone a Somma Vesuviana

La Procura Europea ha smantellato una maxi frode fiscale nel settore informatico, sequestrando beni per 32 milioni di euro. I magistrati di Napoli e Venezia accusano 64 indagati di aver gestito un giro di fatture false da mezzo miliardo. La rete criminale utilizzava società di comodo e prestanome tra Italia, Olanda, Germania, Romania e Ungheria. Questo sistema transnazionale permetteva di ottenere illeciti vantaggi IVA inquinando il mercato europeo.

Sigilli a cinque società e quattro complessi aziendali

I militari dei Nuclei di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Napoli e Caserta hanno smantellato una complessa frode carosello sull’IVA che operava su vasta scala nel settore informatico. Attraverso un’indagine meticolosa, le fiamme gialle hanno svelato un meccanismo illecito internazionale volto all’evasione fiscale sistematica.

Per bloccare il sodalizio criminale, i finanzieri hanno eseguito un massiccio decreto di sequestro preventivo. L’operazione ha colpito direttamente il cuore economico dell’organizzazione: le autorità hanno infatti apposto i sigilli alle partecipazioni societarie di cinque aziende strategiche per la rete e hanno sequestrato quattro complessi aziendali operativi.

Oltre ai beni mobili e societari, l’intervento ha riguardato anche il patrimonio immobiliare. I militari hanno sequestrato un capannone industriale situato a Somma Vesuviana, in provincia di Napoli, ritenuto un fulcro logistico per le attività illecite del gruppo.

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Guardia di Finanza

Un sofisticato meccanismo di frode

L’inchiesta condotta svela un sofisticato meccanismo di frode cartolare dove i beni fisici, come prodotti elettronici e componenti per stampanti, non si muovevano mai. La rete criminale manteneva la merce immobile all’interno delle piattaforme logistiche, mentre i sodali simulavano frenetiche movimentazioni commerciali esclusivamente sui documenti contabili. Questo sistema permetteva di generare un volume d’affari fittizio per evadere il fisco su scala internazionale.

Complessivamente, la Procura ha iscritto nel registro degli indagati 64 persone, la maggior parte delle quali risiede stabilmente nella provincia di Napoli. I militari hanno accertato che l’organizzazione utilizzava diverse società per avviare e sostenere operazioni fittizie, con l’obiettivo specifico di ostacolare le indagini delle forze dell’ordine. Questi passaggi societari miravano a rendere estremamente complessa la ricostruzione dei flussi finanziari da parte degli investigatori della Guardia di Finanza.

Squarciato il velo sulla società schermo

Attraverso questa architettura contabile, gli indagati tentavano di schermare la provenienza illecita dei capitali e di nascondere le tracce dei profitti accumulati. L’azione investigativa ha però squarciato il velo sulle società schermo, permettendo ai magistrati di individuare i reali beneficiari del sistema e di colpire il patrimonio accumulato attraverso queste condotte fraudolente nel settore informatico che inquinavano il mercato economico legale.

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