Ospedale Monaldi di Napoli
Ospedale Monaldi di Napoli
📍 Napoli

26 Febbraio 2026

Chiara Imbimbo

Caso Domenico, parla il Prof. Limongelli: “Tenuto all’oscuro dal team del Monaldi, per questo mi sono dimesso”

Il primario di cardiologia si smarca dai sette indagati: «Nessuna informativa sulle fasi del trapianto». Intanto i periti setacciano le chat dei medici per ricostruire il caos in sala.

Il professor Limongelli, così come riporta il Corriere, rompe il silenzio sulla morte di Domenico. L’ex responsabile della gestione cardiologica accusa l’équipe del Monaldi di averlo tenuto all’oscuro di ogni criticità, rassegnando per questo le proprie dimissioni. Intanto, la Procura affida l’incarico ai periti per eseguire le copie forensi dei cellulari dei sette indagati. Si cercano nei messaggi le prove del caos in sala e del fatale errore sul ghiaccio secco.

Limongelli tenuto all’oscuro

Mentre la Procura di Napoli, guidata da Nicola Gratteri, coordina le indagini dei Nas, il fronte testimoniale si arricchisce di dichiarazioni pesanti. Il professor Giuseppe Limongelli, primario di malattie cardiovascolari rare, chiarisce attraverso il suo legale i motivi della rottura definitiva con l’ospedale Monaldi.

Limongelli, che ha curato la gestione cardiologica di Domenico fino a un mese prima dell’intervento, rivendica la propria totale estraneità ai fatti contestati. Il professore accusa i responsabili del team chirurgico e del follow-up pediatrico di averlo isolato completamente: non ha ricevuto alcuna informativa né ha ricoperto ruoli decisionali nelle fasi critiche precedenti, concomitanti o successive al trapianto.

Proprio questa sistematica esclusione dalle comunicazioni vitali ha spinto il primario a rassegnare le dimissioni dalle sue funzioni di coordinamento pre-chirurgico il 29 dicembre scorso. La sua testimonianza cristallizza un clima di mancata trasparenza all’interno dell’Azienda dei Colli, suggerendo che le decisioni fatali sul prelievo e sul trasporto dell’organo siano state assunte in un regime di pericoloso isolamento professionale.

«Il professor Limongelli, primario dell’unità di malattie cardiovascolari rare dell’ospedale Monaldi (Azienda dei Colli), ruolo che ancora svolge, è stato responsabile della gestione cardiologica del piccolo Domenico fino a circa un mese prima del trapianto. Si precisa che il mio assistito non ha avuto alcun ruolo né tantomeno ricevuto informativa dai responsabili del team chirurgico e follow-up trapianto pediatrico in relazione alla fase immediatamente precedente al trapianto, alla fase chirurgica e post chirurgica, motivi che gli hanno imposto di rassegnare le dimissioni dalle funzioni di responsabile della gestione cardiologica prechirurgica», afferma il legale di Limongelli.

Restano indagate 7 persone

L’inchiesta sulla morte del piccolo Domenico Caliendo accelera con l’acquisizione di tre interrogatori chiave resi dal personale presente nella sala operatoria del Monaldi. Queste testimonianze confluiscono nel fascicolo al vaglio del giudice per le indagini preliminari, il quale deve ora decidere sull’incidente probatorio per l’autopsia. L’obiettivo è nominare un collegio di esperti per eseguire accertamenti tecnici irripetibili sulla salma, con un focus specifico sul cuoricino trapiantato il 23 dicembre.

Sette persone restano indagate per omicidio colposo, mentre la Procura cerca conferme sul perché l’organo sia stato impiantato nonostante fosse giunto da Bolzano già irrimediabilmente danneggiato. I periti dovranno stabilire se il collasso del muscolo cardiaco, avvenuto sessanta giorni dopo l’intervento fallito, derivi dalle lesioni pregresse causate dal ghiaccio secco o da errori tecnici commessi durante la delicata fase di ricezione a Napoli. Il provvedimento del giudice segnerà il passaggio decisivo per cristallizzare le prove contro l’équipe campana.

Corsia ospedale Monaldi
Corsia dell’Ospedale Monaldi

Al vaglio le comunicazioni scambiate tra il 22 e il 23 dicembre: slittano i funerali di Domenico

L’inchiesta sulla morte del piccolo Domenico entra nel vivo della fase tecnica, determinando lo slittamento dei funerali inizialmente previsti per venerdì. La Procura di Napoli affida oggi l’incarico ai consulenti informatici per eseguire le copie forensi dei telefoni cellulari sequestrati ai sette indagati dell’équipe del Monaldi.

Gli inquirenti passeranno al setaccio le comunicazioni scambiate tra il 22 e il 23 dicembre, concentrandosi in particolare sulle chat di messaggistica. Questi dati digitali potrebbero contenere la verità sui momenti di estrema tensione vissuti tra Napoli e Bolzano. L’obiettivo è chiarire una tempistica sospetta: i chirurghi napoletani avrebbero iniziato l’operazione di espianto del cuore malato dal piccolo paziente prima ancora che l’organo donato arrivasse effettivamente in sala operatoria.

Questa scelta procedurale, definita azzardata, assume contorni drammatici se incrociata con il successivo arrivo del cuore danneggiato dal ghiaccio secco. Le conversazioni private tra i medici potrebbero rivelare se vi fosse consapevolezza dei rischi o se qualcuno abbia tentato di segnalare le anomalie logistiche prima che il trapianto si trasformasse in un fallimento irreversibile.

Slittano, dunque, i funerali di Domenico: l’attesa per l’autopsia e le perizie forensi blocca la restituzione della salma alla famiglia.

Una catena di errori tecnici: dal ghiaccio secco al frigo “da spiaggia”

L’équipe del Monaldi avrebbe trasportato il cuore in un box isotermico obsoleto degli anni ’80, simile a un frigo da spiaggia, ignorando i moderni contenitori tecnologici con termostato perché nessuno sapeva usarli. Tuttavia, il danno fatale deriverebbe dall’uso del ghiaccio secco a -79°C invece del ghiaccio tradizionale.

Mentre gli ispettori del Ministero della Salute setacciano l’ospedale di Bolzano, emerge una catena di errori tecnici: la scelta di un refrigerante ustionante avrebbe compromesso l’organo irrimediabilmente. La Procura ora valuta se la mancanza di formazione e l’attrezzatura inadeguata abbiano condannato il piccolo Domenico.

Lascia un commento